Marijuana e liberalizzazione: i partiti si attivano

Dopo il caso Fava, si apre il dibattito sulla legalizzazione. Sel e Radicali in prima fila per il sì. Pd e Fi divisi. No di Fdi e Ncd.

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07 Gennaio 2014

Una pianta di marijuana.

Una pianta di marijuana.

Sarà stata solo «un’opinione personale», come si è affrettato a chiarire su Twitter, ma il cinguettio del leghista Giovanni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, sul «fallimento» del «proibizionismo» della cannabis, rimane.
Il sasso nello stagno è stato gettato. E l’effetto si è subito rivelato dirompente all’interno del Carroccio. Da una parte il colpo di freno impresso dal segretario della Lega, Matteo Salvini («La liberalizzazione della cannabis non è una priorità»), e dall’altra la posizione più ondivaga del governatore Roberto Maroni che prima ha ritwittato la frase della discordia targata Fava e poi ha fatto marcia indietro.
IL VENTO DELLA LEGALIZZAZIONE ARRIVA DA OVEST. Una cosa è sicura: in Italia il tema della legalizzazione delle droghe leggere è destinato a dividere non solo il partito di Umberto Bossi, ma tutta la politica. Così come appare abbastanza certo che un confronto su tale questione non potrà essere rimandato a lungo.
L’onda lunga del Colorado (da gennaio è legale la vendita di cannabis per chi ha compiuto 21 anni), del New Jersey (da anni ha dato il disco verde alle droghe leggere per motivi curativi) e dell’Uruguay (con il divieto di vendita ai non residenti), senza tralasciare le aperture del governatore di New York, Andrew Cuomo (ad autorizzare lo spinello per uso terapeutico), è destinato a far sentire i suoi effetti pure nella Penisola.

Civati: «L'unica gaffe della Lega che mi piace». Ma nel Pd il tema divide

Pippo Civati.

(© Ansa) Pippo Civati.

Per dirla con il piddino Pippo Civati: «Se è vero che le tendenze da Oltreoceano arrivano qui in ritardo di sei mesi, allora c’è solo da sperare che nei prossimi sei il tema della regolamentazione delle droghe leggere investa anche noi».
L’esponente democratico conferma a Lettera43.it la sua personale posizione «a favore di un percorso ragionato e serio di legalizzazione. Anzi», sottolinea, «lo ritengo urgente in un Paese come il nostro in cui il peso della criminalità organizzata è forte».
Quello di Civati, che saluta le uscite del maroniano Fava come «l’unica gaffe della Lega che mi sia piaciuta», non è tuttavia l’orientamento prevalente a Largo del Nazareno. La percentuale di ‘aperturisti’ rimane poco rilevante.
MANCONI PRONTO CON UN DDL. A fare compagnia a Civati, comunque, c’è il senatore Pd Luigi Manconi, che ha subito messo in moto la macchina legislativa presentando a palazzo Madama un ddl che faccia da volano alla depenalizzazione. Il suo testo prevede la non punibilità della coltivazione per uso personale di marijuana e della cessione di piccoli quantitativi dei derivati della cannabis «finalizzata all'immediato consumo personale» e «il ripristino della distinzione del trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti, con una riduzione delle pene per le prime, fino alla completa cancellazione delle sanzioni amministrative per i consumatori dei derivati della cannabis».
Anche il renziano Sandro Gozi che, ospite de La Zanzara a ottobre scorso, si disse favorevole «alla coltivazione di marijuana a casa»: «Se le cose restano come sono», spiegò, «non facciamo altro che aiutare trafficanti e spacciatori e favorire il sovraffollamento delle carceri».
I deputati piddini, Michela Marzano e Ivan Scalfarotto, inoltre, sono tra i firmatari della proposta di legge sulla depenalizzazione della marijuana coltivata in casa per uso personale (la n°1203), promossa dal collega di Sel Daniele Farina. Ma c’è pure Roberto Giachetti che già nella scorsa legislatura firmò la mozione della radicale Rita Bernardini sulla cannabis terapeutica.

I Radicali da sempre in prima fila per la liberalizzazione

Rita Bernardini.

(© Ansa) Rita Bernardini.

Proprio il partito di Marco Pannella, da sempre in prima fila in questa battaglia, si conferma tra i più compatti sul tema della legalizzazione delle droghe leggere.
«È una vita che portiamo avanti questa battaglia per una completa regolamentazione, dalla coltivazione alla vendita», evidenzia Bernardini a Lettera43.it.
La segretaria dei radicali, quindi, ricorda tutte le iniziative di disobbedienza civile portate avanti, da quelle più antiche (l’arresto di Pannella nel ’75 dopo aver fumato uno spinello in pubblico) alle attuali.
BERNARDINI: «PRESTO SARÀ LEGALE». «Anche quest’anno ho postato su Facebook le foto delle piantine che ho coltivato sul mio terrazzo con tanto di segnalazione alle forze dell’ordine per farmi arrestare e poter denunciare le incongruenze italiane in materia», sottolinea, «dal momento che con una semplice ricetta bianca si può acquistare cannabis nel nostro Paese, ma a 35 euro al grammo, contro i 10 del mercato nero».
Bernardini, comunque, si dice sicura che «presto da noi le sostanza stupefacenti saranno legalizzate. Per un motivo molto semplice», spiega, «Si tratta della cosa più ragionevole da fare. A meno che non vogliamo ancora lasciare tutto nelle mani della criminalità organizzata».

