Yoram Gutgeld: «Matteo Renzi può far fare lo scatto culturale al Pd»

Il guru economico del sindaco di Firenze sul piano anti-crisi.

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28 Giugno 2013

Yoram Gutgeld, 53 anni di cui 24 passati alla McKinsey, società di consulenza in cui si sono formati molti top manager italiani (da Corrado Passera ad Alessandro Profumo), eletto deputato tra le fila del Partito democratico alle ultime Politiche, è il principale consigliere economico di Matteo Renzi.
Con il sindaco di Firenze, l'ex Mcboy aveva già collaborato durante le primarie, ispirando molte delle proposte portate avanti dal rottamatore.
IL DOCUMENTO ECONOMICO. Ora, con l'avvicinarsi della partita congressuale, Gutgeld è tornato in campo con un documento di oltre 50 pagine, anticipato dal Foglio, che sarà la base del programma economico di Renzi. Titolo: «Come far ridere i poveri senza far piangere i ricchi».
Una filosofia che richiama il pensiero di un grande del riformismo europeo, il socialdemocratico svedese Olof Palme, premier dal 1969 al 1972 e assassinato nel 1982: «Bisogna combattere la povertà, non la ricchezza».
STATO SOCIALE COME FATTORE DI SVILUPPO. «Vorrei una sinistra che rimetta al centro lo stato sociale come fattore di sviluppo, che parli di produttività e flessibilità in modo concreto e non ideologico», dice Gutgeld a Lettera43.it. «Renzi può far fare questo scatto culturale al Pd. Se le regole saranno aperte, per me è giusto e necessario che Matteo si candidi alla guida del partito».
E aggiunge: «Sarebbe difficile per lui governare un Paese senza il sostegno di un partito forte, o peggio ancora con un partito che va per conto suo. Funziona così in tutti i Paesi Ue, il premier è anche segretario di un grande partito».
L'ITALIA NON PUÒ ASPETTARE. Nel frattempo, però, l'Italia non può aspettare: «La posizione di Berlusconi che dice: 'Sforiamo il tetto del 3%' è populista è demagogica. L'Europa non è né la colpa né la soluzione dei nostri mali. Dobbiamo cominciare a fare le cose che servono al Paese e che solo noi possiamo realizzare».

 


