IDEE & POLITICA

Rivoluzione: dai Forconi a Berlusconi

Dalle proteste in tutta Italia al Cav, passando per Grillo.

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12 Dicembre 2013

«C'est une révolte?», chiese Luigi XVI alla notizia della caduta della Bastiglia. «Non, Sire, c'est une révolution», gli rispose laconico il duca di Liancourt.
Ma cosa accade quando la rivoluzione la annuncia un re, per di più decaduto?
Nel cortocircuito valoriale italico, Silvio Berlusconi è tornato alla carica. «Se mi arrestano, in Italia scoppierà la rivoluzione». Anzi, proprio la révolution, visto che il Cav lo ha dichiarato in francese ai francesi di Europe 1.
UN INCOMPIUTO DURATO 20 ANNI. Del resto Silvio al concetto è affezionato. Per 20 anni ha dominato le scene politiche con la promessa della «rivoluzione liberale», il suo grande incompiuto acchiappavoti. E ancora adesso i lealisti e i redivivi forzaitalioti sbandierano lo stesso vessillo contro i governisti di Angelino Alfano e il Pd di Matteo Renzi.
Slogan che vince, insomma, non si cambia.
Soprattutto ora. Con i Forconi - un ombrello ampio che racchiude movimenti di diversa provenienza - che stanno infiammando le piazze e i valichi del Paese. Una folla scomposta, un 'popolo' senza capi riconosciuti, di cui si riconoscono solo le facce di capipopolo come Danilo Calvani che lascia la protesta in Jaguar o del siciliano Mariano Ferro.

Grillo e la rivoluzione permanente

Un movimento magmatico cavalcato, come prevedibile, da Beppe Grillo che sulla rivoluzione ha costruito la fortuna del Movimento 5 stelle. Tanto che dal concetto di rivoluzione dipende la sua sopravvivenza politica. Per questo, anche semanticamente, è diventato nemico giurato della stabilità, dogma del governo Letta.
Ma ai Forconi guarda con simpatia pure Berlusconi. Che non aveva perso tempo, annunciando un incontro con gli autotrasportatori, snobbati a suo dire dal governo. Vertice poi saltato per evitare - sempre parole sue - «strumentalizzazioni».
L'INTERCETTAZIONE CON LAVITOLA. Eppure la foga zapatista di Silvio pare essere tutt'altro che di facciata e elettoral-diretta. Prova ne è una intercettazione con Valter Lavitola risalente al 2009. «Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa... », si sfogava in privato (se non fosse stato per le orecchie di un qualche «maresciallo» come lo chiamavano i due cercando di non essere pizzicati) Berlusconi con il giornalista-faccendiere ex direttore de L'Avanti!. «La situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo... Il parlamento non conta un cazzo... Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che si appoggiano a Repubblica e a tutti i giornali di sinistra, e alla stampa estera». Anche allora la soluzione del premier era la stessa: «Facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera».
LA RIVOLTA AD PERSONAM. Anche se ora la rivoluzione la vorrebbe fare per sé e per la sua causa. Una rivoluzione ad personam. Insomma dalla rivoluzione liberale si è passati alla rivoluzione per la sua libertà.

Daniela Santanchè e la barricata genetica

E naturalmente geneticamente pronti alla rivoluzione per difendere il leader sono i fedelissimi. A partire - e non poteva essere altrimenti - da Daniela Santanchè che lo scorso agosto disse chiaramente: «La condanna a Berlusconi vale una rivoluzione». Una rivolta in pullman e con cestini colazione omaggio, certo, ma sempre rivoluzione era.
E comunque alla pasionaria va riconosciuta una certa coerenza visto che prima di diventare solo «la Pitonessa», ai tempi della sua corsa a Palazzo Chigi proprio contro B, aveva promesso da ogni studio televisivo che la ospitava: «Sarò io a fare la rivoluzione in Italia». Le cose sono andate diversamente.
LA SFIDA DI RENZI. Infine a promettere la rivoluzione è stato il neo segretario del Pd, Renzi. Che ha annunciato una «rivoluzione sul lavoro e una gigantesca battaglia sulla scuola». E ha già decretato la «fine della vecchia classe dirigente del Pd».
Una rivoluzione all'apparenza di velluto, dallo stile sorridente, che come colonna sonora ha le note di Jovanotti. Ma, anche in questo caso, sempre di rivoluzione si tratta. Con una raccomandazione per l'uso presa a prestito da Italo Calvino: «I rivoluzionari sono più formalisti dei conservatori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 12/dic/2013 | 14:18

deriva rivoluzionaria
per 50 anni la rivoluzione è stata argomento esclusivo della sinistra. Oggi assistiamo ad una ridicola deriva, in cui perfino lo stesso milionario ottantenne strarifatto che ha malgovernato per un ventennio, ore vuole la rivoluzione.

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