Merkel, il 2016 può essere l'ultimo anno in politica

Boomerang migranti. Venti da destra. Flebile ripresa Ue. Il merkelismo traballa. E il Financial Times parla di dimissioni. In Germania c'è aria di voto anticipato.

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04 Gennaio 2016

Angela Merkel parla ai tedeschi nel tradizionale discorso di fine anno.

(© Getty Images) Angela Merkel parla ai tedeschi nel tradizionale discorso di fine anno.

Luccicante come ogni ultimo dell'anno, Angela Merkel ha esortato la Germania a un «2016 di solidarietà».
Nella «sfida dell'integrazione» 8.500 insegnanti sono stati reclutati per seguire, in «classi speciali», i quasi 200 mila bambini arrivati durante il 2015 tra il milione di richiedenti asilo.
In un lampo la cancelliera tedesca del «non possiamo accogliere tutti» alla bambina palestinese (ammessa poi a restare) è diventata l'idolo dei siriani.
ARIA DI CADUTA. Der Spiegel l'ha raffigurata nel sari bianco e blu di madre Teresa, il Time l'ha incoronata «personaggio del 2015»: un colpo da aspirante statista.
Eppure l'anno che verrà si presenta particolarmente insidioso per Mutter Angela, madre Angela: forse l'anno del suo declino politico, l'ultimo da cancelliera prima delle Politiche del 2017, addirittura l'anno delle dimissioni, osa il Financial Times.
Il 2016 sorge con l'ostilità verso le politiche europee a trazione germanica, con una ripresa economica ancora estremamente fragile. Con le spinte centrifughe nell'Ue e anche con le tensioni interne crescenti nei 16 Land tedeschi.
INCENDI ANTI-MIGRANTI. Non passa settimana che in Germania non si tenti o non si riesca a incendiare un dormitorio per profughi: nell'Est ancora diffidente, disseminato di neonazi, e in misura minore anche nel ricco Sud di svevi e bavaresi.
Certo, una minoranza rispetto alla mobilitazione di massa scattata per l'accoglienza.
Ma lo scetticismo aumenta e non a caso, nel discorso per il nuovo anno, Merkel ha raccomandato di «non farsi dividere in generazioni, in classi sociali, in nuovi e vecchi cittadini».
Sullo sfondo, le grandi bandiere tedesca ed europea.

Roghi nei centri profughi e paura di attentati: la difficile integrazione

Una palestra centro d'accoglienza per profughi, incendiata nel Brandeburgo.

(© Getty Images) Una palestra centro d'accoglienza per profughi, incendiata nel Brandeburgo.

L'integrazione è, prima di tutto, «un'opportunità».
Ma in mezzo secolo di boom economico, l'integrazione dei Gastarbeiter venuti a ricostruire la Germania dalle macerie del Nazismo non è mai completamente riuscita.
Palestre e capannoni trasformati in centri d'accoglienza vengono bruciati anche nel Baden-Württemberg denso, da decenni, di immigrati di vecchie e nuove generazioni.
E nella Berlino tollerante e comunarda, generosissima a donare pacchi e aprire le porte di casa a sconosciuti.
Anche gratis: quasi 800 tedeschi offrono stanze sulla piattaforma Refugees Welcome in cambio al massimo un piccolo rimborso spese, più di 400 profughi sono ospitati tra Germania e Austria da famiglie omuni.
ESCALATION DI ATTACCHI. Ma l'anno che si è chiuso ha segnato anche una grave escalation di attacchi verso gli stranieri: il ministero dell'Interno tedesco ha registrato più di 850 reati contro gli alloggi dei richiedenti asilo, rispetto ai 177 del 2014.
Nel 90% dei casi, compiuti da gruppi di estrema destra.
Per la maggior parte si tratta di sfregi vandalici minori e azioni di propaganda. Ma anche gli episodi gravi come i roghi appiccati (talvolta con feriti) sono schizzati dai 6 del 2014 agli oltre 70 del 2015.
L'ultima aggressione, per Santo Stefano: molotov scagliate contro un dormitorio per profughi in un paesotto della Sassonia.
L'EX DDR INTOLLERANTE. Il Land ancora impoverito dell'ex Germania Est spicca per frequenza di attacchi agli stranieri, 10 volte tanto che nei Land dell'Ovest.
E per il seguito riscosso dal movimento euroscettico e anti-immigrati di Pegida, che ha la sua roccaforte a Dresda.
Al secondo posto c'è il Meclemburgo-Pomerania, altra terra dell'Est dove la destra xenofoba dell'Ndp sfiora il 5%.
Ma la verità è che, sgonfiata la reazione emotiva di pietas, l'integrazione appare un traguardo parecchio difficile a sempre più tedeschi e anche a tanti profughi parcheggiati nei centri di smistamento e di accoglienza.
Le stragi di Parigi e gli attacchi sventati dall'intelligence tedesca hanno turbato e spaccano l'opinione pubblica.

