Roma, caos centrodestra: Salvini invoca Meloni

La coalizione è divisa su Bertolaso. Il leader leghista punta i piedi: «O Giorgia o le primarie».

02 Marzo 2016

Guido Bertolaso e Matteo Salvini.

(© Ansa) Guido Bertolaso e Matteo Salvini.

Silvio Berlusconi ha scelto Guido Bertolaso. Ai gazebo della Lega Nord ha vinto Alfio Marchini. Matteo Salvini vorrebbe Giorgia Meloni, che però non sembra avere intenzione di scendere in campo in prima persona, almeno per ora.
A Roma il centrodestra è nel caos, o in «un casino generale», per usare le parole di Francesco Storace. Incapace di esprimere un candidato sindaco che metta d'accordo tutti. L'unico ufficiale, Guido Bertolaso, è già stato sfiduciato da almeno metà della coalizione che dovrebbe sostenerlo, nonostante la richiesta di candidatura sia stata firmata da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia.
SALVINI: «BERTOLASO NON È IL MIO CANDIDATO». «Il candidato di tutto il centrodestra non si chiama Guido Bertolaso. Almeno, non è il mio», ha ribadito il segretario della Lega, «se si facesse avanti Meloni il candidato sarebbe lei, per me non ci sarebbe nessun problema». Altrimenti, che si facciano le primarie.
Bertolaso, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro: «Un aereo è in pista per il decollo e dalla torre di controllo riceve l'ok, comincia a dare gas arrivando al fatidico 'punto di non ritorno', cioè dove o decolla o va a schiantarsi. Io il punto di non ritorno l'ho già passato, non mi schianto, sto già volando e sarò il sindaco dei romani».
Appoggiato anche da quella stessa Giorgia Meloni invocata a gran voce da Salvini, ma disposta a correre solo come «extrema ratio», anche a causa della gravidanza.
«BASTANO 20 GIORNI PER LE PRIMARIE». E allora via al piano B: «In 20 giorni si possono fare le primarie, da qui a Pasqua. Prendiamo il modello del Pd e le facciamo meglio, facciamo primarie meno taroccate», ha insistito Salvini, per cui «un passaggio popolare con le primarie farebbe bene a tutti, anche a Bertolaso. Se le primarie le vince lui chapeau, io mi fermo e appoggio Bertolaso».
Ma chi, soprattutto dentro Forza Italia, sostiene Bertolaso, non ha alcuna intenzione di passare dalle primarie, e mette in evidenza come Storace e Marchini siano due candidati che dividono, e che le eventuali consultazioni dovrebbero vedere come concorrenti solo Pivetti e Bertolaso.
Il leader leghista ha intenzione di parlarne di nuovo con Silvio Berlusconi e la Meloni. Bertolaso, invece, non solo non molla, ma rilancia, sostenendo di essersi imposto anche ai gazebo della Lega: «Ho stravinto io perché sappiamo che chi ha votato per me non era taroccato, mentre altri candidati hanno mandato le truppe cammellate». Ma secondo i numeri forniti dallo stesso Salvini è arrivato quarto, dopo Alfio Marchini, Irene Pivetti e Storace, staccato di oltre 2 mila voti dal primo.
E BERTOLASO VUOLE INCONTRARE SALVINI. «Ho detto a Salvini che sono disponibilissimo e lieto di incontrarlo», ha detto Bertolaso, «così, guardandoci negli occhi, forse potremmo chiarirci e lui potrebbe rendersi conto di chi gli sta davanti invece di ascoltare consiglieri più o meno interessati a seminar zizzania». Consiglieri romani, non milanesi, secondo l'ex capo della Protezione civile.
Il leader della Destra Storace parla di «centrodestra nel casino generale» e sostiene Salvini, che «fa bene a tenere alta la tensione, non si scomodano 15 mila persone (ai gazebo, ndr) per poi dire non contate nulla. Ci servono primarie più allargate, le secondarie, chiamiamole così. Oppure ognuno fa la propria battaglia tentando di arrivare al ballottaggio».

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