DOMANDA. Come giudica l'operato del governo Letta?
RISPOSTA. Penso che in poco tempo abbia fatto molto. Ha rifinanziato la cassa integrazione, cominciato a risolvere il problema dei precari della pubblica amministrazione, e licenziato il decreto del fare che contiene una serie di misure positive come la riduzione del conto energetico di 500 milioni di euro. Certo, per rilanciare il Paese servono mosse forti.
D. Quali sono le priorità?
R. Il contrasto all'evasione fiscale. Anzi, per dirla meglio il rafforzamento della fedeltà fiscale con l'introduzione di una serie di misure come, per esempio, la fatturazione elettronica, la tracciabilità dei pagamenti, la riduzione dell'uso del contante.
D. Ne parlano tutti i governi da sempre, ma i conti alla fine non tornano mai. Siamo a 120 miliardi di euro di evasione all'anno.
R.
L'evasione è enorme ed è molto aumentata in questi anni anche a causa delle misure prese dal governo Berlusconi-Tremonti che hanno smontato gli interventi messi in campo da Prodi. È un tema sul quale bisogna agire subito.
D. A breve si discuterà la revisione della delega fiscale. Quali modifiche dovrebbero essere introdotte?
R. Innanzitutto occorre semplificare il rapporto tra contribuente e fisco, ma bisogna anche recuperare risorse da investire nella riduzione dell'Irpef per le fasce medio basse. Questa per me è la mossa fondamentale. Inoltre è possibile agire sul fronte dismissioni.
D. Le dismissioni erano state un cavallo di battaglia anche del governo Monti, poi non se n'è fatto più nulla.
R. Parliamo spesso di caserme, aziende di Stato, municipalizzate. Ma c'è tutta un'area di cui si discute pochissimo: il patrimonio residenziale dello Stato, a partire dalle case popolari, che sarebbe più facile valorizzare.
D. Come?
R. Abbiamo un patrimonio di case popolari stimato tra i 30 e i 50 miliardi di euro, che peraltro allo Stato costa mantenere. Offriamo in vendita tutte le case popolari agli inquilini a un prezzo di stra-favore. Questo permetterebbe di incassare un bel po' di miliardi, e agli inquilini di avere una proprietà. Il tutto sgravando lo Stato dai costi di manutenzione.
D. È favorevole anche alla dismissione delle quote possedute dallo Stato in aziende come Eni, Enel e Finmeccanica?
R. L'ipotesi richiede una attenta valutazione, perché queste società operano tutte in settori molto delicati dell'economia nazionale. Tendenzialmente, però, sono favorevole.
D. Se è così semplice dismettere il patrimonio residenziale perché non si è ancora fatto?
R. Il funzionamento della politica è estremamente lento. Si dovrebbe intervenire per velocizzare la macchina e legiferare molto di più. Ma c'è anche un altro problema.
D. Quale?
R. Governo e parlamento sono spesso subissati di emergenze che ovviamente vanno risolte ma che non lasciano spazio per occuparsi delle riforme più strutturali. Bisogna darsi delle priorità.
D. A sinistra come a destra, molti sostengono che la crisi sia in buona parte da attribuire ai vincoli di bilancio imposti dall'Unione europea a guida tedesca.
R. Sulla questione del tetto del deficit al 3% credo si faccia molta propaganda. Sul ruolo della Bce, invece, c'è molto da fare.
D. Berlusconi ha chiamato alla battaglia: «Sforiamo il limite del 3%, tanto non potranno cacciarci dall'Europa».
R. La posizione di Berlusconi è totalmente populistica e demagogica. Se si dovesse sforare, lo spread salirebbe. È un'ipotesi impraticabile. Il nostro problema non è il vincolo europeo, ma che non cresciamo. Abbiamo un debito al 130% del Pil. Poi per carità il tetto del 3% non è un numero sacro.
D. C'è il rischio di sforarlo?
R. Sono in molti a ritenere che già quest'anno potremmo andare sopra il 3%. In ogni caso non possiamo cominciare a spendere soldi aumentando il debito in modo incontrollato. La nostra vera battaglia in Europa deve essere sulla Bce.
D. Può spiegare meglio?
R. La Fed americana, la Bank of Japan e la Bank of England stanno inondando il mercato di moneta. Questo fa sì che le valute si deprezzano e che l'euro si rafforzi. La Bce invece ha poteri molto limitati per iniettare liquidità nei mercati. E per noi è un problema.
D. La Germania è nettamente a contraria a trasformare la Bce in un banca centrale sul modello della Fed americana. Dopo le elezioni tedesche sarà possibile una svolta?
R. Non credo, chi lo pensa si illude. Ci vorranno anni per cambiare lo statuto della Bce, ma intanto dobbiamo darci da fare per risolvere i problemi in Italia.
D. E da dove si parte?
R. Da un orizzonte di tre-cinque anni per la revisione della spesa pubblica e la riorganizzazione dello stato sociale, per offrire servizi migliori a minor costo. Poi la vendita del patrimonio residenziale dello Stato e la fedeltà fiscale. Il nostro vero problema di competitività nasce dal fatto che abbiamo un 1% di inflazione più della Germania ogni anno, che equivale a una «tassa» di 80-90 miliardi sulle imprese. Questo è dovuto all'alto costo dei nostri servizi, sul quale si può intervenire a costo zero.
D. Liberalizzando?
R. No, cambiando le regole. Faccio un esempio: l'assicurazione auto costa alle famiglie italiane 22 miliardi l'anno, il doppio della Francia.
D. Perché?
R. Perché non c'è ancora una commissione antifrode. Non ci sono carrozzerie convenzionate perché i carrozzieri si oppongono e questo fa lievitare i prezzi. E poi soprattutto abbiamo tabelle di risarcimento danni gravi e morte che sono da due a 10 volte più alte di quelle dell'Europa.
D. Un problema di concorrenza?
R. No, come dicevo si tratta di regole. Modificandole, potremmo ridurre il costo delle assicurazioni auto di almeno 4 miliardi.
D. Si può tagliare la spesa pubblica senza distruggere il welfare?
R. Si può e si deve. Sulla sanità e sulla assistenza sociale siamo sotto il livello accettabile, quasi in violazione del diritto costituzionale alla salute. Il 60% delle visite specialistiche è pagato interamente dai cittadini, il che vuol dire che mentre i ricchi pagano, i poveri non si curano.
D. Cosa andrebbe fatto?
R. Cambiamenti strutturali. Per esempio curare i malati cronici a casa con la telemedicina e non in ospedale. Questo aumenterebbe la qualità del servizio riducendo i costi. E poi ripensare l'assistenza: spendiamo oltre 17 miliardi all'anno di assegni di accompagnamento per i non autosufficienti.
D. Che paga l'Inps.
R. L'Inps paga l'assegno, la famiglia a sua volta paga una badante, magari straniera, spesso in nero. Sono soldi che non vengono reimmessi nel circuito dell'economia. Bisogna cambiare il meccanismo: io Stato non ti do i soldi ma ti offro il servizio di assistenza. Personale possibilmente italiano, un assistente per tre o quattro pazienti, in modo da creare lavoro e risparmiare.
D. Insomma dobbiamo reinventare il nostro Stato sociale.
R. Sono contrarissimo al modello privatistico all'americana dello Stato sociale. Questo non significa che non ci possano essere fornitori privati di servizi, ma regolamentazione, finanziamento e governance spettano al pubblico.
D. Un altro nodo è rappresentato dagli ammortizzatori. Ichino, per esempio, sostiene che la cassa integrazione in deroga sia uno spreco.
R. La cassa integrazione sicuramente va riformata e migliorata, ma non possiamo lasciare le persone senza protezione. Quanto al lavoro credo che i grandi problemi dell'Italia non stiano nelle regole del mercato. Il loro ruolo è stato enfatizzato nel dibattito politico. Certo, sarebbe utile avere un po' più di flessibilità, e questo anche la sinistra deve capirlo.
D. Cambierebbe l'articolo 18?
R. No, ma per i nuovi assunti vanno sostenuti i contratti a tutele crescenti.
D. La sinistra Pd, Fassina in testa, sostiene da sempre che i contratti precari debbano costare di più.
R. Non funziona. Bisogna invece incentivare i contratti stabili, farli costare meno. Ovviamente servono risorse.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

