Negoziati Cuba-Usa, in difficoltà l'asse bolivariano

La normalizzazione dei rapporti ha ripercussioni in tutta l'America Latina. Le Farc hanno annunciato il cessate il fuoco.

18 Dicembre 2014

Le bandiere dei Paesi del Mercosur.

Le bandiere dei Paesi del Mercosur.

Il disgelo tra Stati Uniti e Cuba, ufficializzato dai discorsi di Barack Obama e Raul Castro, ha spiazzato e messo in difficoltà i Paesi del cosiddetto asse bolivariano, composto da Venezuela, Bolivia ed Ecuador, orfani dell'isola di Fidel.
La svolta diplomatica è destinata ad avere ripercussioni in tutta l'America Latina, una regione dove il posizionamento riguardo a Washington ha sempre avuto riflessi politici, economici e ideologici determinanti.
MERCOSUR RIDIMENSIONATO. Una prima conseguenza si è avuta immediatamente mercoledì 17 dicembre al vertice del Mercosur, il blocco economico integrato composto da Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay e Venezuela (imminente l'ingresso della Bolivia), in corso nella città argentina di Paranà. L'agenda dell'incontro è stata subito ridimensionata. I discorsi sull'integrazione regionale e il necessario rilancio di un organismo che molti considerano ingessato e inefficace sono stati spazzati via dalle novità annunciata da Castro e Obama. I leader regionali, di colpo, hanno avuto ben altro da commentare.
MADURO: «VITTORIA STORICA DI FIDEL». Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, pur riconoscendo «il gesto coraggioso di Obama» ha salutato il disgelo fra Cuba e Usa come «una vittoria storica di Fidel e del popolo cubano». Una posizione condivisa dalla presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner e dai suoi colleghi di Bolivia ed Ecuador, Evo Morales e Rafael Correa.
ANTIMPERIALISMO IN CRISI. Lo storico riavvicinamento fra Washington e L'Avana ha messo in crisi il dogma antimperialista che caratterizza l'asse bolivariano creato da Hugo Chavez, che ha funzionato da collante per la sinistra latinoamericana per decenni. Molti analisti hanno letto l'avvio di relazioni normali con gli Stati Uniti anzitutto come una mossa astuta e pragmatica di Castro, per evitare che un eventuale collasso economico in Venezuela, accelerato dal crollo del prezzo del greggio, portasse a un nuovo periodo di crisi a Cuba comparabile con il 'periodo speciale' che seguì la dissoluzione dell'Urss, partner strategico del castrismo dagli Anni 60.
ROUSSEFF OTTIMISTA. La svolta è stata salutata con ottimismo, invece, da Dilma Rousseff, il cui governo ha scommesso sulle riforme economiche a Cuba. Investimenti brasiliani miliardari stanno prendendo forma nella zona di libero scambio che si sta costruendo intorno al porto di Mariel, a 25 chilometri dall'Avana.
Lo stesso ottimismo è condiviso dal presidente colombiano Juan Manuel Santos, che si sta giocando tutto il suo prestigio politico sul successo della trattativa di pace con le Farc, una partita in cui il ruolo di Cuba è stato cruciale.
LE FARC HANNO ANNUNCIATO IL CESSATE-IL-FUOCO. La guerriglia marxista, in contemporanea all'annuncio della distensione tra Usa e Cuba, ha proclamato un cessate il fuoco sine die. Lo stesso presidente dell'Uruguay, José Mujica, giunto ormai alla fine del suo mandato che si concluderà a marzo 2015, ha potuto sottolineare con soddisfazione di aver anche lui messo «il suo granello di sabbia» per arrivare a un avvicinamento, accettando di accogliere sei ex detenuti di Guantanamo. In cambio, aveva chiesto a Obama di porre un termine all'embargo contro l'isola e liberare gli agenti dell'intelligence castrista condannati per spionaggio in Florida.

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kensan 18/dic/2014 | 20 :11

Ho letto solo questo dell'articolo e lo definirei spazzatura:

«Lo storico riavvicinamento fra Washington e L'Avana ha messo in crisi il dogma antimperialista che caratterizza l'asse bolivariano creato da Hugo Chavez, che ha funzionato da collante per la sinistra latinoamericana per decenni.»

Il vero è semmai il contrario ovvero che l'isolamento USA da parte dell'America ha costretto l'amministrazione USA a un dietro front. L'America è il Brasile, l'Uruguay, la Bolivia, l'Argentina, Cuba, il Venezuela e tutte le nazioni del mercosur, dell'alleanza bolivariana, di tutti gli indigeni e anche del popolo resistente messicano che che comunque ha capi corrotti che si alleano con gli Yankee.

it.wikipedia.org/wiki/Mercosur

Il Mercosur (dizione spagnola, Mercosul secondo la dizione portoghese) è il mercato comune dell'America meridionale[1]. Ne fanno parte in qualità di Stati membri Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Sono inoltre Stati associati la Bolivia e il Cile (dal 1996), il Perù (dal 2003), la Colombia e l'Ecuador (dal 2004).

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