Renzi: «Straorgoglioso delle unioni civili»

Il premier difende le unioni civili: «Uno 0 a 0 sarebbe stata una vergogna». Mentre Boschi punzecchia la minoranza.

27 Febbraio 2016

Matteo Renzi e Maria Elana Boschi.

Matteo Renzi e Maria Elana Boschi.

Quando si è sfilata la giacca dalla platea della scuola di formazione politica del Pd è partito un boato da tabarin di quart'ordine.
«Ragazzi non sono rimasta nuda, non è che c'è tutto soto brusio», ha risposto il ministro Maria Elena Boschi. «Ho solo tolto una giacca, non vi spaventate».
L'AFFONDO A SPERANZA. Un tono da attivista, più che da ministro, che però non le ha certo impedito di punzecchiare la sinistra dem sulle barricate per l'ingresso in maggioranza dei verdiniani, Roberto Speranza in primis.
E proprio a lui Boschi ha indirizzato la prima stoccata. Dopo aver confidato l'emozione nel firmare il maxi emendamento sulle unioni civili («Mi tremava la mano», dice ai ragazzi presenti, gli stessi che poco prima avevano l'avevano apprezzata) ha bollato «strano» l'atteggiamento del collega di partito. «E lo dico con tutta l'amicizia e l'affetto nei confronti di Roberto Speranza», ha spiegato il ministro, «che chi come lui questa legge elettorale non l'ha votata poi ci venga a dire che non vanno bene le coalizioni e le maggioranze spurie».
LE ALLEANZE «SPURIE». Un terreno minato, visto che su  «spurie» è intervenuto il senatore Miguel Gotor: «Vorrei ricordare al ministro Boschi che l'alleanza che lei definisce in modo dispregiativo 'spuria' era quella del centrosinistra e dell'Ulivo che ha portato l'Italia in Europa e ridotto il debito pubblico».
Contro la minoranza del partito si è scagliato anche Andrea Marcucci (colui che aveva presentato il super canguro) che ha ricordato come «L'Ulivo non riuscì mai ad approvare i Dico mentre il Pd di Renzi ha fatto le unioni civili pur non avendo una maggioranza al Senato».
 

 

 

In difesa del ddl unioni civili è naturalmente intervenuto Matteo Renzi. Il via libera, ha detto il premier, rappresenta il «colpo per vincere una partita» superando il «catenaccio» ed evitando «lo zero a zero che sui diritti sarebbe stato una vergogna».
«Sono straorgoglioso» del risultato, ha poi aggiunto. «So che tra di voi ci sono opinioni diverse. Tuttavia è vero che per essere idealisti bisogna sognare l'impossibile, ma poi bisogna portare a casa il possibile».
Insomma a conti fatti si è trattato di un successo, perché l'obiettivo di alcuni era di «non fare nessuna legge ma melina».
IL DIETROFRONT DEL PD. Eppure prima del famoso «tradimento» grilino, la nomenklatura del Pd - più la firmataria del ddl Monica Cirinnà - aveva sfidato sia i cattodem sia gli alfaniani sulle adozioni.
Il 15 gennaio il premier, stando ai retroscena, aveva assicurato che non ci sarebbe stato alcuno stralcio sulla stepchild.
Posizione che a dicembre era stata sostenuta fermamente anche dal sottosegretario Ivan Scalfarotto. «Chi oggi esulta per le unioni civili in Grecia esulterebbe se in Italia passasse una legge senza stepchild come quella greca?», aveva dichiarato, salvo poi cambiare idea.
Soddisfazione o meno, Verdini o meno, ora però si apre un'altra battaglia per il governo.
IL NODO ADOZIONI. Resta infatti alta la tensione sul capitolo adozioni stralciato dalla legge approvata a Palazzo Madama ma sui cui l'esecutivo e il Pd intende andare avanti con una proposta ad hoc.
A ribadirlo è stato proprio il ministro delle Riforme annunciando per martedì un'assemblea del partito alla Camera per iniziare ad approfondire la questione su cui saranno ascoltati anche degli esperti.
Sul piede di guerra naturalmente Massimo Gandolfini organizzatore del Family day che ha minacciato un un nuovo raduno se la riforma delle adozioni dovesse comprende anche le stepchild per gli omosessuali.
Ma sono previste battaglie anche per altri ddl 'sensibili' in discussione: dall'eutanasia al testamento biologico. Temi che da sempre gli alleati di governo del Nuovo centrodestra non vogliono nemmeno sentire nominare.

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Canoi 28/feb/2016 | 09 :24

Gli straorgogliosi hanno ragione: con la vicenda gay e il casino montato in Parlamento non si parla più delle banche, del debito che continua a crescere, della ripresa che non c'è, del jobs act che è una bufala, della guerra che dobbiamo fare in Libia, del disordine sociale, della morte della politica, del trionfo del bischero vanaglorioso, dei soldi illeciti della Lega, dei grillini falliti alla prima prova di confronto politico vero,.... Ma il popolo è felice reso ancora più euforico dal petismo (non petalogismo) degli imbecilli da social,.... E i giornali di carta e non che hanno cavalcato la saga dei culattacchioni ed hanno perso ancora copie? Straorgogliosi di aver montato una grande opera di distrazione di massa....finirà tutto con un grande peto.

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