Napoli, quando il presepe diventa arma politica

Fontanelle di acqua «pubblica» e non «privata». Statuine arabe e anti-Lega Nord. Brani rap contro i «pastori», cioè sindaco e soci. Il Natale a Napoli è propaganda.

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13 Dicembre 2015

Statuine del presepe in via San Gregorio Armeno, a Napoli.

(© GettyImages) Statuine del presepe in via San Gregorio Armeno, a Napoli.

Abiti di broccato e occhi di brace, Benino disteso e angeli in volo, venditori di cipolle e re Magi.
E poi vignaiuoli e ciabattini, fabbri e arrotini, i pecorai e l’oste tutto guance rubizze e salsicce roteanti.
All’ingresso della casbah tre mandolini intonano la Marsigliese.
Perché «Parigi è vicina».
Ed è «come noi, una ex capitale sfregiata».
Belen, Samantha, Gonzalo Higuain.
Aurelio De Laurentiis che a grandezza naturale chiede l’elemosina è scomparso d’incanto dai vicoli.
C’è di nuovo Antonio Bassolino.
SILVIO C'È SEMPRE. E c’è ancora Silvio Berlusconi, ma senza il cagnolino Dudù.
La statuetta di Luca giace dormiente a due passi dalla sacra grotta col bue e l’asinello.
“Nennillo” stringe addosso a sé un presepe da due soldi: è piccolo, quasi una miniatura.
E sta per cadergli dalle mani. «Te piace ‘o presebbio?», recita una voce in sottofondo.
«No, ‘o presebbio nun me piace», è la risposta insolente.
COMPIANTO DE FILIPPO. Natale in casa Cupiello, le sue frasi cult, Luca che dorme, il presepe che va in frantumi: è così - con garbo e tenerezza - che i maestri artigiani di San Gregorio Armeno - la stradina dei pastori in questi giorni visitata da milioni di turisti e appassionati nel centro antico a Napoli - hanno voluto celebrare la scomparsa del figlio 68enne di Eduardo De Filippo, giunta improvvisa e ingrata quasi a ridosso delle festività natalizie.
Troppi anni fa, Massimo Troisi.
Poi, di recente, Pino Daniele.
Ora Luca De Filippo.
Statuine e rimpianti. Napoli sta perdendo a raffica i suoi figli più amati.
VELO DI MALINCONIA. E un velo di malinconia accompagna gli auguri, gli sfottò, le risate, la musica, gli struffoli, le luminarie e il finto scemo che a 70 anni sul marciapiedi ancora implora «’o ‘ppa’... ’o ‘ppa’!» (il pane... il pane).
Maurizio Travaglini, maestro d’arte: è famoso per i suoi presepi nudi, cioè senza pastori.
Maestro, che cos’è un presepe? «È sposalizio tra sacro e profano», risponde.
Ma perché senza i pastori? «Perché chi osserva si faccia lui pastore. E assista di persona al lieto evento».
POLEMICHE FRA ARTIGIANI. Mentre impazzano le polemiche fra gli artigiani tradizionalisti (gli Amici del presepe, i fratelli Capuano e altri), che ritengono squalificante riprodurre i personaggi dell’attualità o le cineserie, e i cosiddetti modernisti (i Di Virgilio, i Ferrigno, eccetera) che invece ritengono necessario stimolare contaminazioni, curiosità e mercato, la vera novità è quest’anno l’uso “politico” che si sta facendo del presepe, dei pastori e dell’indubbio fascino che l’antica arte ancora suscita fra le masse che si affollano nei vicoli.
VIGILI E TICKET (BOCCIATO). In una misura tale da rendere inevitabile il senso unico, l’ipotesi di imporre un ticket da 1 euro per l’ingresso (proposta bocciata) e l’uso di squadrette di vigili urbani impegnate h24 a regolamentare il cammino.

Fontane, cascate e pozzi per ricordare che l'acqua è «pubblica»

C'è anche il presidente francese François Hollande nei personaggi del presepe napoletano.

(© GettyImages) C'è anche il presidente francese François Hollande nei personaggi del presepe napoletano.

