Marino sindaco di Roma e i poteri forti

I rapporti con il clan dei costruttori e editori.

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11 Giugno 2013

Francesco Gaetano Caltagirone.

(© imagoeconomica) Francesco Gaetano Caltagirone.

Con il sindaco, cambia anche la geografia dei poteri locali. Si ridisegnano equilibri e rapporti. Un assunto valido soprattutto in una città come Roma.
E per capirlo, basta buttare uno sguardo alla storia recente della città eterna.
LA LEZIONE DI VELTRONI. Narra la leggenda metropolitana (ma per molti, nella Capitale, è già storia codificata, pronta a finire sui libri) che Walter Veltroni, dopo aver conquistato il Campidoglio per la seconda volta, regolò i conti andando a cena con Francesco Gaetano Caltagirone, editore del quotidiano romano Il Messaggero, che lo aveva osteggiato durante la campagna elettorale. A tavola gli disse fuori dai denti che «senza il suo giornale si poteva anche vincere, ma non governare». Dopo quell’incontro i rapporti cambiarono e Veltroni arrivò senza particolari patemi alla fine del mandato elettorale, avendo ottenuto il via libera per la segreteria del partito.
I RAPPORTI CON IL MESSAGGERO. Ecco, se Ignazio Marino seguirà lo stesso percorso è difficile dirlo. Vero è che Il Messaggero non c'è andato certo leggero con il chirurgo, cercando in più occasioni di sollevare qualche scandalo.
Eppure dopo la vittoria pare che i rapporti si siano normalizzati.Con il quotidiano che per onorare la «Ignazio Marino story» ha ripubblicato una storia del 1987. Francesca, bambina malata di fegato, fu salvata dalla generosità dei lettori e l'intervento di un giovane medico. «Tutto gratis e con lo slancio di chi ama il proprio lavoro. E l'Italia».
GLI INTERESSI DI CALTAGIRONE. Una tregua? Chissà. Certo è il neo sindaco di Roma dovrà ancora avere a che fare con Caltagirone, considerato uno dei sette re di Roma. Perché «Caltariccone», come lo ha ribattezzato Dagospia, non ha interessi solo nell’editoria, ma anche nel mattone, nel settore dell’energia visto che un’azionista forte dell’Acea, la municipalizzata di acqua e luce, e nel comparto del turismo. Insomma, ha le mani un po’ dappertutto.
I DOSSIER APERTI. Caltagirone non è però il solo potere forte con cui il sindaco dovrà rapportarsi. Sul tavolo del Campidoglio infatti ci sono diversi dossier. Dalla costruzione del nuovo stadio della Roma ai lavori della metro C e il relativo finanziamento, dai rapporti con le associazioni di categoria al futuro di Cinecittà, per finire con i cosiddetti palazzinari che non vedono di buon occhio Marino il quale ha minacciato di limitare le aree edificabili.

Dal nuovo stadio alla costruzione della metro C: i nodi di Marino

Ignazio Marino, sindaco di Roma.

(© imagoeconomica) Ignazio Marino, sindaco di Roma.

Andiamo per ordine. Oltre all'annunciata pedonalizzazione dei Fori Imperiali, il nuovo stadio della Roma, per esempio, è un argomento caldo quanto delicato, visto che coinvolge la società sportiva, i tifosi e la Regione. Il costruttore Parnasi è infatti in stretti rapporti con il governatore Nicola Zingaretti.
I RAPPORTI COL GOVERNO. E poi c’è la questione della Metro C. Qui entrano in ballo i rapporti con il governo. Marino saprà trovare gli interlocutori giusti per convincere il ministro Maurizio Lupi a investire su Roma?  Alemanno, non avendo più sponsor alle spalle, aveva gettato la spugna. Tanto che il 15 maggio scorso, non un secolo fa, aveva affermato che «dopo il completamento della linea C, i progetti di nuove linee della metropolitana a Roma probabilmente dovranno essere abbandonati».
Sulla nuova linea della metro si sono abbattute numerose polemiche: dai costi lievitati di anno in anno alla dislocazione delle fermate, dai cantieri eterni ai rischi per i monumenti storici come il Colosseo. Ecco, Marino sarà in grado di riaprire quel cantiere?
IL CONTROLLO DELL'ACEA. A seguire poi ci sono le partite per il controllo dell’Acea, che Alemanno voleva cedere ai privati mentre Marino vorrebbe riprendersi. La poltrona del presidente Giancarlo Cremonesi, in queste ore, si è fatta ancor più traballante. Non è un mistero che il nuovo primo cittadino abbia puntato molto sulla discontinuità con la precedente amministrazione. 
Il cambio della guardia al vertice della Camera di Commercio, poi, snodo fondamentale per il rapporto con le imprese, è un altro tassello di quel complicato puzzle di rapporti che Marino dovrà definire in tempi brevi, soprattutto se vuole ottenere il rilancio di Cinecittà e non lo smembramento dell’area.
Insomma, a Roma per governare non basta vincere, occorre ridisegnare in fretta la rete dei rapporti, in modo da evitare cadute nel vuoto.

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