pidario 28/giu/2013 | 15 :46

Un buon avvio perchè il Paese possa riprendersi
Abbastanza daccordo con Gutgeld anche se un breve articolo non può spiegare tutto..

ottomorselli 28/giu/2013 | 15 :07

McKinsey??
D. Quali sono le priorità?
R. Il contrasto all'evasione fiscale.
....Ottimo, un altro che parte con il piede giusto. Ma non sarà che invece di Mckinsey ha lavorato da McDonald's ??
Avanti così che ne vedremo delle belle...

Gusbrabnd 28/giu/2013 | 13 :40

I FISSATI DELLA FLESSIBILITA!
Ancora con sta storia della flessibilità sul lavoro! Non vi è bastato distruggere il lavoro con la vostra mania di flessibilità? Cosa ha portato fino ad ora? Ad avere meno lavoro e tanti precari. Siete voi i distruttori del lavoro e della società. Il castoro può solo essere solo usato da voi, per distruggere completamente le società.

Ciran 28/giu/2013 | 13 :14

Altre parole chiave sono delle vere caxxate...
tipo uno Stato Badante...Dio mio!...se da vecchio dovessi aspettare l'aiuto dei fancazzari...beh spero che per allora sia legalizzata l'eutanasia.

Ciran 28/giu/2013 | 13 :11

Alcune parole-chiave sarebbero giuste
altre sono scomparse...ad esempio perché le nostre impresucole dei PRENDITORI di Stato sono SOTTOCAPITALIZZATE ed indebitatissime? Perchè pochi si quotano in Borsa, per evitare di dover collaborare con altri soggetti? Perché siamo in cronico ritardo con gli investimenti-PRIVATI nel settore dell'elettronica, informatica (eppure spendiamo un botto per i cellulari e altri gadget)?

Canoi 28/giu/2013 | 12 :59

McKinsey.
Ecco, mi mancava. Da dove arriva la supponenza condita di niente, le soluzioni senza analisi delle condizioni originarie. il marketing plan politico senza scelte del rottamatore Renzi?. Pareva dal suggeritore ex Berlusconiano, poi Serra (ma si rende conto?) e invece è un po' di tutti questi messi assieme ma con un legame unico: McKinsey. Gli specialisti del nulla, i maestri della presa del potere per fare nulla; una casta autoreferenziale, integrata, solidale. Sono quelli a cui si attagliano perfettamente le regole di Peter, prima fra tutte quella che obbliga il potere agli incompetenti. Caro Renzi hai perso un voto.

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