Olimpiadi Roma 2024, i conti che non tornano

Il comitato pro Roma 2024 è ottimista: solo 5,3 miliardi di costi, +177 mila posti. Ma nel 2012 la stima era di 8 miliardi. E i casi di Londra e Rio non incoraggiano.

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18 Febbraio 2016

Un momento della presentazione del dossier della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.

(© Ansa) Un momento della presentazione del dossier della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.

Non dite a Luca Cordero di Montezemolo che Dilma Rousseff prometteva mirabolanti affari per il suo Paese grazie al Mondiale di calcio 2014 e che adesso il Brasile non soltanto è in recessione, ma per qualcuno potrebbe anche rinunciare anche ai Giochi di Rio 2016.
Perché gli organizzatori di Roma 2024 sono a dir poco ottimisti: presentando a Losanna la candidatura, Montezemolo, in veste di presidente del comitato promotore, ha fatto intendere che i Giochi olimpici nella Capitale avranno spese contenute e massimizzeranno gli introiti più di ogni aspettativa.
Il contrario di quanto avvenuto gli ultimi anni.
A ROMA +0,4% PIL. Davanti al Comitato olimpico internazionale (Cio) ha promesso che, da qui all’accensione della fiaccola, si sarebbero creati 177 mila posti di lavoro.
Ha aggiunto che l’evento avrebbe generato soltanto a Roma città un surplus di Pil dello 0,4% annuo.
Solo 5,3 miliardi di costi (di investimento e operativi), mentre gli organizzatori, cioè lo Stato, si dovrebbe accollare 2,1 miliardi di spesa soltanto per «il costo per gli impianti permanenti». Che è la voce del budget più onerosa.
MONTI DISSE NO. Di primo acchito, e guardando questi dati, l’economista Pierpaolo Benigno sottolinea che, «almeno sul versante dell’occupazione, sembrano numeri impegnativi. Ma poi bisogna vedere quali attività sono state considerate nella valutazione di impatto economico».
Benigno, professore di Economia alla Luiss di Roma, partecipò alla commissione guidata da Marco Fortis che nel 2012 calcolò quale impatto finanziario avrebbe avuto la candidatura di Roma per i giochi del 2020.
Per la cronaca, quello studio rafforzò la convinzione dell’allora premier Mario Monti a fare un passo indietro.


La vecchia stima parlava di 8,2 mliardi di spesa

Luca Cordero di Montezemolo.

(© Ansa) Luca Cordero di Montezemolo.

Fortis e gli altri esperti (oltre a Benigno c’erano Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro, Giulio Napolitano e Lanfranco Senn) segnalararono una spesa complessiva di 8,2 miliardi di euro, dei quali 4,7 in capo ai contribuenti.
Per quanto riguarda gli introiti le voci dirette (diritti sponsor e tivù, biglietti, sponsor locali e lotterie e ricavi da valorizzazioni immobiliari) si stimò un incasso da 3,5 miliardi, mentre si sarebbe generato un maggior importo erariale per 4,6 miliardi di euro.
In estrema sintesi, il “saldo” era di un +1,2 punti di Pil dal 2012 al 2025 (con una crescita soltanto nel Lazio del +6,1%) e un aumento di posti per 140 mila unità.
SICURI DEL VOLANO? Pierpaolo Benigno spiega che collegare il termine volano a quello Olimpiadi è un’operazione meno semplice di quanto si possa immaginare: «Chiaramente l’organizzazione dei Giochi comporta un incremento di spesa pubblica, che in parte può essere autofinanziata. Come moltiplicatore gli effetti non sono lineari: non sono sul lungo periodo e non sempre c’è un aumento della produttività. Discorso opposto rispetto a quanto avviene con un’autostrada o delle start up tecnologiche: all’inizio il beneficio è soltanto sul versante dell’innovazione, ma nel tempo questo genera altre imprese e di conseguenza nuovi posti».
LAVORO MENO STABILE. Certamente più stabili di quelli creati da un evento come i Giochi, «che impiegano soprattutto personale a minore intensità di lavoro, che pure servono a un Paese come l’Italia che deve puntare sul turismo».


Per il team Quintieri investimento minimo di quasi 4 miliardi

Giovanni Malagò.

(© Ansa) Giovanni Malagò.

Il team di economisti guidati da Beniamino Quintieri invece ha stimato costi di investimento pari 3,897 miliardi di euro, spese impreviste pari a 1,364 miliardi e costi operativi a 2,184 miliardi.
Sul versante degli introiti 615 milioni arriveranno da forme di National sponsorship, 74 milioni attraverso il merchandising, 346 dai biglietti venduti a spettatori italiani, 95 milioni da quelli comprati dai turisti.
Il contributo del Cio sarà pari a 1,046 miliardi, mentre il solo Villaggio Olimpico farà incassare 78 milioni.
Dallo Stato arriveranno 2,212 miliardi.
Il gettito fiscale aggiuntivo sarà pari a 1,151 miliardi, mentre dalle casse pubbliche dovrebbero arrivare altri 1,364 miliardi per le emergenze.
NON SEMPRE È VANTAGGIOSO. Non sempre le Olimpiadi restituiscono agli organizzatori quanto speso.
Emblematico il caso della Gran Bretagna, il primo Paese europeo a ripartire dopo la crisi.
Nel 2012 ha segnato nel trimestre post evento una crescita di un punto percentuale di Pil.
Il governo Cameron, sempre negli anni scorsi, si è vantato di aver impegnato 10 miliardi per le infrastrutture, ma di avere avuto un ritorno superiore ai 12 miliardi tra contratti commerciali chiusi nei giorni dei Giochi, investimenti interni e appalti vinti da aziende britanniche nell'organizzazione di altri Giochi.
Senza contare però che il governo locale ha speso altri 10 di miliardi di euro per la sicurezza.
UNA METROPOLI PIÙ MODERNA. Detto questo Londra, dopo le Olimpiadi, era diventata la metropoli più alla moda nel mondo, con nuove attrattive che hanno richiamato cervelli e turisti dagli altri Paesi.
«Per l’Italia un evento del genere», nota Benigno, «ha una valenza maggiore, visto che è bassissimo il livello di spesa destinata alle infrastrutture».
Non a caso a Roma le ultime grandi opere viarie sono state realizzate proprio per le Olimpiadi del 1960.
«Paghiamo», conclude l’economista, «un forte gap sul versante della programmazione strategica: da noi lo sviluppo della città segue una direttrice a raggio. Senza però preoccuparci di portare nelle periferie le reti di trasporto o i servizi».


Twitter @FrrrrrPacifico

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