Polonia, la stretta del governo sulla Rete

Approvata la legge sul web. Che mette a rischio la privacy dei cittadini. Dalla riforma del Tribunale Costituzionale a quella sulla tivù pubblica: i provvedimenti controversi.

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13 Febbraio 2016

da Varsavia

 

Non si ferma la stagione delle riforme varate del nuovo governo polacco.
Giovedì 4 febbraio il presidente della Repubblica, Andrzej Duda, ha firmato una legge, già approvata dal parlamento, che consente alle forze dell'ordine di ottenere dati riservati sulla navigazione online dei cittadini.
Il testo è entrato in vigore domenica 7 febbraio in una Polonia distratta dal quasi contemporaneo annuncio del governo di avviare una nuova commissione d'inchiesta su Smolensk, il disastro aereo dell'aprile 2010 in cui morì l'allora presidente Lech Kaczyński e ritenuto frutto di una cospirazione russa dall'attuale esecutivo.
LA PROTESTA DI KOD. Il testo firmato da Duda consente al governo guidato da Diritto e Giustizia (PiS) di stringere la sorveglianza sugli utenti polacchi di Internet ed è stato subito criticato da opposizioni e associazioni internazionali.
Amnesty International ha definito la nuova legge polacca «un grosso colpo sferrato ai diritti dell'uomo», organizzato un picchetto di protesta a Varsavia il 6 febbraio ed esteso la propria campagna social #unfollowme, ossia 'smetti di seguirmi', alla Polonia.
Prima ancora di essere approvata dal parlamento, inoltre, la riforma era già stata contestata nelle piazze polacche da centinaia di migliaia di manifestanti di Kod, gruppo nato su Internet nel novembre scorso per dare voce ai cittadini contrari all'operato dell'esecutivo.

Accesso a dati sensibili contro terrorismo online

Beata Szydło, premier della Polonia.

(© GettyImages) Beata Szydło, premier della Polonia.

Il governo sostiene che l'emendamento della preesistente legge su 'Internet e telecomunicazioni' appena entrato in vigore è necessario per combattere la minaccia del terrorismo.
Kod, opposizioni e Amnesty ribattono che la riforma è anticostituzionale e mette a repentaglio il diritto alla privacy individuale.
Di fatto, dal 7 febbraio, polizia polacca, Ufficio centrale contro la corruzione (Cba) e Agenzia per la sicurezza interna (Abw) di Varsavia godono di maggiori poteri.
Primo fra tutti, quello di avere libero accesso ai dati di navigazione web degli utenti senza l'obbligo di richiedere autorizzazioni in merito a provider o soggetti terzi.
Dati che comprendono non solo la cronologia dei siti web visitati dagli utenti nell'arco degli ultimi 18 mesi, ma anche i file scaricati dalla Rete o trasferiti ad altri utenti e i dati sensibili raccolti tramite cookies.
PRIVACY IN PERICOLO. Esclusa dalla riforma, invece, la possibilità per le forze dell'ordine di accedere a corrispondenze via mail o conversazioni in chat senza richiedere autorizzazioni in merito e notificare gli interessati.
Un diritto di scandagliare la Rete e molte delle attività individuali online garantito allo scopo di «prevenire o individuare crimini, salvaguardare vite o salute pubblica, facilitare investigazioni'o implementare azioni legali», come scritto sul testo dell'emendamento.
Il timore è che le autorità preposte possano abusare dei loro nuovi poteri limitando la libertà di espressione ed esercitando un controllo diretto o indiretto su migliaia di individui.
Un rischio che andrebbe ad aggiungersi a una situazione resa già critica dalle controverse riforme varate dal governo a marchio PiS ricorrendo spesso ad estenuanti sedute parlamentari notturne.

Le controverse modifiche al Tribunale costituzionale

Andrzej Duda.

(© GettyImages) Andrzej Duda.

