Polonia, monta la protesta di Kod contro il governo

Il Comitato per la democrazia riempie le piazze. Nato su Facebook a novembre, mobilita decine di migliaia di persone. Riuscendo dove l'opposizione ha fallito.

di

|

30 Gennaio 2016

da Varsavia

 

È un movimento apartitico, nato su Internet per mobilitare la società civile polacca.
Senza aspirare, almeno per ora, a divenire forza politica.
Si chiama 'Comitato per la difesa della democrazia' (Komitet Obrony Demokracji), meglio noto come ai polacchi come Kod.
Un nome ispirato da quel Comitato per la difesa degli operai (Komitet Obrony Robotników) attivo in Polonia fra il '76 e l'81 e che anticipò l'emergere di Solidarność.
PROTESTE CONTRO IL GOVERNO. Kod esiste dal novembre 2015 in segno di protesta contro la prima delle discusse riforme decise dal nuovo governo polacco: quella della Corte costituzionale.
Nel giro di un paio di settimane, il Comitato ha esordito sullo scenario nazionale con la manifestazione di sabato 12 dicembre a Varsavia. Nell'occasione, fra le 30 mila e le 50 mila persone si sono riversate nelle strade della capitale; numeri di tutto rispetto per un Paese da decenni disabituato ai grandi cortei.
Un risultato sorprendente che ha spiazzato gli organizzatori e spaventato il governo, costringendolo a riconoscere l'esistenza di un gruppo di oppositori ampio, visibile e determinato.

L'espansione di Kod: da Facebook alle piazze in soli due mesi

Una manifestazione per le vie di Varsavia.

(© GettyImages) Una manifestazione per le vie di Varsavia.

Kod non ha un leader designato ed è una forza in continua, e talvolta caotica, evoluzione.
Il fondatore del gruppo è Mateusz Kijowski, giornalista, blogger ed esperto d'informatica: quasi nessuno in Polonia lo conosceva prima del novembre scorso.
Quarantasette anni, capelli lunghi raccolti sulla nuca, un'appuntita barbetta sale e pepe, occhiali dalla montatura colorata, Kijowski ha creato Kod su Facebook, il 20 novembre 2015.
I 30 mila like ricevuti nel giro dei tre giorni successivi lo hanno convinto a dare un seguito concreto alla propria iniziativa online.
LA RIBALTA NAZIONALE. Il 2 dicembre si è tenuto il primo incontro fra i 'vertici' di Kod conclusasi l'approvazione dello statuto del gruppo.
Dieci giorni dopo, l'exploit della manifestazione di Varsavia che ha proiettato Kod sulla ribalta nazionale, facendone il principale gruppo espressione di una società civile contraria alle discusse riforme del governo.
Un successo che non è passato inosservato agli esponenti politici delle opposizioni. Ecco perché gli emergenti liberali di Nowoczeszna (Moderna), così come l'ex partito di governo Piattaforma Civica (Po), Verdi e Socialisti, hanno preso parte alle manifestazioni di Kod.
L'ESPANSIONE SUL TERRITORIO. Kod può oggi contare su numeri virtuali interessanti, ma non eccezionali: 144 mila like su Facebook, 12 mila follower su Twitter.
Cifre inferiori al seguito che il Comitato ha mostrato nelle piazze polacche.
Sinora, la forza del gruppo è stata la capacità di espandersi rapidamente sul territorio con la nascita di sezioni locali in centinaia di centri urbani.
Il rischio da scongiurare è quello di non saperle coordinare organizzando manifestazioni a distanze temporali o geografiche troppo ravvicinate.
Di certo, l'iperattività legislativa del governo in carica non lascia il Comitato a corto di argomenti: dalla riforma della Corte costituzionale alla nuova legge sui media, dall'ipotesi di modificare la legge elettorale all'intenzione di esercitare un maggiore controllo sull'attività online dei cittadini.

Privacy online e media pubblici in pericolo

La sede di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca.

La sede di Telewizja Polska (Tvp), la televisione pubblica polacca.

