Merkel-Renzi, cosa prevede il do ut des tra i due leader

Angela apre sulla flessibilità. Matteo cede su aiuti ad Ankara e missione libica. Dietro il vertice tedesco, un matrimonio d'interesse. Che accontenta entrambi.

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29 Gennaio 2016

Angela Merkel e Matteo Renzi a Berlino.

(© Ansa) Angela Merkel e Matteo Renzi a Berlino.

«Colloqui veramente amichevoli», hanno cinguettato gli ex nemici. Come Moro e Schmidt. Come Andreotti e Kohl. Come Berlusconi e Schröder. Anche Matteo Renzi e Angela Merkel hanno deciso di convivere pacificamente, anche se distanti dal punto di vista personale.
In fondo i renziani, smentendo le analisi della stampa non solo italiana, l’avevano anticipato: il vertice nella sede della cancelliera sarebbe stata un’occasione di dialogo, non la resa dei conti tra i due primi ministri. E così è stato.
BERLINO IN CERCA DI ALLEATI. Nel palazzo si è firmato un accordo con il quale Berlino s’impegna a sostenere la richieste di flessibilità sulle finanze pubbliche, Roma cede di fatto sullo stanziamento di 3 miliardi promesso dalla Merkel a Erdogan per frenare i flussi immigratori.
E, soprattutto, accetta quello che fino a qualche settimana fa sembrava impossibile: l’Italia parteciperà alla missione militare (per quanto d’addestramento delle forze locali) voluta dalla Germania in Libia.
Dall’inner circe renziano fanno presente che il risultato del vertice è l’esito naturale: entrambi i Paesi hanno un rapporto molto teso con l’attuale presidente della commissione, Jean-Claude Juncker.
Se l’Italia ha provato inutilmente in questi anni a creare un rapporto privilegiato con la Francia, le grandi coalizioni che stanno per essere create in Spagna e Portogallo privano la Germania di due preziosi alleati, che mai si sono rifiutati di applicare quelle misure di rigore (spending review, taglio del debito, liberalizzazione del mercato del lavoro) tanto propugnate dal sistema renano.
IL PLAUSO DI ANGELA MERKEL. Un matrimonio d’interesse, quindi.
In quest’ottica, Renzi ha tranquillizzato i padroni di casa: «Noi siamo i primi a dire che dobbiamo far scendere il debito: non lo dico per fare un piacere ad Angela, ma per fare un piacere ai miei figli», ha detto il premier in conferenza stampa con la cancelliera.
Che di rimando ha plaudito «agli sforzi del popolo e del governo italiano». Per poi scandire che «l’agenda di riforme è molto ambiziosa e il Jobs Act si muove nella direzione giusta. Il successo di queste riforme sarà un contributo importante all'Europa e all'Italia».

Verso un aumento dell'interscambio Italia-Germania

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Renzi rientra a Roma con il placet sulle sue riforme, che sicuramente spenderà quando la Commissione dovrà decidere sullo sforamento dello 0,4% sul deficit/Pil previsto dall’ultima manovra e che Bruxelles ha di fatto criticato chiedendo all’Italia di aumentare l’avanzo primario.
Sul versante della flessibilità da applicare all’Italia la cancelliera ha prima riservato alla platea dei giornalisti un «non mi immischio in queste cose, è compito della Commissione decidere l'interpretazione». Salvo poi aggiungere - lei, un tempo guardiana del rigore senza se e senza ma - «noi e l’Italia accettiamo che ci siano interpretazioni della Commissione divergenti».
Come dire che Roma non ha torto a chiedere di fare politiche in deficit.
OK ALL'ACCORDO CON ANKARA. Questo, unito alla promessa di aumentare l’interscambio tra i due Paesi (un po’ debole negli ultimi anni da parte renana), ha strappato Renzi.
In cambio il premier ha dovuto allinearsi sull'accoglienza. perché «siamo in un momento delicato della storia d'Europa. Ne avverto tutta la responsabilità. L'Italia è unita alla Germania da un desiderio: vogliamo un'Europa più unita e più forte, che sia capace di dare risposte» su molti problemi.
Alla Merkel che dice che «l’accordo con Ankara deve essere applicato», Renzi replica ricordando il via libera all’intesa dato lo scorso 29 novembre: «Non abbiamo nessun problema né con la Turchia né con la Germania sul finanziamento dei 3 miliardi alla Turchia. L'Italia è da sempre disponibile. Stiamo aspettando che le istituzioni europee ci diano alcune risposte su dei quesiti che abbiamo formulato per le vie brevi, sul modo di intendere questo contributo e gli altri necessari all'immigrazione».
RENZI PASSA LA PALLA ALLA COMMISSIONE. Con molto tatticismo, Renzi scarica la patata bollente sulla Commissione, fa comprendere che prima bisogna decidere sulla nuova ripartizione dei profughi tra i Paesi europei sia su quell’altro pezzo di flessibilità (0,2% del Pil) legato al risarcimento per la spesa destinata alla prima accoglienza dei migranti.
E lo dice chiaramente: «Speriamo che le risposte che stiamo attendendo da Bruxelles in ordine alla computazione di questi soldi possano arrivare il prima possibile».
Sempre l’Italia accetta di avere un ruolo nella missione di addestramento in Libia, con la quale la Germania prova a rafforzare l’attuale governo riconosciuto dalla comunità internazionale.
Ecco infatti l’ex sindaco di Firenze rivendicare: «Noi facciamo parte di una coalizione, non so se di volonterosi o di obbligati, ma siamo stati in prima linea quando c'erano da raccogliere dei corpi in mare, quando c'erano da salvare dei bambini in mare».
Anche se tutti sanno che gli alleati da Roma, oltre a formare le forze di polizia locali, pretendono un altro ruolo ancora più diretto: fornire le basi dai quali partiranno i raid contro l’Isis.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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Canoi 30/gen/2016 | 08 :53

Pacifico scrive un altro articolo sullo stesso argomento a distanza di pochi minuti. Il primo era poco informato il secondo sembra inventato. Alcuni fatti, la firma dell'intesa, sono riportati solo da lui nei termini che scrive. Altri commentatori, anche professionali, non fanno cenno. Sui fatti riferiti inventa più di un soffietto per il bischero al di là del merito e dell'interesse nazionale. Al di la dell'articolo mi vien l'angoscia pensando che la Merkel impone quello che vuole e lascia fare quello che vuole il nostro. Quel che sta succedendo con le banche e in specie con la bad bank ed altri "movimenti" sulla finanza (leggi Generali) mi fanno temere il peggio.

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