Tutto è cominciato il 19 novembre 2015 con un primo emendamento di legge voluto dal governo per modificare la composizione del Tribunale Costituzionale sostituendo alcune delle toghe insediate dal precedente esecutivo con altre più vicine a PiS.
Un obiettivo raggiunto il 3 dicembre con la nomina e il giuramento di cinque nuovi giudici (su un totale di 15) voluti da Diritto e Giustizia.
La riforma è ritenuta anticostituzionale dalle opposizioni, guardata con sospetto dall'Ue e che ha determinato la nascita di Kod, gruppo denominato Comitato di difesa della democrazia. Una democrazia messa a repentaglio agli occhi di molti fra Varsavia e Bruxelles dall'inizio della stagione di riforme del nuovo governo.
LE INDAGINI DELLA UE. Le critiche ricevute non hanno tuttavia scoraggiato il premier Beata Szydło, il presidente della Repubblica Andrzej Duda e Jarosław Kaczyński, leader silenzioso di PiS.
Proprio quest'ultimo, a dicembre, aveva annunciato che le modifiche del Tribunale Costituzionale erano appena iniziate.
E in effetti mercoledì 10 febbraio il governo ha presentato in parlamento una proposta che prevede ulteriori cambiamenti alla Costituzione e alla composizione del Tribunale.
Il tutto mentre una delegazione della Commissione di Venezia, organo del Consiglio d'Europa formato da esperti in diritto costituzionale, è a Varsavia per discutere la presunta violazione dello 'stato di diritto' in Polonia.

Media pubblici sotto controllo in due mosse

La sede di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca.

La sede di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca.

La nuova legge sui media, approvata dal parlamento polacco il 31 dicembre 2015 e firmata dal presidente Duda una settimana dopo, è un'altra controversa riforma del governo polacco.
Si tratta di un emendamento temporaneo che scadrà il 30 giugno ed è destinato a essere sostituito da un nuovo testo.
Tuttavia, il fatto che la nomina o il licenziamento delle alte cariche di tivù e radio pubblica spettino ora al ministero del Tesoro, bypassando il Consiglio delle trasmissioni nazionali (KRRiT), garante della separazione fra politica e informazione, è una novità significativa.
DIMISSIONI DI MASSA. Federazione europea dei giornalisti (Efj), Reporter senza Frontiere (Rsf), Associazione europea dei giornalisti (Aej) e Consiglio d'Europa hanno condannato a più riprese la riforma.
Contraria anche la Commissione Ue che ritiene la nuova legge sui media, assieme alla modifica del Tribunale Costituzionale, una minaccia all'esistenza dello 'stato di diritto' in Polonia e ha avviato un'inchiesta in merito.
Sul fronte interno, le dimissioni dei direttori dei principali canali della tivù pubblica in segno di protesta all'emendamento hanno consentito all'esecutivo di sostituirli con figure gradite a PiS.
MODIFICHE ALL'AGENZIA DI STAMPA. «Le proteste interne e internazionali sono importanti ed essenziali e il governo ne tiene conto anche se dichiara di non temerle», sottolinea il giornalista Krzysztof Bobinski, ex corrispondente del Financial Times da Varsavia e rappresentante polacco dell'Aej. «Se oggi i media di Stato non diffondono propaganda governativa pura e semplice è solo perché PiS vuole dimostrare ai suoi oppositori che l'informazione pubblica è ancora pluralista».
Secondo indiscrezioni apparse sulla stampa polacca, intanto, il nuovo e definitivo testo di legge sui media che il governo presenterà in parlamento di qui al 30 giugno riguarderà anche modifiche all'agenzia di stampa nazionale Pap e scioglierà l'attuale KRRiT sostituendolo con un altro soggetto. Impossibile, per ora, saperne di più.

Sussidi familiari e nuove tasse per banche e ipermercati

Una manifestazione per le vie di Varsavia.

(© GettyImages) Una manifestazione per le vie di Varsavia.

Se le riforme di Tribunale Costituzionale, informazione e privacy online hanno attirato l'interesse di media e opinione pubblica, altrettanto non si può dire di altre due leggi volute da PiS e non ancora in vigore.
La nuova tassazione sulle banche, approvata dal parlamento il 15 gennaio scorso, obbligherà i maggiori istituti di credito presenti in Polonia a pagare il 0,44% di imposte ogni anno sui propri patrimoni contabili.
La cosiddetta 'tassa sugli ipermercati', invece, sarà varata entro marzo e prevede che i grandi supermercati versino il 2% dei propri guadagni all'erario.
CONSENSI IN CRESCITA. Due misure studiate per rimpinguare le casse dello Stato in vista dei 5,7 miliardi di euro destinati nel 2016 ai sussidi da 500 zloty (113 euro) all'anno per bambino per le famiglie con più di due figli.
Ma anche due nuove tasse che rischiano di allontanare grande distribuzione e istituti di credito internazionali dalla Polonia oppure di ripercuotersi sui consumatori con prezzi al dettaglio e servizi bancari meno vantaggiosi.
Nel frattempo, la crescita della disoccupazione – che ha raggiunto il 10,3% a gennaio – i malumori dell'opinione pubblica e il coro di critiche internazionali non permettono al governo polacco di godersi il consenso che i sondaggi continuano ad attribuirgli.

 

Twitter @LorenzoBerardi

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