Pd, tra Renzi e Bersani è guerra alle radici

Il premier: «Chi chiede rispetto per l'Ulivo, lo ha distrutto». Bersani: «Ha passato il segno».

12 Marzo 2016

Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

(© Imagoeconomica) Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

Uno scontro alle radici, letteralmente. Tra Roma, dove Matteo Renzi ha parlato alla scuola formazione dei giovani Pd, e San Martino in Campo, dove Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani hanno partecipato all'incontro della sinistradem va in scena un botta e risposta tesissimo sull'Ulivo, sulla creatura politica prodiana che è stata la premessa per la nascita del Partito democratico.
Il primo attacca: «Chi chiede rispetto per l'Ulivo lo ha distrutto». Il secondo replica visibilmente irritato: «Noi lo abbiamo fatto l'Ulivo e abbiamo battuto due volte Berlusconi. Renzi si ricordi che sta seduto sulle spalle di qualcuno». E poi a margine, ancora sul premier: «Sta passando il segno, se tocca l'Ulivo ci sentiamo». Sempre più lontane le due anime dem. 
MI MANDINO A CASA AL CONGRESSO. Dalla Capitale il premier gela la minoranza con poche parole. Lo scontro interno al Pd ? Una «realtà parallela». Ma l'affondo sugli avversari dentro al partito attraversa tutto il ragionamento di Renzi, lungo quasi due ore.
Non pensino di «usare strumentalmente» le amministrative, è l'avvertimento: «Chi vuole mandarmi a casa la battaglia la farà al congresso del 2017». Il riferimento è agli attacchi sulle primarie di Roma e Napoli.
RENZI IN DIFESA DI ORFINI. Il segretario difende il principale bersaglio di D'Alema, Matteo Orfini («Negli ultimi tempi son sempre d'accordo con lui...») e contrattacca: «C'è un disegno per screditare le primarie, come a Genova con Cofferati. Possiamo parlare di regole, ma mettere in discussione le primarie offende la democrazia». Il premier rivendica di aver accettato la sconfitta contro Bersani (anche se in qualche regione «si erano bruciati i verbali») e avverte: «Chi perde fa una battaglia nel partito». Renzi ricorda che il risultato delle comunali non riguarda il governo, mentre se perderà il referendum costituzionale andrà a casa.
IL SALUTO FREDDO TRA BERSANI E D'ALEMA. Negli stessi minuti in cui il segretario Pd parla da Roma, a San Martino in Campo D'Alema arriva a discutere di politica estera. Bersani e il lider Maximo chiedono entrambi «un rilancio», e una «raddrizzata» a sinistra. Ma la linea della minoranza riunita a Perugia non è la stessa dell'ex premier. «Servono idee nuove per rilanciare la sinistra, senza ripercorrere ricette sperimentate da altri o anche da noi in altre epoche», scandisce D'Alema. L'ex segretario vuole la battaglia interna, l'ex premier pensa a una forza alternativa. E il saluto tra i due è freddo. I bersaniani valutano come comportarsi sul referendum, se l'Italicum non sarà cambiato. Dice Bersani sulla legge elettorale: «Ne penso tutto il peggio possibile. M5s e destra rischiano di prendere tutto al ballottaggio». Tutto insomma, fuorché, un ramoscello d'Ulivo. 

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new zealand 14/mar/2016 | 11 :04

Primarie alla dalemiana e primarie all’americana
cosa vuole la sinistra PD, D’Alema e C, è semplice: la lottizzazione delle poltrone, tot a me e tot a te.
Le primarie devono essere organizzate dalla segreteria del partito in perfetto stile PCI: un candidato vincente e uno perdente. Il partito ci guadagna l’€ che il cittadino paga per votare, e sui giornali tutti a dichiarare una finta competizione.
La visione di Renzi è opposta, si compete realmente e chi vince, vince.
Al di la di questo o quel sindaco, parliamo di due modi di intendere il partito, di selezionare la classe dirigente, di fare politica.

Canoi 13/mar/2016 | 10 :12

D'Alema è bollito, Bersani lessato; Berlusconi un morto che cammina, Salvini non sa gestire il suo segretario. Su tutti si erge il bischero che parla per due ore per dire nulla. Intanto il PD non esiste più sostituito da una accozzaglia di ex democristiani reduci dalla distruzione della DC. Intanto abbiamo un problema con i profughi, uno con la Libia, uno con la più potente deindustrializzazione dopo quella britannica fatta dalla Thatcher, un altro con la più devastante crisi dell'agricoltura. Ma siamo felici perché finalmente anche i pederasti potranno comprare i figli. La BCE mette in campo una manovra finanziaria, molto rischiosa, per controllare e ridurre il debito degli Stati e nessuno ne parla. Basta così è domenica e c'è un po' di sole.

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