L’uso “politico” del presepe: ma che vuol dire?
Vuol dire, per esempio, spazio alle fontane d’acqua scrosciante, alle cascate, ai pozzi, alle lavandaie al ruscello, ai portatori di botti e alle brocche umide dai sorsi ristoratori: a San Gregorio Armeno - per decisione della giunta comunale e delle associazioni che animano i vicoli dei Decumani - il tema dominante intorno al quale sono realizzati i presepi artistici è l’Acqua, quella con la A maiuscola e  intesa come primario Bene pubblico.
Acqua, acqua, acqua.
La scelta del sindaco Luigi de Magistris è stata così netta da non ammettere repliche.
LA LOTTA DI ZANOTELLI. Tanto è vero che nel pomeriggio del 15 novembre, al tradizionale taglio del nastro per il via alle manifestazioni presepiali, è stato invitato in prima fila il padre comboniano Alex Zanotelli che da sempre si batte contro i tentativi di privatizzare la gestione dell’acqua potabile a Napoli e nelle terre del Mezzogiorno d’Italia.
Una scelta tutta “politica”, quella del sindaco.
DE LUCA APRE AI PRIVATI? Che è stata, peraltro, rafforzata dal blitz con cui il Consiglio regionale della Campania, la cui giunta è presieduta dal salernitano Enzo De Luca, ha discusso e avviato ad approvazione una legge sulla gestione dell’acqua che - secondo i critici - rimette in discussione il principio secondo cui il Bene Acqua è pubblico e tale - nel rispetto dei risultati del referendum del giugno 2011 - dovrebbe rimanere.
«NOI FEDELI AL REFERENDUM». «È da ricordare», fanno notare a Palazzo San Giacomo, sede del Municipio, «che Napoli è l’unica grande città italiana ad aver finora tenuto fede al mandato referendario e ad aver chiuso le porte all’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua, nel cui ambito coltivano rilevanti interessi gruppi e imprenditori del calibro del costruttore e finanziere romano Francesco Gaetano Caltagirone (proprietario, tra l’altro, del quotidiano Il Mattino di Napoli, ndr)».
Al tema dell’acqua pubblica sono dedicate anche le luminarie accese nel centro antico.

Tra terrorismo e camorra la parola d'ordine è: nervi saldi

La via dei presepi che a Napoli attira ogni anno milioni di visitatori.

(© GettyImages) La via dei presepi che a Napoli attira ogni anno milioni di visitatori.

Il clima, anche in relazione alle tragedie perpetrate dal terrorismo islamico, è improntato alla sobrietà e alla moderazione.
Il centro antico di Napoli è tra l’altro in balìa delle locali faide di camorra, delle paranze dei bambini-boss e delle cosiddette “stese”, le sparatorie inventate dai guaglioni per spaventare la gente.
Perciò la parola d’ordine è: nervi saldi.
E niente iniziative sbagliate.
Eppure non mancano i motivi di polemica.
LITE SUI CASOTTI DI LEGNO. Anzi, uno scontro dai toni accesi è esploso tra presepiai e amministrazione comunale sui casotti di legno in stile Trentino Alto Adige che l’assessore al ramo, Enrico Panini, avrebbe voluto imporre a tutti allo scopo «di garantire ordine e omogeneità nei vicoli».
È perfino inutile rilevare che alla fine hanno avuto la meglio i pastorai, che hanno potuto esporre la loro merce sulle solite bancarelle impegnandosi a una generica «omogeneità formale».
Discussioni ha suscitato anche qualche presepe esposto a scuola in cui i pastori hanno tratti somatici palesemente arabi o medio-orientali.
Ormai ricorrente (e «innocuo») appare invece il presepe col bambin Gesù di colore.
MUSICA RAP ANTI-POLITICI. Ma a “eccitare” gli animi sta contribuendo non poco un brano musicale che impazza nei vicoli e sta ottenendo un successo inaspettato: si intitola, riecheggiando la frase cult della commedia di Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello: «È bello ‘o presepio. Ma so’ i pastori cà nun so’ “bbuoni”» («È bello il presepe, ma sono i pastori che non sono buoni»).
Trattasi di un curioso brano rap “recitato” e cantato da Gianluca Manzieri, un entertainer locale molto popolare fra il pubblico delle radio locali, che insieme con il figlio lancia scherzosamente (ma non troppo) critiche e invettive all’indirizzo degli abitanti e di chi comanda a Napoli e nel Sud d’Italia.
MOLTO DA FARSI PERDONARE. Il presepe è bello, i pastori no: cioè, questi luoghi sono splendidi, ma chi ci vive o li amministra ha molto da farsi perdonare.
Il brano, che volutamente non è stato lanciato online e non si trova neanche su YouTube, è mandato in onda solo nel corso della trasmissione condotta da dj Manzieri.
Che da settimane sta facendo il pieno di ascolti.
VERSIONE FASHION STYLE. Presepi e politica.
A Caserta sta facendo rumore un presepe esposto nel Santuario di Sant’Anna: al posto della sacra famiglia ci sono due manichini vestiti con abiti moderni.
Invece della mangiatoia, c’è una culla di legno. Invece che il bue e l’asinello, un tappeto morbido e caldo.
Presepe fashion style: ma che vuol dire? Per molti, è una furbata pubblicitaria.
Per gli autori, invece, dovrebbe far pensare a «un messaggio contro il Natale consumistico».
E lo stare in piedi di Giuseppe e Maria rappresenterebbe «lo stress in cui tutti oggi viviamo». Sul web il dibattito infuria.

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