Politiche nel 2017: ma si rischia il voto anticipato

Un migrante in arrivo in Germania.

Un migrante in arrivo in Germania.

Sono stati scoperti passaporti siriani transitati dalla Germania verso le reti terroristiche.
La cancelliera viene criticata anche dall'ala destra del suo partito, i cristiano-democratici bavaresi (Csu), più in sintonia con gli alt del premier ungherese Victor Orban che con il suo sbandierato senso materno.
Merkel ripete che la Germania è un «Paese solido, può farcela», invitando gli industriali ad assumere rifugiati.
Ma attorno cresce un’Europa strozzata dalle riforme d’austerity e impaurita dall’ondata migratoria più massiccia dal Secondo dopoguerra: in Francia spopola il Front national di Marine Le Pen e nel 2016 la Gran Bretagna potrebbe votare per scindersi dall’Ue.
RIPRESA MOLTO PRECARIA. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede un Vecchio continente in modesta crescita dell'1,6%, tant'è che nel suo discorso alla nazione Frau Merkel ha accennato appena alla crisi dell’euro, concentrandosi sul mantra della «solidarietà», che però non vale per i greci e per tutti i migranti.
Ma il terrorismo, l’ascesa dell’estrema destra e non ultimi i cambiamenti climatici che sconvolgono il mondo possono facilmente azzerare la flebile ripresa dell'Ue: «Occorre tenere duro e andare avanti con fiducia, viviamo in tempi di grandi prove», ha ammesso la cancelliera.
Tempi eccezionali: alla fine del 2015 l'Europa è complessivamente più instabile di un anno fa, e la stessa Germania esce finanziariamente scossa dai maxi scandali di Deutsche Bank e Volkswagen.
IL POST MERKEL DAL 2017. Vietato «ripetere gli errori del passato» e seguire «chi ha il freddo o l’odio nel cuore», ha ammonito Merkel.
Nel 2017 scade il suo terzo mandato e tra un anno potrebbe chiudersi una lunga stagione tedesca e (piaccia o meno) anche europea: l'ex ragazza dell'Est non avrebbe intenzione di ricandidarsi, le voci su una sua uscita di scena si rincorrono altalenanti dal suo 60esimo compleanno.
L’apertura ai migranti è (anche) un tipico grande gesto di fine carriera: ma il yes we can di Angela può tramutarsi in un boomerang letale.
Altri milioni di profughi premono alle frontiere e i fondi statali sono già insufficienti: Comuni e Land battono cassa, le scuole chiedono 20 mila insegnanti, più del doppio del concesso.
Per il Ft non c'è partita, la Germania «non può farcela».
E la cancelliera potrebbe collassare già nel 2016. Chi se la immagina dal 2017 un’Europa senza Merkel?
 

Twitter @BarbaraCiolli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 04/gen/2016 | 10 :33

Il Times la santifica, il Financial Times la manda all'Inferno. Non pensano ad Angela Merkel ma al prossimo referendum su Eurozona e tradiscono le loro preferenze.

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