Polonia, il governo imbavaglia radio e tivù di Stato

Vertici dell'informazione pubblica nominabili a piacimento: la destra minaccia il pluralismo. I direttori dei canali si dimettono. Ue in allerta. Il caso di Varsavia.

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05 Gennaio 2016

da Varsavia

Proteste in Polonia contro il governo della destra nazionalista.

(© GettyImages) Proteste in Polonia contro il governo della destra nazionalista.


Il governo polacco all'assalto dell'informazione pubblica.
E l'Europa non sta a guardare.
Domenica 3 gennaio 2016 il commissario dell'Unione europea per l'Economia digitale, Günther Oettinger, ha messo in guardia la Polonia.
BRUXELLES CONTRARIA. La nuova legge sui media di Stato approvata dal parlamento di Varsavia il 31 dicembre 2015 non piace a Bruxelles.
In un'intervista rilasciata al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, Oettinger ha preannunciato che il 13 gennaio il testo della riforma dell'informazione pubblica deve essere esaminato dalla Commissione europea.
PROCEDURA UE PRONTA. E se la Polonia non dovesse tenere conto delle modifiche proposte da Bruxelles, l'Ue è pronta ad avviare una «procedura per violazione dei valori europei fondamentali».
Un iter che potrebbe comportare sanzioni pesanti contro Varsavia come il ritiro del diritto di voto della Polonia nel Consiglio europeo.
PROTESTE NEL PAESE. Le dichiarazioni di Oettinger si aggiungono ai chiarimenti al governo polacco richiesti dal vice presidente della Commissione Ue, Frans Timmermans.
Uno scenario che rischia di diventare un caso europeo dopo le proteste che sta già scatenando in Polonia.

I direttori dei quattro canali di Tvp si dimettono

La sede di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca.

La sede di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca.

Tutto era cominciato giovedì 31 dicembre con la modifica della legge sui media di Stato approvata dal parlamento di Varsavia, nella sua ultima seduta del 2015. 
Un voto al quale i direttori dei quattro canali di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca, hanno risposto annunciando l'addio al proprio incarico in segno di protesta.
Le dimissioni di Piotr Radziszewski, Jerzy Kapuściński, Tomasz Szygut e Katarzyna Janowska, unitesi a quelle dei dipendenti del dipartimento di risorse umane del gruppo e del noto conduttore Tomasz Lis, sono state accettate dal presidente di Tvp, Janusz Daszczynski.
ADDIO AL RUOLO SUPER PARTES. Una mossa di protesta improvvisa e irrevocabile decisa per contestare il testo di una legge che rischia di rivoluzionare il ruolo super partes sinora rivestito in maniera soddisfacente dall'informazione pubblica in Polonia.
La modifica da poco approvata prevede la possibilità per il governo in carica di nominare a proprio piacimento e senza necessità di motivare le scelte i vertici di radio e televisione pubblica.
SOTTO L'INFLUENZA DEL TESORO. Così facendo, i nuovi direttori di radio e televisione pubblica possono essere indicati, richiamati ed eventualmente sostituiti da un consiglio di tre membri nominati dal ministro del Tesoro.

In arrivo una più ampia riorganizzazione dei media

La sede di Polskie Radio.

La sede di Polskie Radio.

Una misura temporanea in attesa di istituire una nuova organizzazione dei media che sostituisca il Consiglio nazionale delle trasmissioni radiotelevisive (Krrit), organismo creato nel 1992 con l'obiettivo di garantire l'indipendenza e il pluralismo degli allora nuovi media pubblici Tvp e Polskie Radio.
SPETTRO DELLA CENSURA. Si tratta in ogni caso di un cambiamento epocale per l'informazione pubblica polacca e che, a 25 anni dalla fine del socialismo, agita gli spettri di una nuova stagione di censure e figure imposte dall'alto.
Un controllo dei media pubblici che, questa volta, vuole essere esercitato dalla destra nazionalista di Diritto e giustizia (Pis), trionfatrice delle parlamentari del 25 ottobre 2015 e nuova maggioranza di governo a Varsavia.
GIORNALISTI SOSPESI. Telewizja Polska, del resto, era già finita sotto attacco da parte di esponenti di Pis con il caso legato alla sospensione (poi revocata) di una giornalista 'colpevole' di avere rivolto domande ritenute scomode al neo ministro della Cultura, Piotr Gliński.

Ma il Pis ribalta la prospettiva: «L'informazione finora era distorta»

Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito Diritto e giustizia (Pis).

(© GettyImages) Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito Diritto e giustizia (Pis).

«Media liberi! Media liberi!», hanno scandito a gran voce battendo le mani i deputati di Diritto e giustizia non appena il testo proposto dal governo è stato approvato dal Sejm, il parlamento di Varsavia, con 232 voti a favore e 152 contrari, nel pomeriggio di giovedì 31 dicembre.
Urla liberatorie da parte di chi riteneva radio e televisione pubblica una sorta di feudo ideologico dell'ex partito di maggioranza, Piattaforma civica (Po).
«NOSTRI VALORI SCREDITATI». Elzbieta Kruk, deputata di Pis e già a capo del Consiglio nazionale delle trasmissioni radiotelevisive, ha dichiarato: «Vogliamo restituire l'informazione pubblica ai polacchi, perché sino a oggi i media di Stato presentavano una falsa visione dell'opinione pubblica, gettando discredito sulle radici e i valori cristiani e nazionali della Polonia o dedicandogli poco spazio».
«I MEDIA ERANO INATTENDIBILI». Una visione condivisa dal collega di partito Ryszard Terlecki, capogruppo di Diritto e giustizia in parlamento, secondo il quale una «rapida riforma» andava fatta in quanto l'informazione pubblica era «inattendibile».
Peccato che, comunque la si voglia vedere, la libertà dei mezzi di informazione salutata con entusiasmo dai deputati di Pis appaia messa in discussione dal nuovo assetto, per quanto provvisorio.

