M5s, Grillo lancia l'Opa su Forza Italia

La svolta conservatrice sui diritti gay. Il no alla maternità surrogata. Il cambio di orientamento su Nato ed euro. Così i 5 Stelle vanno a caccia del voto moderato.

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04 Marzo 2016

Beppe Grillo.

Beppe Grillo.

Un ex grillino, che conosce il Movimento quasi come le sue tasche, visto che lì ha ricoperto anche ruoli di responsabilità, ha confidato, sotto anonimato, senza ombra di dubbio a Lettera43.it: «Ma non c’è neppure bisogno di chiederselo. Beppe ha lanciato un’Opa su Forza Italia».
Di fronte l’ex pentastellato aveva la lettera che l’attore, garante del M5s ha scritto a Il Corriere della sera di martedì 1 marzo. Il comico stavolta è davvero serissimo, con una scrittura dalle venature un po’ intimiste e sofferte («Non sembra neppure scritta da lui», ha commentato l’ex grillino) si interroga su «le vite umane low cost e senza dignità» (titolo dell’articolo in prima pagina).
CONTRO L'UTERO IN AFFITTO. Ma soprattutto attacca l’utero in affitto: «C’è qualcosa nel concetto di utero in affitto che mi spaventa e non ha nulla a che fare con l’omosessualità, ma la logica del lo facciamo perché è possibile».
Insomma, niente anatemi stile Massimo Gandolfini, leader del Family day, aperture alle unioni civili, ma no a paternità o stepchild adoption come quella posta dal caso di Nichi Vendola.
Certo, una lettera così, viene davvero da pensare, l’avrebbe potuta scrivere anche un esponente di Forza Italia che sull’intera vicenda delle unioni civili ha detto un no, salvo rare eccezioni, che però non è stato affatto cavalcato per una battaglia di bandiera.
UNA PRATICANTE DI PREVITI PER IL CAMPIDOGLIO. Ora, se tre indizi fanno una prova, a proposito dell’Opa che viene attribuita a Grillo sull’elettorato di Forza Italia, in caduta libera o astenuto, ci sarebbero da segnalare anche altri due episodi che nel Movimento delle origini non sarebbero stati neppure immaginabili.
Senza quasi colpo ferire, senza sfracelli di commenti negativi sul web, è stata candidata alla corsa per il Campidoglio Virginia Raggi, avvocato che da giovanissima, come lei stessa ha tranquillamente ammesso, ha fatto pratica nello studio dell’ex ministro berlusconiano Cesare Previti, nome sul quale in altre epoche si sarebbe abbattuta una raffica di anatemi nel mondo pentastellato.
Non solo: a febbraio si è candidato alle Comunarie, via web, per il Campidoglio, anche Domenico Faccini, 61 anni, che ha messo come prima cosa nel suo curriculum la provenienza dal «Psi di Craxi». Ma non ha fatto seguito alcun apriti cielo.

«L'uscita dalla Nato? Non è in discussione»

Da sinistra: Di Battista, Grillo Di Maio.

Da sinistra: Di Battista, Grillo Di Maio.

La svolta che ha fatto più drizzare le antenne nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra, è quella fatta, dopo tante piroette pentastellate, a fine dicembre 2015 dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, ritenuto il vero successore di Grillo alla guida del Movimento che all’autorevole Financial times, termometro del capitalismo anglosassone, ha annunciato: «L’uscita dalla Nato? Non è in discussione».
PROMOSSI DAL FINANCIAL TIMES. Cosa che ha fatto dare la pagella di maturità al M5s da parte del potente quotidiano inglese. Ma che ha fatto anche denunciare su Formiche.net da parte dell’ex ideologo Paolo Becchi la volontà di «un patto del Nazareno con il Pd» dei Cinquestelle, al posto, insomma, di Forza Italia.
Svolta moderata clamorosa dopo che fino all’ottobre 2015 dal blog di Grillo si tuonava contro la Nato. Anche se, occorre dire, che poco dopo lo stesso Beppe preferì incominciare a metterla così: «Bisogna rivedere il ruolo dell’Italia nella Nato».
ADDIO AL REFERENDUM ANTI EURO. Per non parlare della fuoriuscita dall’euro con relativo referendum, cosa che faceva parte dei programmi iniziali. Di questo non si trova quasi più traccia. Neppure negli interventi in parlamento dei Cinquestelle.
E, dunque, dopo aver preso i voti a sinistra, fatto incursioni in quelli leghisti, siamo ora all’Opa su Forza Italia? Un autorevole esponente pentastellato con Lettera.43.it, fuori dal taccuino, la mette così: «Ma basta! Qui leggono ogni nostra mossa in chiave di convenienza politica e non di interesse per il Paese. Se facciamo una cosa di sinistra ci accusano di voler prendere i voti di sinistra e viceversa se la facciamo di destra...».

I forzisti pro Family day drizzano le antenne

Virginia Raggi del M5s.

Virginia Raggi del M5s.

Fatto sta, che quella lettera contro l’utero in affitto suscita interrogativi sulle mosse di Grillo tra alcuni esponenti forzisti, soprattutto tra quelli più vicini alle tematiche del Family day.
Il deputato azzurro, ex An, Fabrizio Di Stefano, che mercoledì 2 marzo con il suo 'Cantiere-Abruzzo' ha organizzato a Roma un convegno per discutere se il Family day debba trasformarsi in partito, ha detto a Lettera43.it: «È evidente che Grillo vuole mettersi in sintonia con la pancia del Paese. Viene fuori da alcuni sondaggi che l’80% degli italiani è contro la stepchild adoption e l’utero in affitto. Chiaro che Grillo vuol conquistare i moderati».
«M5S SENZA CREDIBILITÀ». Ma tra il volere e il fare c’è un po’ anche in questo caso di mezzo il mare come sostengono in ambienti del quartier generale azzurro. Dicono: «Il M5s con tutte le giravolte che ha fatto non ha credibilità, è evidente che è un partito liquido che si butta di volta in volta da una parte e dall’altra. L’Opa su Forza Italia non gli riuscirà, statene certi. Anche perché l’ossatura dei Cinquestelle è fatta da elettorato di sinistra».
BOSSI: «BISOGNA TROVARE UN CANDIDATO A ROMA». E però Umberto Bossi, presidente e fondatore della Lega Nord che tante ne ha viste in politica, con il consueto lucido realismo ha messo sull’avviso. E a Lettera43.it ha detto: «È evidente che Grillo ora ha tentato di lanciare una scialuppa verso l’elettorato di Forza Italia... Proprio per questo: bisogna che il centrodestra chiuda subito sulla candidatura al Comune di Roma, deve chiudere il perimetro...».
Trovare, insomma, la quadra, per fare un gioco di parole, e fare quadrato contro le incursioni grilline.

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