M5s Bologna, le contraddizioni di Casaleggio

Comunali: la lista certificata ora per il blog è fuori legge. Il caos in città continua.

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27 Gennaio 2016

Massimo Bugani e Beppe Grillo.

Massimo Bugani e Beppe Grillo.

Il Movimento dice una cosa e ne posta un'altra.
Potrebbe essere riassunto così l'epilogo del pasticcio bolognese pentastellato. Con una lista certificata che diventa all'improvviso fuori legge. E un attivista espulso per aver denunciato la presenza di incandidabili nella medesima e quindi per aver, in soldoni, espresso esattamente lo stesso concetto del blog.
LA FAIDA BOLOGNESE. Ma per capire cosa stia accadendo sotto le Due Torri è il caso di riassumere la faida bolognese. Fin dalle sue origini.
Senza primarie né consultazioni, anche per le Amministrative 2016 il «candidato naturale» a Palazzo D'Accursio - così lo aveva definito Luigi Di Maio - era l'ortodosso Massimo Bugani.
Anche il capogruppo alla Camera, il modenese Michele Dall'Osso, si era sperticato per l'amico. «Il candidato, ormai stabilito, è Massimo Bugani», aveva dichiarato sicuro. «Perché a Bologna, nel rispetto delle regole di base del Movimento, si vuole evitare di ripetere errori grossolani commessi in passato per esempio con Favia e con la Salsi. Si è scelto perciò di presentare un gruppo forte, coeso, che non possa voltare le spalle al Movimento dopo pochi mesi dall’elezione».
NO ALLE PRIMARIE. Dunque primarie vietate per scongiurare infitrazioni di dissidenti e traditori. Tutto chiarissimo.
Ma c'è pure un'altra anomalia. A differenza di Torino, per esempio, a Bologna il candidato imposto ha presentato pure il suo listino, con tanto di vicesindaco.
E qui sono cominciati i problemi per Casaleggio e il suo staff.
Saltare le primarie, accettare una rosa di nominati (come nel Porcellum, cioè il male assoluto per il M5s) subendo un diktat dall'alto non è andato giù a una buona parte del M5s locale.
Così un grillino della prima ora, Lorenzo Andraghetti, ha sfidato Bugani chiedendo ufficialmente consultazioni aperte. Come da non Statuto.
LA DENUNCIA DI ANDRAGHETTI. Non solo. Sempre in linea con le regole, ha denunciato all'interno del listino la presenza di due incandidabili: Antonio Landi, professione attore, già candidato nel 2011 nella lista civica vicina al centrodestra Bologna Capitale, e Dario Pataccini, sospeso per sei mesi dall'Ordine dei giornalisti per lo scandalo del pagamento dei servizi televisivi da parte di alcuni consiglieri regionali e già candidato con il M5s nel 2013 ma anche con l'Idv nel 2009.
E qui ci sarebbe da aprire una parentesi visto che lo scandalo dei servizi a pagamento costò l'espulsione del consigliere M5s Andrea Defranceschi, mentre Pataccini ne è uscito indenne anzi ri-candidato.
Per mettere una pezza al bubbone, Di Maio dal salotto di Porta a Porta aveva fatto un passo indietro e il 9 dicembre ha aperto alle primarie. «A Bologna c'è Massimo Bugani», ha spiegato il membro del direttorio, «ma ricordo che fino al 21 dicembre c'è la possibilità di presentare liste alternative e tutti si possono candidare».
Ma la concessione non è bastata a calmare le acque. Per buona parte dei ribelli, infatti, quei 10 giorni suonavano come una presa in giro, una sorta di Buganarie.

L'espulsione di Andraghetti e il dietrofront sul blog

Lorenzo Andraghetti, l'ultimo espulso M5s a Bologna.

Lorenzo Andraghetti, l'ultimo espulso M5s a Bologna.

Detto questo, com'è finita?
Andraghetti è stato espulso (lo stesso giorno di De Robbio, strane coincidenze pentastellate).
LA CACCIATA DAL MOVIMENTO. Tra le motivazioni, si legge nella lettera invita dallo staff, pure quella di essere «in aperta contrapposizione con l'azione politica del Movimento e della lista civica che aveva già ottenuto la certificazione per la partecipazione alle prossime elezioni comunali di Bologna, e tentando addirittura di boicottarne l'azione in contrasto con le regole del Movimento 5 stelle».
Il tutto aggravato «dal notevole clamore suscitato dai predetti comportamenti, e ai danni all'immagine del Movimento 5 stelle che ne sono derivati o che ne potrebbero derivare».
Ma non è tutto.
DA QUARTO AL PALCO. In mezzo ci sono il caso Quarto, l'espulsione, la resistenza e le dimissioni del sindaco Rosa Capuozzo, i post di autodifesa e gli interrogatori di Roberto Fico.
E il ritorno di Beppe Grillo sul palcoscenico.
Non c'è nulla di cui stupirsi, e chi lo fa cade in errore. «Guardate che io sono sempre quel comico che avete conosciuto negli anni», ha detto al Corriere, «è il vostro punto di vista nei miei confronti che è cambiato. In realtà le due personalità di Grillo non ci sono, è la schizofrenia di milioni di persone che hanno identificato in me due ruoli, quello comico e quello politico».
Intervista ovviamente condivisa sul blog. Con un piccolo post scriptum in calce. Che, come tutte le postille di Casaleggio, nulla c'entrava con il post a cui è collegate.
LA POSTILLA DELLA DISCORDIA. «PS. Da oggi a tutela del Movimento 5 stelle non verranno certificate liste con persone che hanno corso contro il Movimento 5 stelle in precedenti elezioni per tutti i capoluoghi di regione e di provincia».
E qui casa l'asino. O, meglio, casca Casaleggio.
Se è davvero così, allora anche la lista di Bugani dovrebbe decadere. Condizionale d'obbligo, perché quel «da oggi» potrebbe di fatto cancellare la retroattività del comandamento. In quel caso però si tratterebbe di un aggiustamento ad personam, cioè ad Buganum. Un berlusconismo in piena regola.
LA RISPOSTA DI BUGANI. Comunque la si veda, il post scriptum ha ottenuto un primo effetto. Il candidato sindaco è uscito dal silenzio per confermare al Corriere Bologna, la bontà della propria lista.
«Si tratta di una squadra completa, tutti i settori sono rappresentati, solo chi è estraneo al Movimento può sostenere che queste persone non meritino di diventare consiglieri», ha detto attaccando indirettamente il rivale Andraghetti (e non solo).
E sui due 'incandidabili' ha aggiunto: «Dobbiamo valutare queste due posizioni. In realtà la questione si era già posta per Pattacini alle passate Regionali ed era stata superata. Per quanto riguarda Landi vedremo».
Resta infine il nodo Andraghetti, espulso proprio per aver denunciato esattamente ciò che il blog ora ribadisce.
Ma si sa, le regole nel M5s sono considerate alla bisogna o dogmi o dettagli a cui si può derogare, come del resto hanno dimostrato i casi di Parma, Livorno, Quarto e Gela.

 



Twitter: @franzic76

 

 

 

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