Michele Masneri

Michele Anzaldi, un cavallo pazzo renziano in Rai

Ce l'ha con tutti: Giannini, Leosini, Vianello, Vespa. Deputato del Pd in Vigilanza, tira la corda e bastona. Anzaldi, allievo e cognato di Riotta, visto da Masneri.

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25 Febbraio 2016

La sede della Rai in viale Mazzini a Roma.

(© Ansa) La sede della Rai in viale Mazzini a Roma.

Ce l'ha con tutti: con Virginia Raffaele, con Massimo Giannini, con Bruno Vespa, con la Leosini, con l'intera RaiTre, con Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale appena fatto dal suo stesso governo. Col gioco del Monòpoli.
Michele Anzaldi è un mistero, forse buffo.
Deputato in Vigilanza Rai, scheggia forse impazzita del renzismo, più probabile mente raffinatissima, con la ''r'' arrotata, perché questa è una storia molto siciliana, anzi palermitana.
Sta in Vigilanza, e quindi «devo vigilare, vigilo, ha detto a Salvatore Merlo su Il Foglio, che da siciliano l'ha decodificato.
LA CORDA PAZZA. «È palermitano, e per questo ha forse l’aria malinconica, ma quando si accende si accende, e rivela la sua corda pazza», ha scritto Merlo, dove la «corda pazza» è una citazione naturalmente pirandelliana che forse apre uno squarcio: ne Il berretto a sonagli si spiega che ognuno di noi ha «come tre corde d'orologio in testa: la seria, la civile, la pazza».
Segue manuale di istruzioni: «Dovendo vivere in società, ci serve la civile», che sta in mezzo, e che evita che «ci si mangi tutti come cani arrabbiati», poi ecco la corda seria, «per chiarire, rimettere le cose a posto».
Che se non mi riesce in nessun modo «sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio».
VIGILE SU RAITRE. Qualcuno sospetta che Anzaldi sia codesta corda pazza, o comunque ne faccia ampio uso, specialmente tirando la corda su RaiTre.
Sull'ex direttore Andrea Vianello: «Stendiamo un velo pietoso sulla cifra del suo stipendio», «fallimentare direzione».
Sul conduttore Massimo Giannini, da licenziare «ma il problema non si pone più perché Giannini è già stato virtualmente licenziato dagli italiani. Fa ascolti imbarazzanti», ha detto a Fabrizio Roncone sul Corriere, con significanti che suscitano dubbi più ancora dei significati, perché Anzaldi è persona squisita e di mondo, garbatissimo (sempre con la r arrotata), come ognuno riconosce.

Se l'è presa addirittura col Monòpoli

Michele Anzaldi.

Michele Anzaldi.

Ma l'ira anzaldica spesso non riesce a contenersi nel tubo catodico, che pure pare acceleratore di particelle di un palermitano altrimenti tranquillo, ed esonda.
Se l'è presa addirittura col Monòpoli, scrivendo una lettera all'ambasciatore americano contro la nuova versione del gioco da tavolo, che pare abbia sostituito le particelle immobiliari - vicolo Corto e Parco della Vittoria - con pacchetti azionari.
«È DISEDUCATIVO». La missiva (è vera) se la prende con questa cartolarizzazione: «Mentre la Casa bianca pone l'accento contro le frodi dei titoli e gli abusi degli strumenti finanziari, il Monopoly, gioco che da generazioni alfabetizza i giovani sui meccanismi del libero mercato, torna a esaltare la turbo economia che ha aperto la crisi finanziaria 2008, con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene puniti».
Chiarissimo esempio di terza corda, corda pazzissima, protestare da deputato contro un Stato estero per un gioco, e il punto è se questa corda si agiti spontaneamente o dietro vi sua qualcuno che la agita, interrogativo dei più spinosi anche perché
MENTE RAFFINATA. Anzaldi, mente raffinatissima, appunto, non è certo sospettabile d'essere un tiratore di corde, per quanrto tiratore scelto, per conto terzi.
Siamo in Pirandello, non nel teatro dei Pupi. E poi, chi sarebbe il puparo? Matteo Renzi: corda seria, anzi cordone, mentre corda civile, civilissima, è naturalmente Filippo Sensi, force tranquille di Roma Nord, portavoce colto e felpato del premier, che fu vice di Anzaldi quando quest'ultimo era capo ufficio stampa di Francesco Rutelli.

