Milano, quando Sala fu sconfitto dal collega Parisi

L'ex Telecom e l'ex Fastweb. Uno contro l'altro nella sfida per Palazzo Marino. Nel 2006 la spuntò il secondo. Vincendo appalti per 500 milioni. E ora?

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10 Febbraio 2016

Giuseppe Sala quando era direttore generale del Comune di Milano con la Giunta di centrodestra.

(© Imagoeconomica) Giuseppe Sala quando era direttore generale del Comune di Milano con la Giunta di centrodestra.

Quella del 12 giugno 2016, per la conquista di Palazzo Marino, non sarà la prima sfida tra Giuseppe Sala e Stefano Parisi, i candidati di centrosinistra e centrodestra per il dopo Pisapia a Milano.
I due si conoscono, hanno avuto percorsi personali paralleli, si stimano e - pur senza essersi ancora sentiti - si sono ripromessi attraverso i loro sherpa una campagna elettorale fair, corretta.
DESTINI GIÀ INCROCIATI. Ben sapendo che non rispetteranno la regola i rispettivi schieramenti: Silvio Berlusconi, per esempio, ha già annunciato rivelazioni, perché Sala è «un uomo del centrodestra, lo è sempre stato».
Soprattutto i loro destini si sono incrociati già nel 2006.
All’epoca Sala era direttore generale di Telecom e Parisi amministratore delegato di Fastweb.
DOPPIA GARA PERSA. In questa veste si sfidarono su due appalti molto ambiti dal mondo dell’Information and Communications Technology (Ict): una gara da 330 milioni per fornire alla Consip (la centrale unica degli acquisti della Pubblica amministrazione) servizi di telefonia fissa e di trasmissione dati, un’altra gara per realizzare per il Cnipa (il centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione) il sistema pubblico di connettività, la più grande rete allora immaginabile per il Paese.
Valore: oltre 200 milioni di euro. Vinse Parisi con Fastweb.

Sala si dimise dopo quella sconfitta

Stefano Parisi ai tempi di Fastweb.

(© Imagoeconomica) Stefano Parisi ai tempi di Fastweb.

Questo successo permise all’ex amministratore delegato di Fastweb di presentare al mercato performance record e mettere nei bilanci di previsione introiti ulteriori annui per 300 milioni.
Sala, proprio dopo quella sconfitta, si dimise.
RUOLO NON GRADITO. Era l’uomo di fiducia di Marco Tronchetti Provera, cresciuto alla scuola di Leopoldo Pirelli, ma quella gara persa fu solo la goccia che fece traboccare il vaso: si scrisse all’epoca che l’allora direttore generale di Telecom lasciò l’azienda (per poi darsi alla finanza) perché non gradiva più di tanto il ruolo di cuscinetto che dal vertice gli era stato disegnato per mediare tra il presidente azionista e l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero.
DUELLO SULLA IPTV. Sempre in quegli anni Sala e Parisi si fronteggiarono anche sulla Iptv, la tivù via internet: mister Expo provò a dare un’accelerata a un progetto che avrebbe visto la luce (con il Cubo Vision) soltanto dopo la sua uscita; Parisi e Fastweb - come dimostrano gli accordi con Sky di quel periodo - provarono a lanciare un primo abbozzo di televisione via cavo, frenato soltanto dalla debolezza della rete a banda larga.

Rapporti che si intrecciano di nuovo con Letizia Moratti

Letizia Moratti con Giuseppe Sala.

(© Imagoeconomica) Letizia Moratti con Giuseppe Sala.

Passano tre anni e le vite professionali dei due - i rapporti personali non si sono mai interrotti - si intrecciano ancora.
Letizia Moratti, sindaco di Milano, cerca un city manager e chiede referenze su Sala proprio a Parisi, che ha coperto lo stesso ruolo per il predecessore Gabriele Albertini.
Non si sa quanto fu decisivo, fatto sta che l’ex ad di Fastweb avrebbe dato un giudizio più che positivo sul vecchio collega.
A2A E POI EXPO. Che infatti ebbe il posto, quello che poi l’ha catapultato alla guida di A2A e dell’Expo.
La borghesia milanese tutta professionisti, imprese innovativa e manager finanziari è in sollucchero: mai per Palazzo Marino si erano sfidati due personaggi provenienti dalle aziende come adesso.
SPAZIO A SINISTRA? I politologi e gli analisti invece guardano alla cosa con sospetto: i percorsi paralleli di Sala e Parisi, con tutte le loro similitudini, potrebbero aprire spazi per un candidato alla sinistra del Pd, capace di attrarre anche i consensi dei cinque stelle.
Proprio per questo il centrosinistra e il centrodestra potrebbero rendere molto dura una campagna che Sala e Parisi vorrebbero invece british.


Twitter @FrrrrrPacifico

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