Napoli, il Pd si spacca sulle primarie

La dirigenza il caso Bassolino è chiuso. Per la minoranza no. E anche a Roma è caos candidati.

09 Marzo 2016

(© Ansa)

Matteo Renzi l'aveva fatto capire. Le primarie, lui, le digerisce poco. E ancora una volta le consultazioni interne per la scelte del candidato comune rischiano di far esplodere il Partito democratico.
Era successo in Liguria, nel 2015, stavolta, il teatro dello scontro è Napoli, dove a dividere è la bocciatura del ricorso presentato di Antonio Bassolino dopo la pubblicazione dei video che mostravano un consigliere comunale offrire monete fuori da alcuni seggi.
I VERTICI: «VOTO REGOLARE». Per i vertici dem il caso è chiuso e «al netto di singoli episodi, il voto è stato regolare». Ancor meno degna di nota la vicenda delle tessere bianche per i gazebo romani.
La minoranza, invece, è pronta a sferrare l'attacco nella sua convention. «È grave che i vertici siano intervenuti prima della commissione di garanzia», ha sbottato Pier Luigi Bersani mentre a sinistra del Pd si susseguono contatti e incontri per decidere se e quanti candidati schierare alle comunali contro i dem.
Intanto Renzi è pronto a dare il suo aut aut nella direzione del 21 marzo: scegliete da che parte stare, non si può stare in un partito e dare addosso ai candidati scelti con le primarie.
Al netto dello scontro verbale, il timore del Nazareno è che possa ripetersi un caso Cofferati bis, ovvero che candidati sconfitti alle primarie, come l'ex leader Cgil a Genova, «scappino con il pallone» e corrano da soli.
BASSOLINO PRONTO AD ANDARE AVANTI. Girano rumors che Antonio Bassolino possa decidere di andare avanti. Ma è soprattutto a Roma che si guarda: Massimo Bray, dalemiano ed ex ministro, starebbe pensando di candidarsi in alternativa a Stefano Fassina, e anche Ignazio Marino non esclude un suo ritorno sulla scena capitolina. «Sarebbe un suicidio, non lo prendo neanche in considerazione come ipotesi accademica», ha tagliato corto il vicesegretario Lorenzo Guerini.
Ma tra i renziani, da tempo, gira il sospetto che Massimo D'Alema lavori «dentro e fuori il partito per sabotare» il Pd di Matteo Renzi.
Sospetti e accuse più da periodo congressuale che da vigilia di battaglia per le amministrative. Bersani, denunciando l'«irritualità» di prese di posizione a favore della regolarità delle primarie partenopee, è tornato a parlare di «un problema serissimo» causato da un «disagio degli elettori» per la metamorfosi del Pd che ha portato, secondo la minoranza, a una fuga dai gazebo.
CUPERLO VUOLE PORTARE IL CASO IN COMMISSIONE NAZIONALE. «La commissione di garanzia ha deciso con la saggezza che è propria degli organi di garanzia», ha ribattuto il capogruppo alla Camera Ettore Rosato.
E a Gianni Cuperlo, che vorrebbe portare il caso napoletano davanti alla commissione di garanzia nazionale, Guerini ha fatto sapere che «l'appello non è previsto», visto che è il comitato della coalizione locale a decidere.
Renzi per ora lascia parlare i suoi ed evita di intervenire direttamente. Ma certo sta diminuendo la soglia di sopportazione verso una minoranza che, sostengono i renziani, «non fa altro che attaccare il governo ed il Pd come se fosse il Movimento 5 stelle o Forza Italia».
L'incomunicabilità è totale in attesa del chiarimento politico in direzione. Fino ad allora è difficile che le acque si calmino. E l'ironia della sorte vuole che sabato 12 marzo, mentre la minoranza si riunirà a Perugia - presenti Bersani, D'Alema, Speranza e Cuperlo - per indicare un'alternativa al Pd di Renzi, reo di volersi trasformare nel Partito della Nazione 'piglia-tutto', il premier sarà nella casa d'origine degli ex Ds: il vertice del Pse a Parigi.

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