Migranti, il piano di Guy Verhofstadt

Il leader dei liberali propone di dare 80 euro al mese ai rifugiati. E creare una forza di emergenza da 2 mila unità. Ma l'Ue è fredda.

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29 Gennaio 2016

da Bruxelles

 

(© Ansa)

Il Trattato di Schengen è a rischio, quello di Dublino non funziona, l'Agenda immigrazione proposta dalla Commissione europea per risolvere la crisi dei profughi fa acqua da tutte le parti.
E ogni giorno centinaia di persone muoiono annegate mentre cercano di raggiungere le coste del Vecchio Continente.
Il tutto mentre gli Stati membri continuano a litigare sull'implementazione dei centri di registrazione dei richiedenti asilo, ma non riescono a ridistribuire nemmeno 160 mila rifugiati su un un territorio comunitario abitato da 500 milioni di persone.
L'IRRITAZIONE DI VERHOFSTADT. «Enough is enough»: il presidente dei liberali europei, Guy Verhofstadt, non ne può più di sentire mille proposte e nemmeno una soluzione sulla crisi più importante che l'Unione europea deve affrontare.
«Stanno distruggendo tutto», sbotta rivolgendosi ai singoli Stati membri, «gli eventi ci stanno sfuggendo di mano».
Così il 29 gennaio è il suo partito a proporre un piano di azione alla Commissione Ue, velatamente accusata di aver tergiversato troppo e non aver usato una misura capace di risolvere la situazione senza perdersi in lunghi processi legislativi.
USARE LE MISURE UE DI EMERGENZA. Si tratta dell'articolo 78 paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell'Ue (Tfeu), che prevede la possibilità di adottare misure di emergenza per gestire un improvviso flusso migratorio. Basta che la Commissione faccia una proposta e il Consiglio europeo la approvi. Il parlamento deve solo esprimere una opinione.
La proposta dell'esecutivo europeo dovrebbe contenere sette misure che l'Alde ha già scritto, chiedendo alle istituzioni Ue di approvarle durante il summit del 17-18 febbraio, perchè quello che manca è il tempo.
I flussi sono infatti fuori controllo: quasi 37 mila persone sono arrivate in Italia e in Grecia dall'inizio dell'anno, 10 volte in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Di queste, 36 mila sono sbarcate ​​sulle isole greche. E l'unica cosa che i Paesi sono riusciti a fare «è rimettere i controlli alle frontiere interne e trasformare la Grecia in un enorme campo profughi».

La proposta: 80 euro al mese ai rifugiati e 2 mila guardacoste

Guy Verhofstadt.

(© GettyImages) Guy Verhofstadt.

Per gestire il confine tra la Turchia e la Grecia, i liberali propongono la creazione di una forza comunitaria di emergenza per assistere i rifugiati (Erref) formata da 2 mila guardie di frontiera, che possono essere funzionari europei e locali. A loro il compito di gestire il controllo del confine greco, identificare, registrare i rifugiati e garantire condizioni di vita dignitose.
I 2 mila operatori dovrebbero essere integrati nel corpo di guardia costiera e di frontiera europea proposto dalla Commissione, una volta che questo sarà formato.
E visto che «non possiamo aspettare», l'Erref rappresenta per ora «l'unica soluzione possibile».
TRE MILIARDI MA NON AI TURCHI. Altro punto caro a Verhofstadt sono i rapporti con la Turchia: «Bisogna cambiare l'accordo che la Commissione ha fatto con Erdogan, perché così non funziona», dice il leader dei liberali che propone un diverso utilizzo dei 3 miliardi di euro da destinare ad Ankara.
Secondo il piano, 2 miliardi di euro dovrebbero servire per l'assistenza finanziaria diretta dei rifugiati e 1 miliardo all'agenzia Unhcr dell'Onu per migliorare le condizioni di vita nei campi.
Oggi le Nazioni Unite sono infatti a corto di risorse: solo per fare un esempio l'Austria non ha dato un solo euro all'Alto commissariato Onu per i rifugiati e la Germania ha tagliato i fondi del 50%.
Così oggi ad ogni rifugiato vengono dati appena 7 dollari al mese, «ci sono milioni di persone che stanno vivendo in condizioni inaccettabili», denuncia Verhofstadt.
NON SI CAMPA CON 7 EURO AL MESE. La proposta è di «dare 80 euro al mese a ogni famiglia di rifugiati, in modo che li possa spendere per un minimo di sostentamento». Soldi che devono essere messi direttamente nelle mani dei profughi.
Persone che dovrebbero essere registrate nel Paese in cui arrivano, e quindi in Grecia e Italia, nei centri dedicati. Non tutti gli hotspot sono però stati attivati. La Grecia aveva chiesto i soldi per comprare 100 macchine Eurodac e svolgere questa attività, ma ha ottenuto i fondi solo la scorsa settimana, e nel mentre è stata accusata da tutti gli altri Paesi di non fare il proprio dovere.
«Sugli hotspot serve responsabilità», dice Verhofstadt, che però ricorda anche come «in questi centri le persone devono stare per un tempo breve, sono zone di transito, e le istituzioni Ue decidono poi dove spostarle».
QUINTUPLICARE IL BUDGET. Peccato che è proprio su questo tema che la solidarietà europea si scioglie come neve al sole: delle migliaia di rifugiati registrati in Grecia, appena 200 sono stati redistribuiti negli altri Stati membri.
E non si tratta di migranti economici, per i quali Verhofstadt propone comunque una modifica delle regole per la concessione della carta blu (il permesso di soggiorno europeo per lavoratori, ndr), ma di persone che hanno bisogno di protezione internazionale. «Dublino non funziona più, serve un sistema di asilo europeo», dice il leader dei liberali, che si appella ancora una volta alla responsabilità: «Ci dobbiamo occupare dei nostri confini, quelli greci sono europei, tedeschi, belgi, di tutti. E se non li difendiamo non risolviamo niente».
Ma per difenderli servono risorse. Per questo i liberali chiedono di quintuplicare il budget per la protezione delle frontiere attraverso una revisione del bilancio Ue nel 2017.
Quella che propone l'Alde è una sorta di terapia post guerra, 'un piano Marshall', lo chiama Verhofstadt, che nessuno però nell'Ue sembra voler fare.



Twitter @antodem

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