Quirinale: i nomi dei candidati al dopo Napolitano

Dai favoriti Amato e Prodi. Agli outsider Delrio e Severino. Passando per Bonino e Pinotti. Fino agli ex Ds Fassino e Chiamparino. La corsa per il capo dello Stato.

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24 Dicembre 2014

Non appena Giorgio Napolitano rassegnerà le dimissioni, si aprirà la corsa al Colle.

(© ImagoEconomica) Non appena Giorgio Napolitano rassegnerà le dimissioni, si aprirà la corsa al Colle.

A meno di clamorosi colpi di scena, quello del 31 dicembre sarà l’ultimo discorso di fine anno che Giorgio Napolitano pronuncerà in qualità di capo dello Stato.
Nelle ultime settimane l'inquilino del Colle ha pubblicamente espresso la volontà di lasciare in anticipo la carica che ricopre dal 15 maggio 2006. Otto anni duri in cui si sono alternati cinque governi che a oggi non hanno ancora portato a termine l’agognato percorso di riforme caldeggiato a più riprese dallo stesso presidente della Repubblica.
I NOMI PER LA SUCCESSIONE. I nomi che circolano per la successione di Napolitano sono tanti.
Dagli evergreen Romano Prodi a Stefano Rodotà, già «impallinati» ad aprile 2013 quando i partiti si presentarono con il 'cappello in mano' dallo stesso capo dello Stato chiedendogli la disponibilità alla rielezione, fino al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e al governatore di Bankitalia Ignazio Visco.
In mezzo c’è una schiera di volti noti e outsider tra cui figurano Giuliano Amato, Pier Ferdinando Casini e Riccardo Muti ma anche Sergio Mattarella e Paola Severino.
«NESSUN PATTO PD-FI». Sull’elezione del nuovo inquilino del Colle peseranno soprattutto i rapporti di forza tra i partiti.
Il 21 dicembre, intervistato da Il Messaggero, il premier Matteo Renzi ha spiegato che «non c’è nessun patto preventivo fra Partito democratico e Forza Italia» e che «chi fa i nomi oggi li vuole solo bruciare».
Nel frattempo, mentre Beppe Grillo afferma che il Movimento 5 stelle sceglierà con le Quirinarie un candidato «lontano dal mondo della politica», i dissidenti di centrodestra e centrosinistra lavorano dietro le quinte per mettere in difficoltà il capo del governo. Il quale, visto l’andazzo, auspica che Napolitano rassegni le dimissioni il più tardi possibile.

Napolitano spinge per Amato: Renzi e il Cav non si oppongono

Il giudice della Corte costituzionale, Giuliano Amato.

(© ImagoEconomica) Il giudice della Corte costituzionale, Giuliano Amato.

I nomi in pole position, tra quelli usciti, sono quelli di Amato, Prodi e del presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi.
Il primo è il preferito di Napolitano che, non a caso, a settembre 2013 lo ha nominato giudice della Corte costituzionale.
Due volte presidente del Consiglio, ministro in tre diversi governi (quelli di Goria, Prodi e D’Alema), Amato è gradito anche al centrodestra.
«Il suo nome rientra nel profilo giusto per la carica di capo dello Stato», ha affermato Silvio Berlusconi alla fine di novembre. E anche Renzi, secondo i rumour di Palazzo, non disdegnerebbe l’elezione del «Dottor Sottile».
PRODI ANCORA IN GIOCO. Nonostante la trappola tesagli dai 101, anche il nome di Prodi è ancora sul tavolo.
Renzi lo ha incontrato il 18 dicembre: ufficialmente i due hanno discusso di politica internazionale, ma il colloquio è servito anche per sondare la disponibilità del Professore per un’eventuale candidatura al Colle.
Si tratta di una figura che, come noto, Berlusconi vede come il fumo agli occhi, ma che è gradita alla minoranza del Pd (civatiani in testa), a Sinistra ecologia e libertà e a una buona fetta del M5s.
Fonti vicine all’ex presidente della Commissione Ue, affermano che la presidenza della Repubblica non è nei suoi progetti. Ma c’è anche chi, a denti stretti, dice che se l’ipotesi diventasse concreta, difficilmente Prodi si tirerebbe indietro.
DALLA BCE AL QUIRINALE. Certo è che il prossimo capo dello Stato deve sapere (e molto) di economia. L’identikit perfetto porta a Draghi.
Classe 1947, l’ex governatore della Banca d’Italia e oggi numero uno della Bce non lascerà il suo incarico prima del 2019, anche se il precedente di Wim Duisenberg (il primo presidente dell'Eurotower) dimessosi a metà mandato dopo quattro anni) ha fatto scuola.
MERKEL SPINGE DRAGHI. Fra i supporter di Draghi c’è anche Angela Merkel.
Negli ultimi mesi, infatti, i rapporti fra le Bce e Berlino si sono raffreddati per colpa delle politiche non convenzionali messe in campo dal numero uno dell'istituto di Francoforte e non gradite dai tedeschi. Ecco perché la cancelliera tedesca si libererebbe volentieri di lui.
Al tempo stesso, però, con un presidente così ingombrante, Renzi rischierebbe un commissariamento della politica economica italiana. 

