Rino Formica: «Usa? Renzi farà la fine di Berlusconi»

La procura indaga sulle intercettazioni Usa ai danni di B. L'ex ministro Formica: «Gli americani non tutelano i Paesi amici. Il premier? Si disferanno pure di lui».

di

|

24 Febbraio 2016

L'ira di Renzi contro gli Stati Uniti per lo scandalo Nsa «è una sceneggiata».
Rino Formica, classe 1927, storico ministro delle Finanze del Psi di Bettino Craxi, è un uomo che conosce bene la politica internazionale come quella interna del nostro Paese.
Conosce i passaggi storici dalla Prima alla Seconda Repubblica fino alla Terza, come gli apparati di sicurezza e le relazioni che il governo italiano ha avuto con gli americani negli ultimi 50 anni.
Era ministro delle Finanze quando scoppiò Tangentopoli e già negli anni passati spiegò in più di un'intervista che sulla stagione di Mani Pulite ci fu lo zampino del Fbi.
LA PROCURA DI ROMA APRE UN FASCICOLO. «La Guerra fredda non è mai finita», dice ora a Lettera43.it commentando il rapporto top secret dell'ottobre 2011 pubblicato da L'Espresso che dimostra come, oltre a Germania e Giappone, anche il governo italiano fosse spiato.
Un rapporto che riapre il caso del presunto complotto contro Silvio Berlusconi per farlo cadere nel 2011. E su cui la procura di Roma, che il 24 febbraio ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato né indagati, vuole vedere chiaro.
Così come il ministro Maria Elena Boschi che, nel corso del Question time alla Camera, ha definito «inaccettabili» le intercettazioni ai danni del Cav e promesso «ulteriori approfondimenti» con Washington.

 

  • L'ex ministro delle Finanze Rino Formica. 



DOMANDA. Perché dice che quella di Renzi è una sceneggiata? Hanno convocato anche l'ambasciatore Usa in Italia per avere spiegazioni.
RISPOSTA. Uno si incazza per non apparire mortificato.
D. E Renzi?
R. Renzi è mortificato doppiamente, perché non si è accorto che li avevano intercettatati prima di lui e non sa ancora se anche lui è intercettato o meno.
D. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano ascoltato anche i governi Monti e Letta quindi è verosimile, così come per Renzi che è sostenuto dalla stessa maggioranza del 2013...
R. Se non lo sono stati vuol dire che li hanno trascurati. Ma vale il vecchio detto 'se non ti intercettano vuole dire che non vali niente'.
D. Perché gli americani si muovono in questo modo?
R. Gli Stati Uniti sono una grande potenza. E hanno servizi di sicurezza a tutela del loro Paese, non degli amici del loro Paese.
D. Continuano a non fidarsi, insomma...
R. Dopo la caduta del Muro di Berlino i servizi segreti sono rimasti a compartimenti stagni, ognuno cerca di assumere informazioni sugli altri.
D. Non si fidano neppure di Renzi?
R. Sia Renzi sia Berlusconi non sono serviti a molto. Secondo me si tratta di capire se siamo già arrivati all'usa e getta.
D. Ovvero?
R. Queste «forze» si avvalgono del vuoto della politica e della classe dirigente. Utilizzano strumenti semplici. Se mi sei utile stai lì e ti sostengo, quando non lo sei più ti mando a casa. Così è avvenuto per Berlusconi, per Monti, per Letta e così avverrà anche per Renzi.
D. Prima c'era Giorgio Napolitano che aveva un ottimo rapporto con gli Stati Uniti.
R. Ma non è questione di Napolitano, il punto è che gli americani non hanno amici, contrastano chi può dar loro fastidio sul momento.
D. Accadde anche con Craxi?
R. Più passa il tempo più ci conviciamo di una cosa semplice: Tangentopoli fu l'effetto, non la causa. La Prima Repubblica era già in crisi sin dagli Anni 70.
D. Se ci sia stata una manina degli americani è una domanda che continua a circolare da anni.
R. Ma i detonatori di Mani Pulite sono stati diversi, arrivano da molto prima. Il primo fu la vicenda Moro, poi ci furono le polemiche degli Anni 80 come il caso Sigonella e la posizione di autonomia internazionale del governo italiano su diversi fronti.
D. Altri detonatori?
R. Ci fu il crollo del Muro di Berlino, ma soprattutto è stato l'afflosciamento interno alla Democrazia Cristiana, le sue spaccature tra il '90 e il '92. Non dimentichiamoci che in quegli anni il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, picconò duramente quel sistema.
D. Quindi anche Renzi rischia? Circola da settimane la voce di possibili sostituti, come per esempio il presidente dell'Inps Tito Boeri.
R. Gli americani sono molto pragmatici. Hanno amici o nemici a seconda delle convenienza.
D. Insomma, i governi italiani sono di passaggio.
R. Viviamo una Guerra fredda inedita. La politica americana è quella di una grande potenza e va studiata in due grandi periodi. Dal Dopoguerra sino alla fine della Guerra fredda 1989. E va studiata adesso, perché non è riuscita ancora a trovare un solo ricevitore globale delle sorti del mondo.

 

Twitter @ARoldering

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Rouen, Augé: «Vi spiego la trappola simbolica dell'Isis»

Primo attacco a una chiesa. Dopo Charlie, Parigi e Nizza è una svolta simbolica. Augé: «I terroristi non riconoscono l'Europa laica, così ci fanno tornare indietro».

Mediaset, ora Berlusconi teme la scalata di Bolloré

Rottura tra il Biscione e Vivendi. Il Cavaliere sospetta una manovra dei francesi. Che sfrutterebbero la debolezza del titolo. Fermandosi prima della soglia Opa.

Napoli, il 'traditore' Higuain e quel coro ormai da ripudiare

Il Pipita va alla Juve. Napoli cancella il ritornello trash da stadio. Che il bomber cantava sotto la curva. Tornerà Ohi vita ohi vita mia? Storia di una disillusione.

Rouen, moschea salafita accanto alla chiesa

Il terrorista che ha sgozzato padre Hamel si sarebbe radicalizzato in rue Guynemer. La stessa via della parrocchia presa d'assalto. Le prime indagini a Saint-Etienne-du-Rouvray dopo la strage al Bataclan.

prev
next