Politica
IL PROFILO
Peña Nieto, il Cav latino
Giovane, ricco, donnaiolo: chi è il neopresidente del Messico. Il suo rivale lo accusa: «Ha comprato 1 milione di voti».
di Marco Todarello
Non c’è politica senza culto dell’immagine, e il neopresidente del Messico Enrique Peña Nieto - eletto il primo luglio, facendo tornare il Partito rivoluzionario istituzionale al comando dopo 12 anni di assenza - ne è la piena dimostrazione.
Giovane, telegenico ed elegante, l’avvocato 45enne è capace di suscitare nell’animo dei messicani le stesse emozioni di una rockstar.
IL «LUIS MIGUEL DELLA POLITICA». Per i suoi modi gentili è stato definito il «Luis Miguel della politica», e nelle uscite pubbliche si intrattiene a lungo tra gli abbracci delle donne, autografi e fotografie di rito.
Un potere mediatico indiscutibile e sostenuto dall’alleanza con Televisa, principale gruppo editoriale del Paese, nella quale Peña Nieto ha investito parecchio denaro per assicurarsi una campagna televisiva favorevole.
PER LA CAMPAGNA SPESI 36 MLN DI DOLLARI. Secondo alcuni documenti riservati pubblicati da Il Guardian, a partire dal 2006 Peña Nieto avrebbe pagato al gruppo 36 milioni di dollari per la realizzazione di articoli, interviste e servizi televisivi con l'obiettivo di accrescere il suo prestigio a livello nazionale e screditare il candidato della sinistra Andrés Manuel López Obrador.
IL CONTRATTO CON I MESSICANI. Agli italiani per certi versi può ricordare l’ex premier Silvio Berlusconi. Tanto più che anche Nieto ha deciso di firmare davanti a un notaio, in diretta tivù, il suo «patto con i messicani» contenente le sue promesse per i prossimi sei anni, consolidando la propria immagine di funzionario affidabile. «Tu mi conosci, e sai cosa riuscirò a fare», ripeteva l’ossessivo slogan su radio e tivù.
Il delfino del «grupo Atalmulco»
Nato nel 1966 nella città di Atlacomulco, Peña Nieto si è formato politicamente in quello che gli analisti chiamano «El grupo Atlacomulco», cioè una parte della vecchia guardia del Partido revolucionario institucional (Pri) che i vignettisti dipingono come un dinosauro che muove le fila dei funzionari-marionetta nelle amministrazioni locali.
LE ACCUSE DI CORRUZIONE E MALAFFARE. Un clan che, secondo i giornalisti Francisco Cruz e Jorge Toribio Montiel, autori di Negocios de familia (Affari di famiglia), sarebbe coinvolto in trame di corruzione e malaffare.
Il Pri ha governato il Paese dal 1929 al 2000 ed è stato definito «la dittatura perfetta» dal premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa. E proprio al giovane Peña Nieto è toccato il compito di riportare al potere il partito dopo 12 anni di opposizione.
UNA CARRIERA FOLGORANTE. La carriera del neopresidente messicano è stata rapida e intensa: dal 1993 al 1998 è stato segretario generale dell’ufficio dello Sviluppo economico dello Stato di México, il più popoloso del Paese, di cui dal 2000 al 2002 è stato anche segretario amministrativo. Dal 2003, Nieto ha ricoperto la carica di deputato per il Pri nella 55esima legislatura.
Nel 2005 il grande salto e l’elezione a governatore dello Stato di México che ha amministrato promuovendo in particolare l’industria dei trasporti e delle grandi opere.
PRAGMATICO E AMANTE DEL GIOCO DI SQUADRA. Secondo gli analisti è un pragmatico, mentre per i suoi collaboratori è un «eccellente giocatore di squadra».
E lui, da buon liberista ha promesso che da presidente promuoverà l’apertura ai capitali privati nella petrolifera di Stato Pemex, la vacca sacra dell’economia messicana che nei primi cinque mesi del 2012 ha esportato greggio per 20,4 miliardi di dollari.
Un «Dongiovanni da telenovela» sostenuto dall'Opus Dei
Peña Nieto, oltre all'appoggio di Televisa e del grupo Atlacomulco, può contare anche sull'appoggio dei vertici della Chiesa messicana e in particolare all’Opus Dei. Tanto che i cardinali sembrano aver chiuso un occhio sugli eccessi della sua vita privata.