Gli ex Ds rivendicano il Quirinale per bilanciare i poteri

Il sindaco di Torino Piero Fassino.

(© ImagoEconomica) Il sindaco di Torino Piero Fassino.

Se il presidente del Consiglio è un ex Margherita, ragionano i parlamentari di rito diessino, il prossimo capo dello Stato dovrà essere un esponente della loro corrente. In questo caso la corsa è a tre e ai nastri di partenza ci sono Piero Fassino, Walter Veltroni e Sergio Chiamparino.
FASSINO RESTA IN POLE. Pochi giorni fa, l’attuale sindaco di Torino ha riunito i fedelissimi nel suo attico in piazza delle Coppelle, a Roma. Ne è uscita una rosa di nomi che, insieme con quelli di Pier Luigi Bersani e Franco Bassanini, comprende anche il suo.
Fassino, non si dimentichi, è stato uno dei main sponsor del Patto del Nazareno: «Renzi fa bene a trattare con Berlusconi», andava dicendo ad agosto. Ed è ancora della stessa idea.
VELTRONI PERDE QUOTA. Tecnicamente avrebbe tutte le carte in regola per correre verso il Quirinale, invece, negli ultimi giorni quello di Veltroni è un nome che sta perdendo quota. Colpa di Luca Odevaine, suo ex vice capo di gabinetto al Comune di Roma finito al centro dell’inchiesta su Mafia Capitale, ma anche di una certa antipatia del Pd fiorentino nei suoi confronti.
Anche lo stesso Renzi sembra non amare troppo il primo segretario dem. A settembre di due anni fa - erano i tempi della rottamazione - l’allora sindaco di Firenze affermò tranchant: «Direi che i successi maggiori, Veltroni li ha avuti come romanziere. Gli auguro tanti romanzi belli per il futuro».
L'IPOTESI CHIAMPARINO. Chi invece è uscito allo scoperto, affermando che al Quirinale andrebbe «di corsa se mi vogliono anche i 5 stelle», è Chiamparino.
Già nel 2013 la corrente renziana, allora minoritaria all’interno del Pd, aveva caldeggiato il suo nome per il dopo-Napolitano, tanto che l'attuale presidente della Regione Piemonte raccolse 43 voti al primo scrutinio e 90 al secondo.
Si autodefinisce un «renziano autonomo», anche se, ha affermato, «con il cuore sono sempre dove ci sono le bandiere rosse, ma con la testa non voglio andare a sbattere. Meno male che Renzi c’è». Più chiaro di così. 

L'occasione per eleggere una donna come capo dello Stato

L'ex ministro degli Esteri, Emma Bonino.

(© ImagoEconomica) L'ex ministro degli Esteri, Emma Bonino.

Questa elezione per il Colle potrebbe anche portare, per la prima volta nella storia italiana, alla scelta di una donna come nuovo capo dello Stato. In questo senso Emma Bonino sembra in vantaggio sulle altre due 'papabili', Roberta Pinotti e Anna Finocchiaro.
BONINO È PRONTA. Come Chiamparino, anche l’ex ministro degli Esteri del governo di Enrico Letta ha le idee chiare: «Se ero pronta nel 1999, dopo 15 anni di esperienza in più non posso dire di non esserlo, ma la situazione non è mutata: la decisione non spetta né all’opinione pubblica né ai cittadini, ma a oltre mille grandi elettori».
Il 15% degli intervistati nel corso di un recente sondaggio di Ixè per Agorà sarebbe favorevole all’elezione di Bonino, che raccoglie cinque punti percentuali in più di Prodi e Draghi.
Ad appoggiare la sua candidatura ci sono socialisti, centristi e una parte del M5s (nel 2013 l'ex titolare della Farnesina era stata inserita nella lista per le Quirinarie).
PINOTTI GRADITA. Nel caso di una 'svolta rosa' al Colle, il presidente del Consiglio punterebbe forte su Pinotti.
Prima donna a guidare la Difesa, franceschiniana poi convertita al renzismo, il ministro ha molti estimatori all’interno del Pd (sia fra i renziani sia fra gli ex Ds) e non è malvista dai berlusconiani, che potrebbero dunque appoggiarne la candidatura.
Anche per lo stesso Napolitano, con cui Pinotti ha un ottimo rapporto, non sarebbe una cattiva scelta. A differenza di candidati più ingombranti, per il premier la 53enne genovese sarebbe un presidente di garanzia che gli lascerebbe ampi margini di manovra.
FINOCCHIARO PIACE A FI. Sul gradino più basso del podio delle candidate c’è Finocchiaro. In questo senso pesano i rapporti non idilliaci con Renzi che nel 2013, proprio quando il nome dell’ex capogruppo Pd al Senato era prepotentemente emerso per il Quirinale, ritirò fuori la foto della politica intenta a fare la spesa all’Ikea in compagnia dalla scorta. Lei lo definì «un miserabile».
Le polemiche si sono raffreddate anche perché Finocchiaro è la numero uno della commissione Affari costituzionali del Senato e il mantra del capo del governo è «fare le riforme».
Oltre a bersaniani e dalemiani, l’ex magistrato piace a una parte di Forza Italia e Lega Nord.