Colpo al pluralismo: largo a cronisti e manager compiacenti

Il parlamento polacco.

(© GettyImages) Il parlamento polacco.

Il governo polacco ha presentato il testo come il primo passo verso una riforma dei media che prevede la sostituzione dell'attuale sistema di informazione pubblica con un nuovo organismo che «promuova gli interessi nazionali della Polonia».
Una precisazione che non rassicura.
CONTROLLO DIRETTO. Di fatto, per ora, la riorganizzazione promossa da Diritto e giustizia permette all'esecutivo di esercitare un controllo diretto e incontrastato sui media.
Appare evidente come il governo di Varsavia non abbia alcuna intenzione di incoraggiare il pluralismo dell'informazione pubblica, ritenendolo insidioso.
Molto meglio circondarsi di giornalisti e manager compiacenti.
OPPOSIZIONI ALL'ATTACCO. Ecco perché la riforma viene vista da opposizioni e molti giornalisti polacchi come un tentativo di appropriazione da parte del governo di un bene pubblico come l'informazione indipendente.
Contrario alla riforma anche l'attuale presidente del Consiglio nazionale delle trasmissioni televisive polacche, Jan Dworak.
«NEGAZIONE DI DEMOCRAZIA». In una lettera inviata prima della votazione decisiva a Marek Kuchiński, esponente di Pis e speaker del parlamento, Dworak aveva definito la proposta di modifica «la negazione di come l'informazione pubblica funziona in un sistema democratico».
A suo avviso, inoltre, il cambiamento proposto segna un «ritorno a un modello del passato che sappiamo per esperienza essere stato subordinato al governo».

Protesta dell'Associazione dei giornalisti europei

In Polonia si sono dimessi i capi della tivù pubblica.

(© Ansa) In Polonia si sono dimessi i capi della tivù pubblica.

Le dimissioni dei vertici di Tvp non sono state l'unico tangibile segno di protesta contro l'imminente riassetto dei media pubblici polacchi.
LETTERA AL MINISTRO. A livello internazionale e prima ancora che la modifica ai mezzi d'informazione pubblici venisse approvata dal parlamento di Varsavia, l'Associazione dei giornalisti europei (Aej) aveva inviato una lettera di protesta al ministro della Cultura, Piotr Gliński.
«ADDIO IMPARZIALITÀ». In essa si ammoniva come con l'introduzione della riforma verrebbero a mancare «imparzialità, obiettività e correttezza» sottolineando inoltre le possibili ripercussioni negative su Paesi dell'Europa Orientale in cui si sta lottando per ottenere un'informazione pubblica non governativa.
Preoccupazione è stata espressa anche da Reporter senza frontiere (Rsf) e dall'Unione europea di radiodiffusione (Ebu).

Polskie Radio non ci sta: ogni ora trasmesso L'inno alla gioia di Beethoven

Andrzej Duda, presidente della Polonia.

(© Ansa) Andrzej Duda, presidente della Polonia.

In Polonia, invece, contro quello che è percepito come un allontanamento dai valori fondanti della democrazia interna e dell'Ue, dal primo gennaio 2016 Polskie Radio trasmette ogni ora l'inno nazionale polacco seguito dalle note de L'inno alla gioia di Beethoven.
MUSICA DA 'RIVOLTA'. Una composizione, quest'ultima, che in quanto inno ufficiale dell'Ue è molto amata in Polonia, al punto che l'originale testo in tedesco è sostituito da una sua traduzione in polacco.
Non a caso dal 2004 in poi (anno di ingresso di Varsavia nell'Unione) la melodia fa spesso da sottofondo a manifestazioni politiche.
CORTEI CONTRO IL PIS. E le note de L'inno alla gioia hanno risuonato per le vie di Varsavia e delle maggiori città polacche nelle ultime settimane del 2015 nei cortei di protesta organizzati dal Comitato per la difesa della democrazia (Kod) contro l'operato del governo a marchio Pis.
Kamil Dąbrowa, direttore del primo canale di Polskie Radio, ha spiegato al quotidiano Gazeta Wyborcza: «Il nostro è un tentativo di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su quanto accadrà con l'entrata in vigore del testo sui media proposto dal governo. Questa legge è un attacco all'informazione pubblica».
«CI VEDIAMO PRESTO... SPERO». E che la situazione sia percepita come critica da molti dipendenti dei media di Stato polacchi lo dimostrano anche le parole scelte venerdì primo gennaio da Diana Rudnik, presentatrice del notiziario serale di Tvp1: «Ci rivediamo presto... spero».


Twitter @LorenzoBerardi

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