L'ultimo evento in ordine temporale organizzato da Kod è stato quello di sabato 23 gennaio, proprio in risposta al progetto del governo di monitorare l'attività online dei cittadini.
Uno spettro, quello della sorveglianza telematica di Stato, quantomai concreto.
Mercoledì 27 gennaio la polizia polacca ha perquisito l'abitazione e sequestrato il computer di un uomo finito sotto inchiesta dopo avere pubblicato un video su Youtube in cui ironizzava sul presidente della Repubblica, Andrzej Duda.
Secondo Gazeta Wyborcza, l'autore del video è stato denunciato da un altro utente di Youtube alle autorità che sono poi risalite alla sua identità.
L'uomo è ora sospettato di 'vilipendio a un'alta carica dello Stato' e rischia sino a tre anni di reclusione.
CORTEI IN 36 CITTÀ. Sono proprio questi eccessi a preoccupare i polacchi scesi in piazza nelle ultime settimane.
Il timore è che, con l'approvazione dell'ennesima riforma voluta da PiS, simili casi possano divenire la norma, riportando la Polonia agli anni del socialismo più intrusivo.
Il 23 gennaio i manifestanti di Kod hanno sfilato in 36 città polacche e 11 nel mondo (fra cui Londra, Parigi, San Francisco e Bruxelles).
Centinaia di migliaia di voci contrarie alle riforme già approvate o in via di approvazione dal governo in carica e ritenute 'anti-democratiche'.
Un'accusa che il governo respinge indignato, ma che è stata sollevata anche da osservatori, istituzioni e giornalisti esteri.
LO SCONTRO CON L'UE. Non a caso, il 13 gennaio scorso la Commissione Ue ha avviato una valutazione preliminare in merito alla presunta violazione dello stato di diritto in Polonia.
Il tutto mentre sulla stampa internazionale – dal New York Times all'Economist, passando per il Financial Times – si moltiplicano gli articoli che intravedono una deriva anti-democratica nella nuova Polonia di Andrzej Duda e Beata Szydło.
Senza dimenticare le reazioni negative di Reporter Senza Frontiere (Rsf) e dell'Associazione dei giornalisti europei (Aej) alla nuova legge sui media approvata il 31 dicembre scorso e che, di fatto, ha posto televisione e radio di Stato sotto il controllo diretto del governo.

Il governo polacco minimizza: «La democrazia non è a rischio»

Beata Szydło, premier della Polonia.

(© GettyImages) Beata Szydło, premier della Polonia.

«La nostra democrazia non corre alcun rischio. Dopotutto nessuno ha sparato sui manifestanti che hanno preso parte alle proteste anti-governative degli ultimi giorni», ha detto il primo ministro Szydło il 14 gennaio.
Un concetto ribadito cinque giorni più tardi a Strasburgo quando il premier polacco ha rassicurato gli europarlamentari che «in Polonia non ci sono violazioni dei diritti umani o dello stato di diritto».
Quanto alla discussa nuova legge sui media: «si basa in pratica sugli stessi principi della legislazione italiana vigente, quindi non c’è niente di diverso da quanto non sia stato già fatto».
I rappresentanti e gli esponenti del governo hanno chiamato i sostenitori di Kod in tanti modi: «ciclisti vegetariani», «hipster appena usciti da Starbucks», «anziane signore impellicciate».
PATRIOTTISMO E PRO-EUROPEISMO. Tutti appellativi sarcastici coniati con l'obiettivo di screditare gli oppositori e ridurli a una minoranza di benestanti, lontani dalle esigenze e dai bisogni della maggioranza dei cittadini. 
Ma chi sono realmente le decine di migliaia di persone che scendono in piazza con Kod? Temerari ciclisti, giovani coppie alla moda e anziani imbacuccati in pesanti cappotti, per la verità, non mancano.
Con loro, però, sfilano persone di tutte le età e ceti sociali sventolando bandierine polacche ed europee, scandendo slogan anti-governativi ed esibendo cartelli o striscioni fatti in casa.
Qualcuno indossa una spilletta di Kod, la maggioranza no. Quando l'inno nazionale polacco viene diffuso dagli altoparlanti, tutti si fermano a cantarlo, alcuni persino sfilandosi cuffie e cappelli. Una dimostrazione di come il patriottismo possa coesistere con il pro-europeismo e non sia patrimonio esclusivo dei sostenitori dell'attuale governo.
LA CRISI DELLE OPPOSIZIONI. Quelle di Kod, va detto, sono proteste mai ostacolate dalle autorità. Sinora infatti il governo si è limitato a osservare, forte della netta maggioranza dei voti ottenuta alle parlamentari dello scorso ottobre.
Stando ai sondaggi delle ultime settimane, il supporto per Diritto e Giustizia è in calo ma resta netto nonostante il crescente isolamento internazionale della Polonia e la controversa attività legislativa dell'esecutivo.
Ad aiutare PiS c'è la crisi di identità dell'ex partito di governo, Po, precipitato nei consensi e retrocesso al terzo posto nelle preferenze di voto, scavalcato da Nowoczeszna.
E proprio lo smarrimento e delle opposizioni è stata una delle molle che ha innescato la popolarità di Kod. Il Comitato per la difesa della democrazia potrebbe rivelarsi un fenomeno passeggero, ma le folle eterogenee che ha saputo riunire suggeriscono alle opposizioni di Varsavia come argomenti e motivazioni per contrastare l'attuale governo non manchino.  

 

Twitter @LorenzoBerardi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

luibra65 30/gen/2016 | 20 :26

inno polacco
"jeszcze Polska nie zginela...." cosi' inizia l'inno ancora la Polonia non è morta...meditate, meditiamo

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
prev
next