Ex portavoce di Rutelli, inserito nel listino bloccato nel 2013

Francesco Rutelli.

(© Imagoeconomica) Francesco Rutelli.

Sensi onora 'il suo maestro', e pure qualcuno avanza il sospetto che tanto successo dell'allievo abbia contribuito a smuovere (corda ha in fondo lo stesso etimo di cuore) il maestro, a fargli mettere su la 'mussiata', quel gioco di mascella che si torce con moto laterale e segnala l'inquietudine prettamente sicula.
E di cuore si parlò anche ai tempi della sua candidatura decisa improvvisamente nel 2013.
«Allora Matteo ha un cuore», fu la battuta che non fece smascellare ma sorridere tra Leopolde e Gigli magici quando venne inserito il nome di Anzaldi nel listino bloccato, all'ultimo.
NON AVEVA RUOLI POLITICI. Non aveva un ruolo politico di alcun tipo, Anzaldi: era stato il portavoce di un vice premier, Rutelli, che pure fu il primo a scoprire Renzi.
Però, naufragata la Margherita, Anzaldi era un po' lost in Nazareno, senza neanche essere diventato una tweetstar come l'allievo Sensi - e anche qui forse per emulazioni, da poco Anzaldi l'ha aperto, il suo profilo Twitter, e si dice che tormenti amici e conoscenti per farsi mettere 'like' e retweet, in un impossibile inseguimento digitale.
È IL COGNATO DI RIOTTA. Cuore e famiglia: a Roma Anzaldi venne insieme al suo mentore e cognato Gianni Riotta - i due sposarono infatti due sorelle in fiore palermitane - e con Riotta andò poi redattore nella seconda serie di 'Milano, Italia', su RaiTre, dove esercitava anche una giovanissima Daria Bignardi, oggi direttrice della terza rete.
Terza rete, terza corda: le interpretazioni psicanalitiche si sprecano, e però forse con una nostalgia violenta si spiegherebbero gli attacchi al suo vecchio canale.
Forse sogna una impossibile tivù di compagni di scuola, un congelamento all'adolescenza, Anzaldi.
DREAM TEAM ANNI 90. Due anni fa sul suo blog sull'Huffington Post mise giù il suo dream team per la Rai: Michele Santoro, Carlo Freccero, Lucia Annunziata, Enrico Mentana, Lilli Gruber, Marcello Sorgi, Gianni Riotta, Gianni Minoli, Pippo Baudo, Gad Lerner, Enrico Deaglio, Antonio Campo Dall'Orto, Gianni Minà, Maurizio Costanzo, Angelo Guglielmi. Praticamente la televisione del 1990, RaiTre più un po' di Mtv.

Anche Campo Dall'Orto nel suo mirino. E la Bignardi?

Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale della Rai.

(© Imagoeconomica) Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale della Rai.

Campo dell'Orto nel frattempo è diventato direttore generale, ed è stato già sottoposto a follia anzaldica («ci siamo sbagliati»), forse perché non rientra nella foto dei compagni di scuola, troppo giovane (forse è solo un problema di regressione, Anzaldi vuole andare a spasso nel tempo).
Forse invece la corda pazza toccherà anche alla ex collega Bignardi.
CHICCO TESTA STUPITO. «Sono un po' stupito di questa mutazione», dice a Lettera43.it Chicco Testa, che lo ebbe come assistente parlamentare nei primi Anni 90.
«Lo ricordo come un ragazzo molto educato, anzi formale, ci misi tre mesi a farmi dare del tu».
Sincero animalista, Anzaldi arrivò anche a Roma infatti in quota Legambiente, poi negli ultimi anni da deputato si è battuto coerentemente per il maneggio dei Pratoni del Vivaro, a Nord di Roma, a rischio chiusura.
CAVALLO PAZZO. Ama i cavalli, Anzaldi, e forse solo con loro si toglie la maschera del fool e ridiviene se stesso: ma non siamo tanto nel «mio regno per un cavallo», shakespeariano, siamo più nel pirandelliano «la fortuna d'esser cavallo»,  dalle Novelle per un anno: «Il cavallo non ha un'idea della felicità, ce l'ha e basta, e ne gode senza pensarci».
Cavallo pazzo o meno.


Twitter @michimas

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