Morto Licio Gelli, il Venerabile maestro della P2

Licio Gelli, leader della P2, si è spento a 96 anni. Strage di Bologna, banco Ambrosiano, mafia e politica: al suo nome legati i misteri più neri d’Italia.

16 Dicembre 2015

Aveva 96 anni e un carico di segreti con cui si sarebbe potuta riscrivere la storia del XX secolo italiano. Licio Gelli, il Venerabile maestro della loggia massonica P2, si è spento la sera del 15 dicembre a villa Wanda, la sua residenza di Arezzo (guarda la gallery).
Lo chiamavano «burattinaio» e «Belfagor», e il suo nome è stato più volte collegato a inchieste giudiziare e misteri della Prima e Seconda Repubblica, tra rapporti occulti con il potere, vicende giudiziarie, arresti, fughe e guai col fisco.
IN SPAGNA CON FRANCO. Fascista di ferro fin da giovanissimo, a 18 anni si arruolò come volontario nelle «camicie nere» di Franco in Spagna, poi, nonostante la sola licenza elementare, divenne impiegato dei Guf. Fu 'repubblichino' finché non si rese conto che la guerra di Salò non si poteva vincere, e scelse di diventare partigiano.
Il 16 dicembre 1944 sposò Wanda Vannacci dalla quale ebbe quattro figli. Dopo la guerra si trasferì in Sardegna e in Argentina, dove sosteneva di essere intimo amico di Juan Domingo Peron e José Lopez Rega, iscritto alle liste della P2.
Vicino ai servizi segreti britannici e americani, ma nonostante il suo nome sia stato legato dagli inquirenti all'Operazione Gladio promossa dalla Nato e dalla Cia, ha sempre smentito un coinvolgimento diretto con l'intelligence statunitense. Così come negò fino alla fine il fatto di aver trafugato 20 tonnellate di lingotti dal tesoro di re Pietro II di Jugoslavia, che aveva portato in Italia su ordine del Partito nazionale fascista.
 

 

  • Licio Gelli raccontato da Enzo Biagi.


 

LA CARRIERA IN PERMAFLEX E QUELLA NELLA P2. Tornato in Italia cominciò a lavorare nella fabbrica di materassi Permaflex e diventa direttore dello stabilimento di Frosinone. Poi divenne socio dei fratelli Lebole e proprietario dello stabilimento Gio.Le di Castiglion Fibocchi.
Nel 1963 Gelli si iscrisse alla massoneria, all'interno della quale cominciò una folgorante carriera. Nel 1966 il Gran maestro Gamberini lo trasferì alla loggia 'Propaganda 2', nata a fine Ottocento per permettere l'adesione riservata di personaggi pubblici.
Nel 1975 si decise lo scioglimento della P2, che però grazie a Gelli, divenuto nel frattemo Gran maestro, rinacque più forte e allargò i suoi tentacoli in ogni ramo del potere, arrivando a progettare un colpo di Stato sotto il 'Piano di rinascita democratica' ritrovato in un doppio fondo della valigia della figlia Maria Grazia. Per i servizi prestati alla Corona, Gelli fu creato Conte sul cognome dell'ex re Umberto II d'Italia con Regie lettere patenti datate 10 luglio 1980.
Quando, il 17 marzo 1981, i giudici milanesi Turone e Colombo, indagando sul crack Sindona, arrivarono alle liste, per il mondo politico italiano fu un terremoto. Negli elenchi ci sono quasi 1.000 nomi tra cui ministri, parlamentari, finanzieri come Michele Sindona e Roberto Calvi, editori, giornalisti, militari, capi dei servizi segreti, prefetti, questori, magistrati. C'e' persino un nome che avrebbe influenzato più di ogni altro il corso della politica italiana dagli Anni 90 in poi: quello di Silvio Berlusconi.
PRIMA LATITANTE, POI EVASO. La P2 risulta coinvolta direttamente o indirettamente in tutti i maggiori scandali degli ultimi 30 anni: tentato golpe Borghese, strategia della tensione, crack Sindona, caso Calvi, scalata ai grandi gruppi editoriali, caso Moro, mafia, tangentopoli.
Il 22 maggio 1981 scattò il primo ordine di cattura, ma Gelli risultò irreperibile. Venne arrestato a Ginevra più di un anno dopo, il 13 settembre 1982. Rinchiuso nel carcere di Champ Dollon, evase il 10 agosto 1983.
Il 21 settembre 1987 si costituì a Ginevra. Tornò a Champ Dollon, che lasciò il 17 febbraio 1988 estradato in Italia. L'11aprile ottenne la libertà provvisoria per motivi di salute. Il 16 gennaio 1997 ci fu un nuovo ordine di arresto, ma il ministero della Giustizia lo revocò: il reato di procacciamento di notizie riservate non era tra quelli per cui era stata concessa l'estradizione.
Il 22 aprile 1998 la Cassazione confermò la condanna a 12 anni per il Crack del Banco Ambrosiano. Il 4 maggio Gelli risultò di nuovo irreperibile: la fuga durò più di quattro mesi. Gli vennero concessi i domiciliari, che avrebbe scontato a Villa Wanda, la residenza dove è morto e che nell'ottobre 2013 gli venne sequestrata a conclusione di un'indagine per un debito col fisco.
La magione - nella quale tuttavia continuò a vivere - è rientrata nella sua disponibilità piena nel gennaio 2015 per la dichiarata prescrizione dei reati fiscali. Nell'aprile 2013 i pm di Palermo dell'inchiesta Stato-mafia lo hanno sentito per gli intrecci tra P2, servizi ed eversione.

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