Merkel vira a sinistra, ma solo in Germania

Salario minimo e pensione a 63 anni. Le concessioni all'Spd

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27 Novembre 2013

La cancelliera Angela Merkel, al centro. A sinistra, il presidente dell'Spd Sigmar Gabriel. A destra, il leader della Csu Horst Seehofer.

(© Ansa) La cancelliera Angela Merkel, al centro. A sinistra, il presidente dell'Spd Sigmar Gabriel. A destra, il leader della Csu Horst Seehofer.

Alla fine s'è conclusa a tarallucci e vino.
Angela Merkel è uscita dalla sala sorridente, con uno sguardo quasi trasognato, come se, per governare altri quattro anni, non avesse dovuto cedere sulle politiche del lavoro e sull'immigrazione.
Il capo dei socialdemocratici (Spd) Sigmar Gabriel, orfano per una volta della sua cravatta rossa, ha stretto la mano al rivale cristianodemocratico Horst Seehofer (Csu), braccio destro bavarese della cancelliera, leader della Cdu, confessando: «Sono state trattative anche piene di umorismo e soprattutto corrette. Voglio ringraziare i partner».
DA SCHRÖDER A MAMMA ANGELA. Flash, ancora strette di mano, abbracci e foto da incorniciare. In primo piano, il contratto per gli elettori, firmato dal prossimo governo di larghe intese. Tanto soddisfatti i presidenti dei tre partiti non erano apparsi neanche al varo della Grosse Koalition del 2005: ma allora, a ben guardare, le posizioni erano diverse.
L'Spd usciva sconfitto dalle urne, dopo otto anni di cancellierato socialdemocratico di Gerhard Schröder, artefice dei primi tagli in nome del Patto di stabilità e del declino europeo. Mentre la delfina di Helmut Kohl, raggiante, iniziava il suo regno di cancelliera di Germania.
A distanza di quasi due lustri, Angie è la donna più potente del mondo, riconfermata dai tedeschi il 22 settembre 2013con il 41,5% dei voti e 311 seggi in parlamento.
LA VITTORIA SOLITARIA DEL 2013. Ma la sua, nonostante il record di consensi all'Unione dei cristianodemocratici (Cdu-Csu) - ferma, nel 2005 e nel 2009, al 35,5% e al 33,8% - è stata una vittoria personale più che politica.
Senza la stampella dei liberali - l'Fpd sbriciolato dal 14,6% al 4,8 e fuori dal parlamento - la cancelliera è stata costretta ad appoggiarsi al secondo partito della Germania. Staccati dalla Cdu-Csu, ma anche forti del loro 25,7% dei consensi, i socialdemocratici hanno presto fatto sentire il loro peso, negli oltre due mesi di travaglio per formare il nuovo governo.
AL GOVERNO CON I «COMPAGNI». Checché ne pensi la base elettorale dell'Spd, scettica verso un esecutivo di larghe intese, per nominare i ministri a Natale e governare ad anno nuovo, Merkel ha fatto pesanti concessioni ai «compagni».
Prima fra trutte, rivedere la legge restrittiva del 2008 sui diritti degli immigrati. Alzare il salario minimo per i lavori mal retribuiti e anticipare, per chi ha iniziato a versare contributi da giovane, le finestre delle pensioni. Tre cose di sinistra, anche non si può gridare troppo forte se in giro. Specie fuori dalla Germania.

Pensione a 63 anni e salario minimo a 8,5 euro lordi. Ma sulle tasse...

Angela Merkel mentre firma il primo accordo di Grande coalizione, nel 2005, con l'Spd.

(© Getty Images) Angela Merkel mentre firma il primo accordo di Grande coalizione, nel 2005, con l'Spd.