Fdi tace, Sel attacca la Fini-Giovanardi

Nichi Vendola.

(© Imagoeconomica) Nichi Vendola.

A Fratelli d’Italia, partito unito e compatto contro ogni forma di modifica della legge Fini-Giovanardi («La droga è droga», tagliano corto dal gruppo), fa da contraltare Sinistra ecologia e libertà. Proprio il leader di Sel, Nichi Vendola, il 7 gennaio 2013 si è abbandonato a un tweet netto ed esplicativo: «La Fini-Giovanardi è una legge sbagliata, feroce, inefficace.
Il proibizionismo non è altro che manna dal cielo per i narcotrafficanti». Prima di aggiungere: « È ora di legalizzare la cannabis».
FARINA: «SÌ ALLA COLTIVAZIONE». La formazione politica guidata dal governatore della Puglia, comunque, sin dalla sua nascita è impegnata su questo fronte. E la proposta n°1203 (sulla quale proprio giovedì 16 gennaio si chiuderanno le audizioni in commissione Giustizia della Camera) ne è la prova.
«Puntiamo a una legalizzazione più estesa della cannabis», spiega a Lettera43.it il promotore Daniele Farina. «Lo scopo», continua, «non è solo quello di consentirne la coltivazione a uso personale. Il nostro obiettivo è anche limare gli aspetti più restrittivi della Fini-Giovanardi, tra le principali cause del sovraffollamento delle carceri». Ma non finisce qui: «È allo studio pure una proposta relativa alla tassazione delle droghe», incalza il deputato di Sel, «Nello specifico, pensiamo a un regime simile a quello in vigore per i tabacchi lavorati».

M5s pronto a presentare un nuovo progetto di legge

Beppe Grillo.

(© Getty Images) Beppe Grillo.

Se il progetto di depenalizzare la marijuana coltivata in casa per uso personale raccoglie il placet del democrat Civati («È una buona base di partenza»), nessun segnale sul testo è arrivato dal M5s, almeno a sentire Farina.
«NON È DROGA PESANTE». Che aria tira sul tema dalle parti dei Cinquestelle? Per uso terapeutico, il gruppo dei pentastellati alla Camera si dice favorevole a un’estensione «della liberalizzazione per la coltivazione. In questo modo, infatti, si contribuirebbe ad abbassare i costi».
L’M5s Montecitorio, inoltre, fa sapere che «a breve uscirà una nostra proposta di legge proprio a favore della coltivazione e detenzione di droghe leggere per uso personale e contraria alla punibilità per entrambi gli aspetti». Non solo, ma i deputati grillini sono al lavoro pure «per spostare la cannabis nella tabella in cui rientrano le sostanze a basso effetto».

Berlusconi firmò per il referendum pro-depenalizzaziozione

Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi.

Tutti progetti di legge che si scontreranno contro il muro invalicabile che sarà eretto da numerosi esponenti del Nuovo centro destra di Angelino Alfano. A cominciare da Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi, fino a Carlo Giovanardi.
I più liberali, insomma, vanno rintracciati tra le fila di Forza Italia. Leader in testa. L’ex premier Silvio Berlusconi, infatti, ha firmato appena quattro mesi fa tutti e 12 i quesiti referendari dei Radicali, incluso quello sulla marijuana libera. In barba alla legge Fini-Giovanardi che porta proprio il marchio di fabbrica dell’uomo di Arcore (presidente del Consiglio nel 2011).
IN FI C'È CHI NON DEMONIZZA LA MARIA. In materia di droga, comunque, neppure tra gli azzurri c’è omogeneità di vedute. «La componente più ‘aperturista’», rivela a mezza bocca una fonte di partito, «rimane minoritaria. In sostanza tutti sono liberali a parole, ma molto meno nei fatti».
Di certo, tuttavia, non possono essere ascritti a questa categoria esponenti di Fi quali Daniele Capezzone, non foss’altro per il suo passato radicale e le antiche battaglie pro liberalizzazione, o Stefania Prestigiacomo, che da ministro delle Pari opportunità nel 2002 scandiva: «Le droghe non sono tutte uguali. Non è che io sia favorevole allo spinello, ma lo spinello è come la birra del sabato sera e non è da confondere con l'eroina e la cocaina».
Che dire, infine, di Giancarlo Galan? Per l’ex governatore del Veneto valgono le dichiarazioni rilasciate il 15 aprile scorso a La Zanzara: «La droga leggera va legalizzata», disse l’esponente azzurro. Con tanto di confessione: «Ho fumato una volta una canna quando avevo 25 anni», ammise al microfono di Giuseppe Cruciani. Prima di aggiungere: «È andata malissimo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 08/gen/2014 | 11 :24

consumatori di cocaina che decidono sulla mariuana
Certo a loro la maiuana non serve, essendo inutile per il contrastare il jat lag o per migliorare prestazioni lavorative e sessuali.

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