Tra gli outsider svetta il fedelissimo di Renzi, Delrio

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.

(© ImagoEconomica) Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.

Infine ci sono quelli che in gergo tecnico vengono definiti gli outsider. E anche in questa categoria finiscono nomi di rilievo, a cominciare da Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Il braccio ambidestro di Renzi, ha un buon curriculum: è stato sindaco di Reggio Emilia, presidente dell’Anci (l’Associazione dei comuni italiani), ministro degli Affari regionali con Letta e poi, appunto, sottosegretario con l’ex rottamatore.
Nel Pd piace a tanti - ma non a tutti - e poi ha 53 anni, l’età perfetta per fare il capo dello Stato. Anche se è espressione plastica del renzismo, il M5s potrebbe farci un pensierino (nell’ottica grillina, meglio lui di Amato e Fassino).
LA 'PAZZA IDEA' MUTI. Il nome di Muti è venuto fuori all’improvviso, dopo che il 2 dicembre il Fatto Quotidiano ha pubblicato un colloquio con il figlio del celebre direttore d’orchestra, Domenico: «Dell’eventuale elezione al Quirinale abbiamo parlato in famiglia, con lui, e sappiamo che una cosa del genere è troppo seria per non essere presa con serietà. Ed è quello che faremo, il suo nome lo ha fatto Renzi e una proposta del premier, appunto, è una cosa seria».
A stretto giro è arrivata la smentita di Palazzo Chigi: il premier e il maestro non si sentono da anni. Lo stesso Muti ha detto che preferisce continuare a dirigere. Ma alla corsa parteciperà anche lui.
ANCHE SEVERINO NEL TOTO-NOMI. In molti, di Severino, ricordano un particolare: era la ministra più ricca del governo di Mario Monti, con un imponibile netto di oltre 7 milioni di euro.
Sessantasei anni, avvocato (fra gli altri) di Prodi, Francesco Gaetano Caltagirone e Cesare Geronzi, è l’outsider donna per eccellenza. Malgrado le parole del consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti («Ha già combinato guai in passato») e gli effetti della legge-Severino che ha portato Berlusconi alla decadenza da senatore, alla fine anche il centrodestra potrebbe virare su di lei. Piace molto anche in Vaticano.
UN PRESIDENTE DEMOCRISTIANO. Un altro candidato recente è Mattarella, 'padre' di quella legge elettorale, il Mattarellum, con cui gli italiani hanno votato nel 1994, nel 1996 e nel 2001 e che oggi qualcuno vorrebbe rispolverare.
Storico esponente della Dc, è stato più volte ministro sia dei governi della Balena bianca sia di quelli guidati da D’Alema (nel 1998 fu nominato vicepresidente del Consiglio) e Giuliano Amato. Dal 2011 è giudice della Consulta.
LA CANDIDATURA DI CASSESE. A completare la lista c’è Sabino Cassese.
Nato 79 anni fa ad Atripalda in provincia di Avellino, giudice emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della Funzione pubblica ai tempi del governo Ciampi, il 22 dicembre ha scritto sul Corriere della Sera che «al presidente della Repubblica sarà richiesto soltanto di giocare il ruolo di equilibratore e regolatore dei tre poteri dello Stato e si ritornerà al modello presidenziale einaudiano». Se non è un’autocandidatura poco ci manca.
Fra i suoi allievi c’è Giulio Napolitano, figlio di Giorgio. Ecco perché alla fine proprio Cassese potrebbe mettere tutti d’accordo. 

 

Twitter: @GiorgioVelardi

 

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Fippetto Stefen 06/gen/2015 | 17 :36

elezione presidente
Nuova bagarre in corso ed il paese sta franando.I giovani non hanno più alcuna fiducia nel futuro e nel ns governo Se non ci diamo una mossa i prossimi mesi,non anni,vedremo una continua chiusura di ditte ed esercizi vari e la disoccupazione non sarà pià gestibile.E inutile giocare su nomi di futuri presidenti senza volto e senza idee.Forse l'unica ancora proponibile è la Bonino ma io sarei per elezioni super partes : scegliamo degli uomoni immacolati aldifuori da ogni inciucio e con uno sguardo rivolto al futuro e precisamente:Umberto Galimberti,Carlo Sini o Piergiorgio Odifreddi..so che sorriderete ma prima guardateli via google attraverso le loro conferenze e poi li raffrontate ai ns superpagati politici che da decenni promettono di cambiare il ns paese dimenticandosi volutamente di menzionare le direttive europee dove sono già previste normative di ogni genere e pur di non approvarle paghiamo sonore multe.

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