Per i comunisti, il programma presentato il 27 novembre, di 185 pagine, è un «Groko», come ha titolato la Tageszeitung, il Manifesto dei tedeschi, con in prima pagina l'immagine di un grosso rettile informe, alludendo al parto di un «mostro».
La prima vittima del contratto bipartisan sono stati gli eurobond: già nelle prime settimane di trattative, i socialdemocratici hanno sacrificato la solidarietà tra Stati dell'Ue, sull'altare di maggiori tutele sociali per i connazionali.
Accantonato il ministero dell'Economia che - di fatto - guida l'Ecofin europeo, l'Spd ha puntato a portare a casa il dicastero del Lavoro: nella maratona finale dei negoziati, proseguiti fino a notte fonda, la sinistra ha ottenuto che il salario minimo di 8,50 euro lordi l'ora, indigesto alle cordate industriali che appoggiano la Panzerkanzlerin (cancelliera carrarmato, ndr), entrasse in vigore su tutto il territorio nazionale dal 1 gennaio 2015. E non, come aveva chiesto in precedenza Frau Merkel, nel 2016.
DEROGA ALLA RIFORMA IN CORSO. In Germania il 17% dei dipendenti guadagna meno di questa somma, soprattutto nel'Est. E per Gabriel, aver mantenuto fede a uno dei capisaldi della campagna elettorale, è stato un bel colpo. Tanto più che l'accordo prevede limiti alle aziende, che gridano alla «perdita dei posti di lavoro», sui contratti a tempo determinato.
Nel capitolo sulle pensioni c'è poi il diritto, per chi ha più di 45 anni di contributi, di ottenere, dal 1 luglio 2014, l'assegno mensile previdenziale già a 63 anni, in deroga alla riforma in corso che prevede l'innalzamento graduale dell'età fino a 67 anni. In cambio, i cristianodemocratici hanno ottenuto, dallo stesso termine, l'entrata in vigore della «pensione delle mamme», un aumento dell'assegno valido per «tutte le madri o i padri», con un figlio nato prima del 1992.
Non è ancora specificato da dove saranno presi i finanziamenti - solo la pensione a 63 anni era stata stimata costare fino a 20 miliardi di euro -, ma milioni di lavoratori e famiglie tedesche, di ambo gli schieramenti, festeggiano i soldi in arrivo.
SÌ ALLA DOPPIA CITTADINANZA. Anche per i figli degli immigrati, obbligati a scegliere tra i 18 e i 23 anni quale cittadinanza scegliere, tornano le aperture del governo Schröder: le seconde e terze generazioni possono ora decidere in qualsiasi momento, conservando, volendo, la doppia cittadinanza.
Sulle coppie gay, il concordato del 2013 tra Spd e Cdu-Csu resta vago, con la dichiarazione d'intenti per «eliminare ogni tipo di discriminazione delle coppie dello stesso sesso», ma senza alcun cenno al diritto d'adozione: un po' poco, ma nulla vieta ai socialdemocratici di portare avanti, nei prossimi mesi, una battaglia, nell'esecutivo e al Bundestag.
NO A NUOVE IMPOSTE. Un altro vantaggio per i tedeschi è il divieto di aumenti e nuove tasse nei prossimi quattro anni: neppure per chi, come avevano chiesto i socialdemocratici, guadagna più di 100 mila euro l'anno. L'idea delle patrimoniali per i ricchi è un refrain proposto dalla sinistra sin dagli Anni '90, a ogni tornata elettorale, che d'altra parte non ha mai attecchito in Germania.
Merkel era nettamente contraria e, senza tanto insistere, i «compagni» l'hanno data vinta ai conservatori, come su tutto il capitolo delle politiche economiche europee, che restano d'austerity: «Solidarietà» va di pari passo con «responsabilità» e «riforme strutturali», perché «ogni Stato resta garante dei propri debiti».
PEDAGGI SOLO PER GLI STRANIERI. Gli intoccabili contribuenti tedeschi restano tutelati anche sul fronte dei pedaggi autostradali: introdotti dal nuovo governo, per far cassa, ma solo per i viaggiatori stranieri.
Prima di dare vita a un esecutivo, il programma della Grosse Koalition deve essere approvato dai 474 mila tesserati dell'Spd, con un referendum fissato per il 15 dicembre. Qualche critica ci sarà pure, ma un'intesa tra destra e sinistra così vantaggiosa, gli italiani se la sognano. Loro però non vivono dentro la ricca locomotiva d'Europa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciran 28/nov/2013 | 08 :53

Quando c'è da impegnarsi per obiettivo COMUNE ed ORGANIZZATO
i tedeschi si UNISCONO...gli Italioti TRADISCONO il governo delle Intese nazionali...

Grazie Silvio due volte TRADITORE.

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