Primarie Usa, Trump trionfa in Sud Carolina e Clinton vince in Nevada

In Nevada la Clinton batte Sanders di misura. E scaccia lo spettro del fallimento. Il magnate conquista il Sud Carolina, mentre Jeb si ritira. Rubio insegue ancora.

21 Febbraio 2016

Donald Trump festeggia la vittoria in Sud Carolina.

(© GettyImages) Donald Trump festeggia la vittoria in Sud Carolina.

Quella che fino a un anno fa poteva sembrare un'assurdità, col passare del tempo è diventata un'opzione più che probabile: il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti potrebbe essere Donald Trump.
Nonostante l'ostilità dell'establishment e persino la 'scomunica' di papa Francesco per le sue posizioni anti immigrati, il tycoon ha vinto nettamente, con il 32,5% dei voti, le primarie dei Repubblicani in Sud Carolina. Dopo il successo in New Hampshire del 9 febbraio, Trump guadagna posizioni - anche se finora sono stati assegnati solo il 4% dei delegati -  ed è attualmente il front runner da battere nella corsa per la nomination alla Casa Bianca (clicca qui per guardare la mappa interattiva del voto).
BUSH LASCIA LA CORSA. Se alla Trump Tower si festeggia, tutt'altra aria si respira invece in casa Bush. Nonostante l'aiuto ricevuto dal fratello George W. e dalla madre Barbara, Jeb ha collezionato un altro risultato deludente in Sud Carolina (7,8%) e ha annunciato nella notte che abbandona la corsa alla nomination.
Ora i voti dell'ex governatore della Florida, fino a giugno considerato il candidato in pectore del Gop, potrebbero confluire sul giovane senatore ed ex delfino Marco Rubio, che ha superato di un soffio il collega ultra conservatore Ted Cruz. Essere uscito vincente dal testa a testa (22,5% a 22,3%) con il candidato evangelico del Tea Party contribuisce ad accreditare Rubio come candidato dell'establishment del partito in funzione anti Trump.
LA CLINTON CONQUISTA IL NEVADA. Sul fronte Democratico è Hillary Clinton a consolidare la leadership, mettendo a segno nei caucus del Nevada una importante vittoria  dopo la pesante battuta d'arresto inflittale dallo sfidante da sinistra Bernie Sanders. in New Hampshire.
Un successo cruciale, dopo la rapida rimonta del senatore del Vermont e il testa a testa, prima negli ultimi sondaggi e poi nei risultati iniziali, in uno Stato dove a fare la differenza era il voto delle minoranze, soprattutto dei latinos. Ma alla fine il margine, pur non largo come alcuni mesi fa, è più che sufficiente per guardare con maggiore ottimismo alle prossime tappe: le primarie del 27 febbraio in Sud Carolina, dove si sono fronteggiati i Repubblicani (i quali invece si trasferiscono in Nevada il 23 febbraio), e poi il SuperTuesady del primo marzo, quando si voterà in una dozzina di Stati con un quarto del delegati in palio.
TRUMP ORA SPERA NEI VOTI DEL SUD. Ed è proprio in vista del 'Super Tuesday' che la vittoria di Trump in casa repubbicana- dove le acque sono ancora molto confuse - acquista particolare importanza. Il primo marzo saranno molti gli Stati del Sud a votare, e la vittoria in Sud Carolina potrebbe fare da apripista in tutta la parte meridionale degli Usa. Nel 'Palmetto State' i primi exit poll e le prime proiezioni avevano visto il vulcanico candidato anti establishment volare subito intorno al 35%, sopra gli ultimi sondaggi, con un ampio margine di vantaggio - intorno ai 12-13 punti - sugli immediati inseguitori. Nei giorni appena precedenti il voto, i dati parlavano di un rapido riavvicinamento degli avversari, che però non c'è stato.
L'ESTABLISHMENT CONVERGE SU RUBIO? Cruz vede allontanarsi la possibilità di diventare l'alternativa 'religiosa' al più laico Trump come candidato anti establishment, mentre Rubio diventa l'unica carta dei vertici del partito per contrastare il tycoon.
Non a caso, negli ultimi giorni ha collezionato il maggior numero di endorsement dai dirigenti Gop, sfruttando in particolare il cosiddetto 'effetto Haley', la dinamica ed emergente governatrice repubblicana del Sud Carolina che ha fatto campagna per lui e che potrebbe correre in ticket per la vice presidenza.
«Ora la corsa è a tre, ma la nomination la vincerò io», ha assicurato cominciando a corteggiare gli elettori di Bush e a proporsi come campione di una nuova generazione di conservatori pronta a guidare l'America nel XXI secolo.
LO SCONTRO COL PAPA PORTA VOTI. Il dato forse più sorprendente di queste primarie (che vedono il governatore dell'Ohio John Kasich, fermo a 7,6% e il chirurgo in pensione Ben Carson, ultimo con 7,2%) è che Trump  sembra essersi addirittura avvantaggiato dallo scontro con il pontefice in uno Stato dove i cattolici sono una minoranza e dominano i fondamentalisti protestanti (evangelici), decisamente ostili a questo Papa progressista e timorosi dell'ingerenza Vaticana, come ai tempi del primo candidato cattolico per la Casa Bianca, John Kennedy.
Tanto che dopo la vittoria il tycoon ha rilanciato la sfida, promettendo che il muro anti migranti ai confini del Messico ci sarà e sarà anche più alto. E - dulcis in fundo - lo pagherà il Messico stesso.
LE NUOVE SPARATE ANTI ISLAM. «Mi prenderò anche i voti di Bush», ha infine assicurato Trump con la consueta tracotanza, comparendo davanti ai suoi fan insieme alla moglie e alla figlia. Il miliardario continua a raccogliere migliaia di fan ai suoi raduni e a 'bucare' sui media con le sue bordate provocatorie, coagulando la rabbia e la frustrazione dell'elettorato repubblicano. Anche nel giorno della vittoria ne ha lanciate due delle sue. Prima contro il presidente Obama per non aver partecipato ai funerali del giudice ultra conservatore della corte suprema Antonin Scalia: «Mi chiedo se avrebbe partecipato se fossero stati in una moschea», ha twittato, facendo riferimento alla recente visita del presidente in una moschea americana. Poi contro l'Islam, quando ha raccontato che il leggendario generale Usa John Pershing avrebbe fermato gli attacchi dei musulmani nelle Filippine all'inizio del Novecento sparando contro di loro proiettili immersi nel sangue dei maiali, animale che i musulmani e altri gruppi religiosi considerano impuri.

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