LE NOZZE CON LA DIVA DELLE SOAP. Vedovo della prima moglie, la cui morte misteriosa è stata oggetto di diverse speculazioni; padre di cinque figli - due dei quali avuti da amanti, fuori dal matrimonio - e donnaiolo reo confesso, le sue seconde nozze con la popolare attrice delle novelas (soap opera) Angélica Rivera ha contribuito ad alimentare sia la sua immagine di icona pop sia le critiche dei suoi avversari, per i quali è «un prodotto del mercato», un «Dongiovanni da telenovela imposto dalla potente Televisa».
L'OPPOSIZIONE: «SOLO UN IGNORANTE». Sarebbe anche ignorante, dicono i suoi oppositori, i quali non perdono occasione per ricordare la figuraccia rimediata da Peña Nieto alla Fiera del libro di Guadalajara, dove alla domanda su quali fossero i libri che hanno segnato la sua vita non ha saputo citare nessun titolo oltre alla Bibbia.
NEL MIRINO DEGLI INDIGNADOS. Durante un comizio all'Università Iberoamericana di Città del Messico, messo alle corde dagli studenti in protesta, fu poi costretto a scappare scortato dai suoi collaboratori.
Da quell’occasione il movimento Yo soy 132 - gli indignados messicani - nato come protesta studentesca contro la corruzione dei partiti e la manipolazione dell’informazione dei grandi gruppi mediatici, ha assunto una forte connotazione anti-Peña Nieto.
LO SCANDALO DEL PRI. L'avvocato è riuscito anche a uscire indenne anche dallo scandalo di tre ex governatori del Pri di Tamaulipas accusati di collusione con il narcotraffico. E a far dimenticare qualche scheletro nell'armadio.
Nonostante avesse basato la sua campagna sui presunti «608 obiettivi centrati» nei sei anni da governatore, è proprio in quel passato che i suoi detrattori hanno trovato una macchia indelebile.
GLI SCONTRI E LE VIOLENZE DEL 2006. Nel 2006, dopo giorni di scontri, la comunità contadina di San Salvador de Atenco fu sgomberata con la forza dalla polizia per fare spazio ai cantieri di un nuovo aeroporto. Nell’azione ci furono due morti, oltre 100 feriti, torture, arresti arbitrari e lo stupro di 26 donne.
LE ACCUSE DELLA CNDH. La Commissione nazionale per i diritti umani (Cndh), nella sua relazione, scrisse che Peña Nieto, anche se non ordinandole direttamente, aveva avallato quelle violenze.
Un passo falso che non gli ha impedito di entrare al Palacio Nacional, dove il primo dicembre prossimo assumerà l’incarico di presidente della Repubblica federale.
Violenza e disuguaglianze: l'eredità di Calderón
I più hanno visto nel volto giovane di Peña Nieto l’immagine del cambiamento, l’uomo su cui scommettere per risolvere i problemi radicali del Paese, a cominciare dalla violenza, che con lo scontro tra esercito e cartelli della droga ha lasciato dietro di sé 55 mila morti negli ultimi sei anni.
IL 42% DEI MESSICANI È POVERO. La politica dell’ex capo di Stato Felipe Calderón è stata fallimentare anche nella lotta alle disuguaglianze, tanto che oggi la povertà riguarda 52 milioni di messicani, il 42% della popolazione, mentre il 41% della ricchezza è nelle mani del 10% degli abitanti.
CRESCITA ECONOMICA AI MINIMI. La crescita economica è ai minimi (la media dal 2006 è stata del 2,3% del Prodotto interno lordo rispetto al 6,5% delle economie emergenti) e, secondo gli esperti, il futuro economico del Paese - cerniera tra Stati Uniti e America Latina - dipenderà in gran parte dal comportamento dell’economia del gigante del Nord.
È indicativo, in questo senso, che l’emigrazione verso gli Stati Uniti abbia subito un freno per la prima volta nel 2011, e con questa anche le rimesse dei 12 milioni di messicani residenti a Nord del fiume Bravo, che oggi valgono 24 miliardi di dollari all’anno.

Lunedì, 02 Luglio 2012
(1)
VittorioMangano 03/lug/2012 | 00:19
Un pò come l'Italietta mafia&corruzione%billionaire
... con la differenza che neanche il messico e la colombia hanno 3 mafie come noi e un parlamento come questo
www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com
In quei paesi, almeno ogni tanto le rivoluzioni fanno
Noi invece continuiamo a ronfare
...zzzzz....
...zzzz...
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