Movimento 5 stelle, Pizzarotti avversario naturale di Di Maio?

Perché il sindaco di Parma è il competitor più pericoloso per il delfino di Casaleggio.

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05 Febbraio 2016

Federico Pizzarotti.

(© Ansa) Federico Pizzarotti.

Un Movimento 5 stelle al governo e un Movimento 5 stelle all'opposizione rappresentato da due consiglieri passati in minoranza.
Due gruppi: Parma in Movimento, che fa capo al sindaco Federico Piazzarotti, e Amici di Beppe Grillo, nato proprio in contestazione alla Giunta.
Entrambi perfettamente legittimi, visto che il Blog (per ora) tace. Non espelle, non diffida e non aggiunge postille ai post. Così come Luigi Di Maio, responsabile Enti locali, che continua a non rispondere ai messaggi del primo cittadino, l'ultimo durissimo in Facebook, come ha confermato a Lettera43.it il capogruppo Marco Bosi.
UN SILENZIO IMBARAZZANTE. Ed è proprio il silenzio dei vertici e la mancanza di una presa di posizione che imbarazzano. E non poco.
Questa la cronaca: il consigliere Mauro Nuzzo due settimane fa è stato espulso dal M5s targato Pizzarotti a causa delle sue ripetute posizioni contro la Giunta ed è passato al gruppo Misto non rinunciando però al simbolo del Movimento.
Per solidarietà, il 2 febbraio l'ha seguito a ruota il collega Fabrizio Savani, anch'egli critico nei confronti del primo cittadino.
Ma non è stato un fulmine a ciel sereno.
IL PRECEDENTE. Già nel 2014, infatti Nuzzo era stato cacciato da Parma in Movimento. Non solo si era astenuto dal voto sull’approvazione del bilancio previsionale, non certo un dettaglio, ma aveva pure accusato l'amministrazione di tradimento delle promesse elettorali e mancanza di trasparenza.
A salvarlo però era intervenuto il Blog. «Bocciatura netta delle modalità, e quindi dell’esito, del voto», recitava uno dei soliti Ps. «In merito ad alcune notizie riguardanti procedure di espulsione dal movimento si ricorda che le votazioni possono essere effettuate solo con il sistema operativo attraverso il blog e che ogni altra forma non ha validità».

Il post di Pizza che 'sfida' Di Maio

Luigi Di Maio, deputato del M5s.

(© Ansa) Luigi Di Maio, deputato del M5s.

Il risultato è che si è venuta a creare una situazione paradossale.
Per questo Pizzarotti a più riprese ha chiesto allo staff di intervenire per dirimere la questione. La risposta? Lo staff si è dato di nebbia e il direttorio pure.
E così questa volta il sindaco ha spiegato la faccenda locale in modo chiaro, con dati e percentuali. Il suo ragionamento però va ben oltre Parma e le sue spaccature, perché tocca nel vivo Di Maio e chiarisce la visione, o almeno un visione, del M5s.
LE PERCENTUALI CONTRO I DISSIDENTI. «Chi vota 75 volte su 100 con Forza Italia e Pd non può dirsi del movimento», ha attaccato il sindaco in Facebook.
«A ‪‎Parma‬ è avvenuto un fatto paradossale che non sarebbe mai dovuto accadere, ampiamente prevedibile e comunicato anticipatamente ai membri del direttorio e allo staff. Un consigliere ha deciso di uscire dalla maggioranza per collocarsi all’opposizione - Forza Italia e Pd - e assieme a un altro membro uscito due settimane fa ha formato un nuovo gruppo a nome del Movimento. In sostanza parlo di due consiglieri che non si presentano da oltre due anni alle riunioni di maggioranza, di cui uno per il 75% e l’altro per il 50% delle votazioni in Consiglio comunale hanno votato assieme alla minoranza Forza Italia e Pd».
REGOLE UGUALI PER TUTTI. Nonostante questo, ha continuato il sindaco, «mai è arrivata una presa di posizione da parte dei vertici del Movimento. In altri Comuni amministrati dal Movimento 5 Stelle, l’espulsione di alcuni consiglieri è avvenuta per un solo voto contrario alla maggioranza. Qui, ripeto, hanno votato contro il Movimento per la maggior parte delle volte, insieme a Forza Italia e Pd».
Ma c’è di più. «Di recente abbiamo adottato un regolamento del gruppo consiliare, assolutamente simile a quello del gruppo parlamentare 5 stelle, nel quale si dice che la posizione del M5s è decisa a maggioranza dal gruppo, e che in aula ci si deve attenere alle decisioni prese a maggioranza. Se le regole valgono, devono valere per tutti».
La faccenda, come ricorda il sindaco, è ben nota al direttorio.
E qui il salto di livello.
POSSIBILE EFFETTO BOOMERANG. «A breve andremo a elezioni in Comuni molto importanti quali Roma, Milano, Torino e Bologna ed è il momento di dimostrare che siamo in grado di governare», mette in guardia il Pizza. Paventando un possibile effetto boomerang.
E quindi l'affondo: «È importante che i responsabili territoriali prendano una posizione chiara e netta. Il silenzio fa il gioco dei partiti. Non si chiede altro che applicare le stesse identiche regole che si sono dati a Roma e che si sono applicate a Livorno. Cosa si aspetta a intervenire?». Detto fuori dai denti: «Luigi (Di Maio) cosa state aspettando? Pensate alle conseguenze di questo silenzio».

