Primarie Usa, Trump trionfa in Nevada

Il candidato supera il 45% e annuncia: «I prossimi due mesi saranno fantastici». Avversari divisi. Rubio secondo, terzo Cruz. Guarda la mappa interattiva del voto.

24 Febbraio 2016

Donald Trump durante il comizio a South Point Arena, Las Vegas, Nevada.

(© Ansa) Donald Trump durante il comizio a South Point Arena, Las Vegas, Nevada.

Donald Trump non vince, stravince. Il miliardario repubblicano ha trionfato nei caucus del Nevada, superando la soglia del 45% dei voti.
Un risultato che rende sempre più difficile fermarlo, nonostante gli sforzi dell'establishment Gop. L'elettorato si ribella, la base non si sente ascoltata, Trump piace e rappresenta anche un voto di protesta.
TRUMP GONGOLA. «I prossimi due mesi saranno fantastici. E forse vinceremo la nomination anche prima», gongola il candidato repubblicano, al terzo successo consecutivo dopo le vittorie in New Hampshire e South Carolina. E promette: «Manterremo Guantanamo e costruiremo il muro con il Messico».
Finora i suoi avversari avevano notato che Trump non era mai riuscito ad andare oltre il 35% dei consensi, quindi non era un candidato maggioritario. Se il resto del partito si fosse coalizzato su una sola alternativa, sarebbe stato sconfitto. Questo ragionamento politico, però, non sembra reggere più.
«CHI GUADAGNA VOTI SONO IO». Trump esce rafforzato dal Nevada, mentre i suoi potenziali avversari restano divisi, con Rubio e Cruz che si contendono il secondo posto, andato per pochi voti al senatore della Florida. Lontanissimi gli altri due candidati rimasti in gara nelle primarie repubblicane: l'ex chirurgo Ben Carson e il governatore dell'Ohio John Kasich, per i quali potrebbe avvicinarsi l'ora del ritiro. Molti dei loro voti potrebbero confluire proprio su Rubio, che a questo punto emergerebbe come l'unico realmente in grado di contrastare Trump. «Continuano a ripetere che se solo i nostri avversari si unissero, e scegliessero una sola alternativa, io sarei sconfitto. Ma non tengono conto della realtà e non vedono come ogni volta che qualcuno si ritira, chi guadagna voti sono io», ha già contrattacato Trump.
VERSO IL «SUPER MARTEDÌ». Le primarie ora si concentrano sul «Super Martedì» del prossimo primo marzo, quando andranno al voto oltre dieci Stati, fra cui Georgia, Texas e Virginia. Solo in Texas il senatore locale Ted Cruz appare in vantaggio. Se Trump facesse il pieno di delegati, negargli la nomination diventerebbe quasi impossibile.

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