Politica
EST EUROPA
Romania, l'ultimo asso di Basescu
Quorum a rischio per il referendum popolare del 29 luglio: il presidente defenestrato dal premier Ponta potrebbe tornare sullo scranno perduto. Urne aperte fino alle 22 . Alle 15 affluenza al 21,37%.
di Pierluigi Mennitti
Le ferie sono iniziate da un pezzo e, se si eccettuano coloro che non possono permettersi una vacanza e i turisti stranieri attratti dalle bellezze della vicina Transilvania, per le strade di Bucarest non c'è anima viva.
Il solleone picchia, l'afa soffoca e in fondo i problemi economici quotidiani preoccupano più della lotta di potere che sta facendo traballare le istituzioni della giovane repubblica rumena.
REFERENDUM A RISCHIO. Il referendum che domenica 29 luglio decreterà per volontà popolare la sorte di Traian Basescu, il presidente temporaneamente deposto, rischia di andare deserto: i turisti non votano e i poveracci hanno altro a cui pensare.
Per cui gli osservatori che oggi si azzardano a puntare qualche lei (la moneta rumena) sul risultato finale sono in maggioranza convinti che il quorum del 50% non verrà raggiunto e il presidente defenestrato dal premier Victor Ponta tornerà a sedere sullo scranno perduto.
GUERRA DI POTERE. Con la conseguenza che il conflitto riprenderà ad aggravarsi e i rumeni saranno costretti a sopportare un prolungamento della misera guerra di potere fra due uomini, con buona pace delle misure necessarie ad affrontare una crisi economica sempre più dura.
Solo le urne domenicali diranno però se le ferie e la disillusione saranno più forti della sfiducia verso Basescu, al quale i rumeni imputano la responsabilità della crisi e delle misure di austerità.
SCONTRO A DUE. Ponta e Basescu sembrano proprio non potersi vedere. Il primo è il 40enne leader della coalizione di governo, giunta al potere nello scorso aprile dopo la caduta del precedente esecutivo fedele a Basescu con il compito di preparare le elezioni politiche anticipate.
Guida l'Unione social-liberale, un'alleanza composta dai socialdemocratici (di cui Ponta è il leader dal 2010) e due partiti di destra, il conservatore e il liberal-nazionale, cementata prevalentemente dall'odio verso Basescu.
Quest'ultimo, che di anni ne ha 61, è invece sulla scena da più tempo: è il capo del Partito liberal-democratico (Pld) ed è in carica come presidente della Repubblica dal dicembre 2004, dopo essere stato nei quattro anni precedenti sindaco di Bucarest.
L'impeachment del presidente e le accuse di complotto
La resa dei conti fra i due ha imboccato il percorso finale ufficialmente il 6 luglio, quando il parlamento ha approvato la mozione presentata dalla maggioranza per l'impeachment del presidente.
L'accusa: violazione della Costituzione e della separazione dei poteri e usurpazione del ruolo di primo ministro. Di fronte a un sistema politico in bilico su un semi-presidenzialismo instabile, Basescu avrebbe via via eroso le prerogative del premier.
Il presidente ha provato a difendersi in aula, negando qualsiasi sconfinamento e attribuendo il proprio attivismo alla necessità di contrastare la crisi economica.
ACCUSE DI PLAGIO. E nel frattempo ha accusato il suo avversario di aver plagiato la tesi di laurea scritta nel 1999, un'abitudine che pare ormai abbastanza diffusa nel cuore della Mitteleuropa.
La nuova maggioranza di governo ha però tirato dritto e, prima di destituirlo, ha nominato un nuovo presidente del Senato in sostituzione del parlamentare del Pld Vasile Blaga.
IL RUOLO DI ANTONESCU. Si tratta di Crin Antonescu, che costituzionalmente ha assunto le funzioni di presidente della Repubblica in attesa del referendum, e che le conserverà fino alle eventuali elezioni anticipate, qualora gli elettori bocciassero Basescu.
I fedeli del presidente gridano al complotto, accusano Ponta di aver pianificato militarmente il siluramento di Basescu e di aver allungato le mani sulle istituzioni pubbliche, facendo dimettere il direttore dell'istituto che indaga sulle compromissioni con il regime comunista di Nicolae Ceausescu e avviando l'occupazione politica della televisione di Stato.
Secondo loro, nel mirino del premier ci sarebbe anche il dirigente del dipartimento nazionale anti-corruzione.
Basescu potrebbe scamparla di nuovo grazie all'astensionismo
Si rischia di perdere il filo degli avvenimenti, inseguendo la partita a scacchi fra i palazzi rumeni. Una preoccupazione condivisa anche dall'Unione europea, che ha premuto su Ponta affinché rivedesse le regole dello svolgimento del referendum, tirate nei mesi scorsi come una fune da un lato e dall'altro delle due barricate a seconda degli interessi prevalenti.
QUORUM DIFFICILE. Dopo giorni di incertezza, il governo ha seguito i consigli di Bruxelles e ha accettato la decisione della Corte costituzionale di riportare in vigore il regolamento precedente, che lega la validità del voto al raggiungimento del quorum.
Per Basescu si apre così l'opportunità di scamparla una seconda volta, grazie alle vacanze estive. Già nel 2007, a metà del suo primo mandato, dovette affrontare un'analoga vicenda e lasciare per un mese la presidenza ad interim di Nicolae Vacaroiu.
In quell'occasione, però, furono gli elettori e non gli astensionisti a rimetterlo in sella, votando per il 75% contro l'impeachment.
POPOLARITÀ AL MINIMO. Ora il clima nei suoi confronti è cambiato e la sua popolarità è al minimo storico. Le parziali amministrative dello scorso giugno hanno fatto registrare un forte avanzamento dell'alleanza governativa e tutti i sondaggi concordano sulla previsione che alle prossime elezioni anticipate per il parlamento, previste a novembre, i partiti della strana coalizione avranno la meglio.
MISURE DI AUSTERITY Dietro alle schermaglie di potere, si agitano le inquietudini prodotte dalla crisi economica, che ha aggredito la Romania fin dal 2008. Il Paese è dovuto ricorrere agli aiuti del Fondo monetario internazionale (Fmi) per evitare la bancarotta, adottando di conseguenza una serie di misure di austerity che hanno aggravato la già precaria condizione dei cittadini.
PROTESTE DI PIAZZA. Da qui le furiose proteste che, nell'inverno scorso, hanno sconquassato le strade di Bucarest e costretto alle dimissioni il governo di centrodestra guidato da Emil Boc, facendo tornare alla memoria la stagione di violenze e proteste che nel 1989 contribuirono al crollo del lungo regime di Nicolae Ceausescu.
L'andamento della guerra fra Ponta e Basescu rischia tuttavia di danneggiare, oltre all'economia, anche l'immagine di un Paese nel quale sembra che la lotta politica non riesca a sottrarsi alle teorie complottistiche e ai colpi bassi.
Da Bruxelles osserveranno gli sviluppi con grande attenzione: l'Ue è pronta a posticipare la data di ingresso della Romania (e della Bulgaria) nell'area di Schengen.
Sabato, 28 Luglio 2012

Per scrivere un commento è necessario registrarsi ed accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati










































3 foto




