Sala respira, ma adesso arriva il difficile

Dopo la vittoria delle primarie le guerre interne al centrosinistra lo indeboliscono.

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09 Febbraio 2016

Giuseppe Sala prende fiato.
Il commissario straordinario di Expo 2015 dedicherà i prossimi giorni a chiudere i conti dell'esposizione universale, poi andrà via per qualche giorno per staccare la spina in vista di una campagna elettorale che si preannuncia lunga e insidiosa.
Il neo-candidato sindaco del Partito Democratico di Milano supera 'la prova di forza' della guerra interna al centrosinistra, lasciando intorno morti e feriti. Non sono un caso gli appelli all'unità di queste ultime ore. «Io vado avanti con un programma positivo dopo di che», ha spiegato ai microfoni del Tg1, «chi c'è, c'è. E' chiaro che le primarie si basavano su un patto di lealtà e quindi io ci tengo che rimangano tutti con me». L'ex dirigente Pirelli e Telecom non sfonda come previsto, fermandosi al 42%, ma intanto guarda avanti pensando già al confronto di giugno, quando la partita sarà più difficile. Milano è come sempre un laboratorio per la politica nazionale, Partito della Nazione o meno.
IL CENTRODESTRA RIVITALIZZATO DALLA SCONFITTA DI PISAPIA. Di sicuro c'è da sconfiggere un centrodestra rivitalizzato dalle spaccature interne all'ex giunta di Giuliano Pisapia, con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini pronti a schierare un pezzo da novanta come Stefano Parisi, un altro manager laico e di centro, capace di cogliere voti proprio negli ambienti di Sala, in quel grovilio socialista e democristiano legato al mondo delle imprese, delle banche e delle fondazioni che comandano nel capoluogo lombardo.
«Sala deve stare attento, sarà una campagna elettorale a livello nazionale», spiega Roberto Caputo, socialista di vecchia data, attento conoscitore del tessuto economico politico milanese.
«Al momento», continua, «ha superato la prova di una scomposizione interna al centrosinistra, ma da domani ci sarà da lavorare duro. Cinque anni fa il candidato del Pd perse le primarie, le vinse Pisapia, ma dal giorno dopo tutti iniziarono a lavorare con un unico obiettivo: battere il centrodestra, senza se e senza ma. Questo obiettivo oggi non deve cambiare».
LA CRISI DEL RENZISMO, I CANDIDATI DI CENTRODESTRA. Gli ostacoli che dividono Sala da palazzo Marino sono diversi e potrebbero diventare sempre più pericolosi nei prossimi mesi.
Di sicuro ci saranno le polemiche sui conti di Expo 2015, con gli spettri sempre in agguato della procura di Milano alle prese con la nomina di un nuovo capo.
Poi c'è Matteo Renzi. Il premier e primo sostenitore del manager Expo appare indebolito rispetto all'anno scorso. C'è quindi chi teme una saldatura delle opposizioni al governo che si possa concentrare su Milano per dare uno scossone all'esecutivo.
Nel capoluogo lombardo non si scherza, anche perché c'è in campo pure Corrado Passera, l'ex ministro e banchiere di Intesa San Paolo che non sembra volersi ritirare dalla sfida elettorale. E poi c'è ancora Vittorio Sgarbi, il critico d'arte che piace, come anche Niccolò Mardegan, il giovane avvocato che può contare su voti liberali e cattolici. A questo si aggiugano i mal di pancia di Nuovo Centrodestra per il ddl Cirinnà sulle Unioni civili, con Roberto Formigoni e Maurizio Lupi, uniti alle troppe di Comunione e Liberazione, in movimento per capire come affrontare la campagna elettorale.
LA PROVA DI FORZA DI SALVINI. La prova di Milano sarà fondamentale soprattutto per Salvini, il leader della Lega Nord, che da capolista cercherà di portare più voti possibili alla coalizione facendo pesare poi i suoi voti.
Non solo. Oltre a un centrodestra che punta a riscattarsi, c'è un mondo legato alla vecchia giunta di centrosinistra di Pisapia che non si sente rappresentato da Sala. I movimenti sono in corso da settimane. Hanno avuto un'accelerazione domenica 7 febbrario a urne ancora calde. Qui è Rifondazione Comunista, in particolare il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, e quello che ancora rimane di una certa sinistra, a voler presentare una propria lista con un nome civico.
E già è partito un totonomi, con i tentativi di convincere il professore Nando Dalla Chiesa o l'ex leader del G8 Vittorio Agnoletto. Si era pensato anche a Cecilia Strada, ma la figlia del fondatore di Emergency non sembra volerne sapere. Sono nomi che potrebbero rosicchiare anche i voti di un Movimento 5 Stelle in eutanasia sotto le guglie del Duomo, con la candidata Patrizia Bedori ancora sconosciuta e una classe dirigente pentastellata che non ha sfondato. 
CIVATI, TOSI, FITTO E VERDINI. IL DILEMMA DELLE LISTE. In quest'area di centrosinistra si muove poi Giuseppe Civati, detto Pippo, con la sua creatura Possibile. L'ex competitor di Renzi alle primarie può contare su un buon pacchetto di voti in queste zone e di sicuro farò sentire il suo peso alla prossima tornata elettorale. Di fatto tutta la politica nazionale guarda a Milano come cantiere per le politiche dei prossimi anni. Da Flavio Tosi a Raffaele Fitto, passando per lo stesso Denis Verdini, da tempo si muovono in città per trovare un bandolo della matassa su cui investire nel futuro.
È ancora presto per parlare di liste elettorali.
Sala pensa a una civica dove si peseranno le varie forze in campo. Non sarà facile trovare la quadra. Finite la ricreazione delle primarie, adesso inizia la vera sfida. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 09/feb/2016 | 15 :02

Il quadro nazionale mi sembra già superato. Renzi si appende a Sala come un disperato ma per lui non c'è nulla da fare (l'unico modo certo di perdere a Milano è dirsi renziano); a dx c'è ancora il cadavere di Berlusconi, ingombrante ma se perdono c'è pronta la spiegazione. A Milano spero che tutti si rendano conto che sono un riferimento per l'Italia.

new zealand 09/feb/2016 | 09 :53

Harakiri che passione!!

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