Roma, corsa last minute all'ultima firma pro Giachetti

Il 10 febbraio va presentata la candidatura alle Primarie. Ma le adesioni latitano. Così si muove l'apparato Pd: tempesta di sms e mail. Ma il programma non c'è.

di Marco Stagno

|

09 Febbraio 2016

Roberto Giachetti e Roberto Morassut.

(© Ansa) Roberto Giachetti e Roberto Morassut.

Un tempo le telefonate servivano ad allungarti la vita, ora invece sono necessarie per raccattare firme.
Nello specifico quelle che occorrono ai candidati del Partito democratico alle Primarie di Roma, da cui deve uscire l'uomo da schierare alle Amministrative del giugno 2016 per il Campidoglio.
Il tempo stringe e i due sfidanti finora usciti allo scoperto - Roberto “Bob” Giachetti e Roberto Morassut - non le hanno ancora racimolate.
CATENA DI SANT'ANTONIO. A fare scalpore sono i vuoti del candidato renziano in pectore, perché è partita una catena di Sant'Antonio su Whatsapp, mail e social network per chiedere a chiunque, ma proprio chiunque, di presentarsi nelle sedi dei comitati municipali o al coordinamento della campagna elettorale di Bob per sottoscrivere la sua candidatura.
In campo sono scesi anche i pezzi da novanta delle preferenze romane, pur di fare in fretta: per esempio uno come Athos De Luca, consigliere uscente con inclinazione al green, che di voti in città ne prende tanti, da sempre.
ALL'OPERA I GIOVANI TURCHI. Ma anche le altre correnti sono all'opera: dai Giovani turchi ai cosiddetti “turbo renziani” (ex rutelliani schierati dal primo giorno con l'attuale segretario-premier).
Per non parlare poi dei presidenti di Municipio, che Giachetti ha incontrato la sera di lunedì 8 febbraio, chiedendo in modo esplicito di essere il suo braccio armato sui territori, dove ancora la sua candidatura non sfonda nonostante lo slogan accattivante #TuttaRoma.

Per sicurezza Bob non si è ancora dimesso dalla Camera...

Roberto Giachetti del Pd.

(© Ansa) Roberto Giachetti del Pd.

Tutti insieme appassionatamente per Giachetti sindaco, insomma.
Ma bisogna fare in fretta: il termine ultimo per consegnare le firme è il 10 febbraio, praticamente, anche se in politica anche un'ora può trasformarsi in un tempo siderale.
Per carità, non ci sono dubbi nell'ambiente politico romano sul fatto che Bob ce la faccia (anche se per sicurezza si è guardato bene dal rassegnare le dimissioni non solo da deputato, ma anche dal ruolo di vice presidente della Camera), però la parola d'ordine è non trasformare la fretta in cattiva consigliera.
Questo è un dogma per Renzi.
ALMENO 2 MILA ADESIONI. Il limite minimo è 2 mila firme, quello massimo 2.500: raccogliere troppe sottoscrizioni farebbe scattare automaticamente l'allarme “correnti” o, peggio ancora, quello dei “signori delle tessere”; poche firme invece darebbero l'impressione di debolezza e “manovrabilità” da parte dei vari capi bastone cittadini (sì, ci sono ancora e vivono in mezzo a noi).
Che fare, allora?
CONTA DELLE CORRENTI. Ecco dunque l'intuizione dello staff di Giachetti, che ha scelto la via più sicura: dare libero sfogo alle rubriche dei propri cellulari e delle proprie mailing list cercando elettori residenti nel comune di Roma.
Così non solo si consegna l'emergenza in mani sicure, ma si inizia già a fare la conta tra «chi sta con noi e chi contro di noi».

I programmi dei candidati? Non pervenuti

Roberto Giachetti e Matteo Renzi.

(© Imagoeconomica) Roberto Giachetti e Matteo Renzi.

Ci sono poche speranze, invece, di poter leggere i programmi dei candidati prima del 10 febbraio, anche se questa è una delle regole che si sono dati Pd, Partito socialista italiano (Psi), Verdi, Italia dei valori (Idv), Scelta civica, Centro democratico, Democrazia solidale e Rete dei cittadini al momento dell'accordo sulle primarie di coalizione, in programma il 6 marzo 2016.
CITTADINI ''FREDDI''. Primarie che proprio non scaldano i cuori dei romani, militanti e non.
Gli echi della vicenda Marino sibilano ancora tra i palazzi del centro, mentre le “mirabolanti imprese” di Mafia Capitale sono un muro tostissimo da abbattere nelle periferie.
Senza contare poi il commissariamento del partito, che ancora resiste ma non ha dato esattamente i risultati sperati, primo tra tutti quello di disintegrare le dannose correnti.
VECCHIA NOMENKLATURA. In un clima così pesante, infatti, sapere che Giachetti e Morassut possono contare anche su facce e personaggi che sono lì da 20 anni (Goffredo Bettini, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Michele Meta tanto per fare qualche nome) non è un buon biglietto da visita per convincere l'elettorato a mettersi in fila ai gazebo e nei circoli.

E intanto il “marziano” Marino prepara la sua lista civica

Ignazio Marino durante la sua ultima conferenza stampa da sindaco di Roma.

Ignazio Marino durante la sua ultima conferenza stampa da sindaco di Roma.

Se poi ci mettiamo anche gli interventi a gamba tesa dell'ex sindaco, il “marziano” Ignazio Marino, che parla apertamente di «primarie farsa» del Pd renziano in cui non si riconosce più (eppure alle altre Primarie, quelle del Congresso 2013, lo aveva appoggiato convintamente), con tanto di appello a disertare le urne, il quadro si fa sempre più desolante.
NIENTE SIMBOLI. Ma non ci si spaventi: il prode Ignazio vuole capire se ci sono voti sufficienti per presentare una sua lista civica, visto che sta chiedendo a tutti di rinunciare ai simboli dei partiti per appoggiare un progetto che parte dal basso.
Il suo progetto, ovviamente.
Ma la macchina del Partito democratico romano si è messa in moto.
QUESTIONE DI IMMAGINE. Ecco perché raccogliere le firme in tempo e nella misura giusta diventa fondamentale, non solo a livello politico, ma soprattutto a livello di immagine.
Della serie, il troppo storpia e il poco spocchia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
prev
next