Renzi, la nomina di Carrai ai Servizi rischia lo stop

Niente laurea. Lo scetticismo del settore. I legami con Israele. Crescono i dubbi sull'ipotesi di mettere il ''Gianni Letta del renzismo'' a capo della cyber security.

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19 Gennaio 2016

Marco Carrai.

(© Imagoeconomica) Marco Carrai.

Più passano le ore più non è chiaro come sarà inquadrato Marco Carrai come responsabile della cyber security.
Al momento il premier Matteo Renzi non si è ancora espresso ufficialmente sulle indiscrezioni giornalistiche che danno il 'Gianni Letta del renzismo' nel centro nevralgico della sicurezza cibernetica italiana.
Secondo il Fatto Quotidiano ci sarebbe un decreto ad hoc pronto, secondo la Repubblica l'affidamento arriverebbe da Palazzo Chigi.
Ma fino a quando non si capirà l'inquadramento del 'Richelieu di Greve in Chianti' non sarà possibile valutare l'impatto della nomina sugli apparati di sicurezza dello Stato.
IL SETTORE FA MURO. «L’Italia», dice a Lettera43.it un esperto del settore, «è un Paese da operetta, ma un’operazione come quella di Carrai altro non è che il tentativo di distribuire qualche prebenda».
Fonti vicine ai servizi confermano che davanti a una scelta del genere, cioè provare a sollevare dal campo d’azione dei servizi la sicurezza informatica, «si alzerebbe un muro all’interno degli stessi servizi e alle altre istituzioni come il Cert nazionale o l’Agenzia per l’Italia digitale».

I Servizi segreti sono un'intricata matassa all'italiana

Il premier Matteo Renzi.

(© GettyImages) Il premier Matteo Renzi.

I servizi segreti, distribuiti tra l'autorità delegata del governo che fa capo a Marco Minniti, il Dis di Giampiero Massolo, l'Aisi e l'Aise, con Giampiero Manenti e Arturo Esposito, hanno una loro specifica ragioneria che distribuisce i fondi, i soldi per il funzionamento.
Dipende quindi da come Renzi vuole inserire Carrai nella macchina della sicurezza nazionale, per capire la portata della nomina come le sue qualifiche e in vista di una possibile distribuzione di soldi pubblici.
CARRAI SENZA LAUREA. In queste ore fa discutere il fatto che l'amico di Renzi non abbia una laurea, quindi potrebbe trovare ostacoli per una nomina di questo tipo nella Pubblica amministrazione.
Più probabile che il premier lo nomini semplice consigliere di Palazzo Chigi, magari a titolo gratuito così da evitare polemiche e possibili problemi con la Corte dei conti.
Ma la vicenda Carrai sta diventando un rompicapo che va ad aggiungersi a diversi altri problemi.
PARTITA CALDA SULLA GDF. In arrivo ci sono le nomine dei nuovi numeri uno dell'Aisi e della Guardia di finanza.
Esposito e Saverio Capolupo devono infatti lasciare per limiti di età.
Qui il gioco è complesso. Le carte sono coperte.
Allo stesso tempo il nome di Massolo viene dato da settimane in ballo per nuovi incarichi.
Doveva diventare consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, ma la sua nomina si intersecava con quella di Armando Varricchio - attuale consigliere in politica estera del premier - come ambasciatore negli Stati Uniti.
MASSOLO A BRUXELLES? Ora per Massolo si parla pure di uno spostamento a Bruxelles al posto di Stefano Sannino, ormai in uscita.
In sostanza cubo di Rubik in cui, come se non bastasse, si parla pure del segretario generale della Farnesina Michele Valensise, pure lui prossimo al pensionamento.
E in tutto questo c'è pure chi ricorda la tornata di nomine nelle aziende pubbliche nel 2017.

Renzi promette 150 milioni per la cyber security. La Francia ne spende 900

Marco Carrai e la moglie di Renzi Agnese.

(© Imagoeconomica) Marco Carrai e la moglie di Renzi Agnese.

La bomba Carrai sulla cyber security non fa che infiammare ancora di più la situazione.
Ma a 'Marchino', a quanto pare, impegnato con la sua Cys4 nel settore insieme con lo scaroniano Leonardo Bellodi, interessa molto quel posto.
Come allo stesso Renzi, che ha promesso 150 milioni al settore.
Viste le cifre buone forse appunto per la sola Cys4, dato che per esempio il governo francese solo per proteggere le infrastrutture informatiche del ministro della Difesa di milioni ne ha spesi 900.
INFORMAZIONI PREZIOSE. D’altronde sullo scenario attuale il controllo delle infrastrutture informatiche è patrimonio prezioso di dati, informazioni e dunque potere.
La difesa dello spazio cyber è fondamentale, soprattutto per quanto riguarda le grandi imprese italiane più o meno partecipate dallo Stato.
Fatto sta che il vociare attorno all’ingresso di Carrai in una struttura dei servizi segreti non è stata accolta granché bene nell’ambiente: sia dagli stessi Servizi sia da chi nella sicurezza informatica opera da almeno un decennio.
LEGAMI CON ISRAELE. Un altro operatore del settore, riferendosi ai link tra Carrai e Israele via Jonathan Pacifici (fondatore e managing partner di JP & Partners) dice che «nessun Paese sano di mente metterebbe la sicurezza informatica del Paese in mano a soggetti teleguidati da Paesi esteri».
PASTICCIO SULLA NOMINA. Improvvisamente si è acceso un faro sul settore e i nodi sono destinati a venire al pettine.
C’è chi contesta la reale competenza di Carrai e chi cerca di spiegarsi invece la sovrapposizione di ruoli che la sua figura potrebbe portare all’interno dei Servizi.
Da almeno due anni il Dis sta formando una squadra di esperti nella difesa dello spazio cyber italiano, reclutando anche all’interno delle università.
Ci si chiede dunque perché proprio il 'Richelieu di Renzi' debba avere un incarico in una struttura che forse aveva più che altro bisogno di un uomo in grado di far funzionare al meglio la macchina.


Twitter @ARoldering e @lucarinaldi

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