Di Maio e il caos sul territorio

Da sinistra: Di Battista, Grillo Di Maio.

Da sinistra: Di Battista, Grillo Di Maio.

Si tratta di una sfida a quello che è considerato il leader in pectore del M5s?
Dalla sua Pizzarotti ha una esperienza di amministratore in una città importante, la prima a guida pentastellata.
E con il suo richiamo alle regole raccoglie il consenso dei militanti e attivisti più «moderati». Quelli che poco si riconoscono nella comunicazione spesso di pancia di alcuni esponenti. Nei Vaffa e nella linea dura e pura a oltranza.
GLI ELETTORATI 5 STELLE. Un elettorato, quello pizzarottiano, di cui anche i vertici hanno tenuto conto. Non a caso Di Maio, con la sua cravatta e le sue comparsate televisive studiate, rappresenta proprio la faccia più istituzionale del M5s, così lontano dai Nick il Nero e dai 'manganellatori' romani alla Tinazzi dello storico MeetUp 878 per intenderci. Che sempre non a caso sono stati diffidati dallo staff.
Lo scontro Pizzarotti e Di Maio è dunque sullo stesso campo.
GLI ERRORI POLITICI. Solo che il campano come responsabile degli Enti locali, fanno notare alcune voci maliziose, «ha preso una cantonata dietro l'altra». Insomma, «tanta fuffa mediatica e nessun fatto», è la bocciatura senza se e senza ma.
Il caso Quarto è emblematico. E per fortuna, si sussurra in ambienti di palazzo, «che ben quattro membri del direttorio sono campani...».
Senza parlare di Roma, Napoli e Milano dove i candidati ancora non sono stati espressi o non sembrano essere «all'altezza» della sfida.
Un caos che, continuano i critici, è la prova del fallimento di Di Maio come responsabile proprio degli enti locali, del coordinammento tra politica nazionale e governo territoriale.
«PIZZA? L'AVVERSARIO NATURALE». «Il fatto è che Pizzarotti», spiega a Lettera43.it la senatrice ex pentastellata Maria Mussini, «è l'avversario naturale di Di Maio. Lo è anche se non vuole esserlo».
Ecco perché il sindaco di Parma è nel mirino dei vertici. E ora sta subendo «il silenziatore mediatico».
Nell'ottica grillina 'o con noi o contro di noi', anche cooptarlo, a questo punto, sarebbe inutile visto che la lotta per il potere sull'asse Roma-Milano è a dir poco «feroce».
E dire, ricorda Mussini, «che all'inizio nel M5s si discuteva se partecipare o meno alle Politiche, perché volevamo amministrare, cambiare le cose...».
La domanda a questo punto è una: perché Pizzarotti non si propone come leader di una nuova forza?
Al netto di considerazioni su gradimento, forza e sondaggi, chi lo conosce sostiene che non lo farà. «Perché deve andarsene lui?», è il ragionamento. «Se contribuisci a creare un progetto in cui credi e per cui hai sempre lavorato e combattuto, perché dovresti fartelo scippare?»



Twitter: @franzic76

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