M5s, le contraddizioni sul caso Quarto

Il sindaco Capuozzo rivela ai pm: «Informai subito Fico delle minacce ricevute». Ma una settimana fa si diceva il contrario. Intanto Casaleggio richiama Grillo.

18 Gennaio 2016

Rosa Capuozzo con Roberto Fico.

Rosa Capuozzo con Roberto Fico.

Ormai il caso Quarto è diventato uno psicodramma collettivo.
Il direttorio, in particolare Roberto Fico e Luigi Di Maio, sapevano o no delle pressioni subite dal sindaco Rosa Capuozzo? La domanda non ha ancora una risposta definitiva.
Dal canto loro i due campani continuano a negare. L'unica cosa di cui erano a conoscenza, ammette il presidente del Consiglio di Vigilanza Rai, erano i cattivi rapporti tra il primno cittadino e il consigliere Giovanni De Robbio.
Tanto che su Facebook il 16 gennaio scriveva: «Il primo dicembre il sindaco mi informa di essere stata ascoltata dai pm che le hanno fatto delle domande su De Robbio. Il 14 dicembre abbiamo espulso Giovanni De Robbio».
IL SINDACO INFORMA I VERTICI. E già qui è chiaro che gli anticorpi grillini furono attivati dopo un interrogatorio e non scattati autonomamente come sbandierato su tutti i social dai supporter. Ma questo è un dettaglio.
Capuozzo, sentita dal pm Woodcock il 12 gennaio, ha dichiarato: «Ho informato immediatamente dopo l'onorevole Fico del mio interrogatorio e del contenuto di tale interrogatorio».
Quindi dopo il primo interrogatorio del 24 novembre scorso, il sindaco informò i vertici M5s di ciò che stava accadendo e delle presunte minacce da parte del consigliere comunale Giovanni De Robbio.
LA VERSIONE DI NICOLAIS. Versione confermata dall'ex capogruppo grillino Giovanni Nicolais intervistato il 17 gennaio da Repubblica Napoli.
«I contatti tra sindaco e direttorio c’erano, eccome», aveva dichiarato il consigliere. «I più recenti a dicembre. A casa di Fico. Me lo ha detto Rosa, e me lo confermò il vicesindaco Andrea Perotti, che c’era. Con loro, Di Maio».
Già, Perotti. Pure lui in un'intervista ha confermato tutto. Gli incontri con i vertici M5s ci sono stati «il primo, il 23 e il 28 dicembre». Non solo. «Nei nostri colloqui con i parlamentari del direttorio», ha raccontato sempre a Repubblica Napoli, «non dicemmo magari la parola “minaccia”. O “ricatto”. Ma parlammo, come loro stessi ormai ammettono, delle pressioni di De Robbio; del presunto abuso edilizio e anche del famoso “plico” di cui ci vennero a dirci. Lo stesso Fico ora conferma che a ottobre di questo venne a parlare a Quarto».
Quindi si tratterebbe di una mera questione terminologica?
Detto questo, perché allora Capuozzo dopo le perquisizioni aveva ammesso di non aver informato i vertici?
«NON VOLEVO DANNEGGIARE L'AMMINISTRAZIONE». Almeno questo si evince leggendo lo stesso interrogatorio del 12 reso ai pm. «Non ho denunciato il ricatto perché non volevo danneggiare l’amministrazione comunale», disse la prima cittadina. «Quando fui sentita la prima volta non mi ero resa conto del senso delle minacce di De Robbio. E riconosco di non aver rappresentato ai vertici del movimento la gravità della situazione».
Parole che avevano fatto tirare un sospiro di sollievo a Fico che, ovviamente, lo aveva pubblicato 'con preghiera di condivisione' sulla sua bacheca. La calma però è durata pochi giorni.
L'AFFONDO SU FACEBOOK. Intanto, sempre su Facebook, il sindaco espulso è tornato all'attacco.
«È inutile», afferma, «avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca. Il M5s ha avuto l'occasione di combattere il malaffare in prima linea con un suo Sindaco che lo ha fatto, ma ha preferito scappare a gambe levate, smacchiarsi il vestito, buttando anche il bambino insieme all'acqua sporca. Non si governano così i Comuni e i territori difficili, non si abbandonano così migliaia di persone che hanno creduto in noi e nel movimento».

 

 

E ancora: «È una forma di rispetto che Quarto meritava: rimanere e combattere. È stata fatta una scelta politica in una stanza grigia di Milano. Io ho fatto una scelta di principio per i cittadini onesti di Quarto. Ora lavoreremo per il territorio in modo ancora piu' incisivo con i principi del movimento nell'anima. Mi ripeto citando Don Milani 'è inutile avere le mani pulite e poi tenerle in tasca'».
CASALEGGIO CHIAMA GRILLO. E proprio nella «stanza grigia di Milano» si sta consumando un altro dramma.
Secondo quanto raccontato da Repubblica, Gianroberto Casaleggio, vero dominus del Movimento, avrebbe chiamato Beppe Grillo chiedendogli di intervenire direttamente sul caso.
I post sul Blog, insomma, non sono più sufficienti a rispondere al fuoco piddino che, in vista della campagna elettorale delle Amministrative e a ridosso delle condanne di Mafia Capitale, ovviamente non molla l'osso.
Grillo, finora impegnato nello spettacolo teatrale - «ormai l'unica sua preoccupazione», aveva detto a Lettera43.it Paolo Becchi - ora dovrà tornare in prima linea, proprio dove i dem sono in fallo: a Como, per esempio, dove il sindaco piddino è indagato e a Siena per la vicenda Monte Paschi.

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