Carlo Panella

Missione in Libia, Renzi stanzia 700 milioni di euro

ESCLUSIVO. La cifra è stata inserita nella Stabilità. Su richiesta del premier. Finanzierà le offensive via mare. Mentre in città non saranno schierati soldati.

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23 Dicembre 2015

Libia, milizie armate a Tripoli: l'intervento italiano non prevede lo schieramento di contingenti nelle città.

(© Getty Images) Libia, milizie armate a Tripoli: l'intervento italiano non prevede lo schieramento di contingenti nelle città.

Settecento milioni per finanziare le operazioni militari italiane in Libia da qui a due-tre mesi.
Nessun giornale stranamente ne parla, ma questa posta è stata inserita con la massima discrezione, negli ultimi giorni, nella Legge di stabilità su richiesta diretta di Matteo Renzi, in vista di un ormai ineluttabile invio in Libia, o meglio a ridosso della Libia, di un consistente contingente militare italiano.
LA DIFESA DEGLI OBIETTIVI STRATEGICI. Contingente che sarà dislocato a difesa degli obiettivi strategici (raffinerie, pipeline e campi petroliferi), e non verrà assolutamente dispiegato nelle città e sul territorio, mentre i reparti operativi effettueranno il più possibile operazioni “dalla nave alla spiaggia”, come si dice in gergo militare.
Approfittando della particolare configurazione della Libia, in cui tutti i principali insediamenti (ad eccezione ovviamente di quelli del Fezzan) sono dislocati lungo una fascia costiera spessa poche decine di chilometri, la strategia di intervento diretto e di combattimento dei nostri militari, sia contro gli scafisti che contro i terroristi ed eventuali milizie ribelli, avrà il più possibile le caratteristiche di azioni di commando.
Il tutto evitando accuratamente di insediarsi nelle città e men che meno di stabilire strutture di comando e acquartieramenti sulla terraferma, tipo Nassirya.
CONTINGENTE LEGITTIMATO DALL'ONU. L’intervento militare italiano, che sarà alla guida di un contingente internazionale benedetto e legittimato dall’Onu, oltre che dal nuovo governo libico, è ineluttabile dopo l’accordo di Skhirat.
Accordo che è frutto di una rivoluzione copernicana della diplomazia internazionale effettuata nelle ultime settimane dall’Onu in raccordo con il nostro governo e con quello del Marocco.
A questo proposito, va riconosciuto che non si era mai vista una Onu così. Chapeau.
Il capolavoro di Martin Kobler (e italiano e marocchino) per imprimere una svolta alla crisi libica è palese, evidente, ma incredibilmente ignorato dai media e dagli analisti che continuano a parlarne come se l’inviato di Ban Ki-moon fosse riuscito a trovare un “grande accordo” tra le fazioni libiche. Non è così.
10 PARLAMENTARI ALLA FIRMA DELL'ACCORDO. È un bluff. Un sacrosanto bluff che ha scompaginato quel souk di trattative infinite, mini compromessi, giravolte e pressioni in cui si era impantanato il predecessore di Kobler, Bernardino Leon, a tutto vantaggio, peraltro, dell’Isis.
Sino a quanto si sia spinto Kobler, con la piena complicità del Marocco e dell’Italia, i coautori di questo successo, è evidente da un dato di fatto: alla firma dell’accordo “storico” a Skhirat erano presenti solo 10 - diconsi 10 - parlamentari di Tobruk.
Questo, nel momento stesso in cui i presidenti dei due parlamenti, in piena sintonia, dichiaravano nullo l’accordo stesso e due giorni prima che il parlamento di Tobruk, con una lieve maggioranza assoluta, lo sconfessasse in pieno.

Il lavoro diplomatico di Italia e Marocco

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

(© GettyImages) Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Ma Kobler, come Paolo Gentiloni, Giampiero Massolo, il ministro degli Esteri del Marocco Salaheddine Mezouar, che hanno lavorato in parallelo ma d’intesa, avevano ben presente che sia il parlamento di Tobruk, decaduto il 22 novembre scorso, che quello di Tripoli, decaduto con le elezioni del 2014, non hanno più legittimità formale.
Da qui la soluzione: inventarsi un accordo purché fosse dotato di una sufficiente “massa critica” di consenso tra le fazioni libiche, farlo subito riconoscere dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu (grazie al lavoro di tessitura fatto da Gentiloni con la Conferenza di Roma dei giorni scorsi che finalmente ha inserito Egitto e Turchia nella trama) e legittimare così il futuro governo unitario libico come unico rappresentante del popolo.
QUANDO KOBLER ERA CONSIGLIERE DI FISCHER. Che gli altri protestassero pure, e hanno protestato, che minacciassero sfracelli: la nuova strategia ha scavato il terreno sotto i loro piedi e, dal punto di vista politico, ora non possono che trattare una onorevole resa e un loro inserimento all’ultimo minuto nel nuovo esecutivo.
D’altronde, Kobler è stato il consigliere di Joschka Fischer che, da leader del ’68 e dei Verdi tedeschi quale era, nel 1998 ha inviato la Luftwaffe a bombardare Belgrado, impresa non semplicissima per un tedesco di estrema sinistra, visti i precedenti, senza nascondere la mano, come fece Massimo D’Alema, ma rivendicandolo a voce alta.
UN NETWORK MILITARE INFORMALE. Naturalmente Kobler, Gentiloni, Massolo e Mezouar hanno ben presente che l’accordo politico è solo una cornice, un esilissimo contenitore, di una ben diversa sostanza che è costituita dall’intesa che hanno stretto, e non da ora, con alcune determinanti milizie libiche dell’uno e dell’altro fronte, che sono disposte a supportarla, anche entrando in conflitto (come subito è avvenuto attorno all’aeroporto di Tripoli), con altre milizie un tempo alleate.
Da mesi, i nostri Servizi, di concerto con quelli del Marocco (e parallelamente a quelli inglesi, che però giocano un po’ troppo in proprio), hanno lavorato alla costruzione di un network militare libico informale a supporto del nuovo governo, imperniato sulla parte maggioritaria delle milizie di Misurata e di Zintan, con molti altri apporti.
UNA PACIFICAZIONE INDISPENSABILE. Ora, nelle prossime settimane, si avrà la verifica della tenuta di questa compagine armata “di pacificazione”, che non sarà sul piano politico, ma su quello militare, di controllo effettivo del territorio, a iniziare da quello, cruciale, di Tripoli.
Se questo nuovo network delle milizie libiche reggerà, l’Italia, sotto piena copertura politica e legale dell’Onu, invierà il suo contingente militare assieme ad altre nazioni europee (la Gran Bretagna ha già garantito in contingente di 1.000 uomini).
Allora, solo allora, inizierà il tentativo di pacificare la Libia. Che costerà sangue. Purtroppo. Ma che è indispensabile, come dimostra ogni giorno il rafforzamento dell’Isis a Sirte.

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