Sala: «Se vinco le Primarie non mi dimetto da Cdp»

Il candidato alle Primarie milanesi a Lettera43.it: «Non ho conflitti di interessi. Se vinco non lascio Cdp». E sul Partito della Nazione dice: «Non esiste».

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05 Febbraio 2016

Giuseppe Sala, candidato alle primarie di centrosinistra a Milano, difende il modello Expo 2015 e respinge le critiche di chi sostiene sia un candidato dei «poteri forti» con diversi conflitti di interesse, dato il suo incarico in Cassa Depositi e Prestiti e in altre aziende private.
«Non ci sono conflitti», spiega a Lettera43.it in un'intervista, elogiando l'operato della giunta di Giuliano Pisapia in questi cinque anni («Ha restituito credibilità all'amministrazione comunale») e pungola l'avversaria Francesca Balzani su un punto: «Voglio rimettere subito in moto la partita degli scali ferroviari dove l'assessore al Bilancio ha votato contro».

 

  • Giuseppe Sala, candidato alle primarie del centrosinistra di Milano (Imagoeconomica).

 

DOMANDA. Lei è un manager che ha lavorato per Telecom e Pirelli, è stato city manager della giunta Moratti, conosce bene il mondo della finanza e delle aziende che contano in Italia. Non si sente un candidato troppo vicino ai cosiddetti poteri forti di questa città?
RISPOSTA. Senta, questa storia dei poteri forti fa un po' ridere. Anche perché tutti questi poteri in giro non li vedo. Figuriamoci quelli forti. Io mi sento il candidato della Milano che lavora, quello sì.
D. Expo 2015 è stato «un successo», come lei ha spesso ripetuto. Ma di polemiche ce ne sono stati diverse, dagli arresti di alcuni suoi collaboratori fino alle ultime sull'architetto De Lucchi, passando pure per il bilancio di Expo 2015. Pensa che il modello Expo sia un modello con cui governare anche Milano o c'è bisogno di altro?
R. Sfido chiunque a mettere in discussione la mia onestà. E su questo non transigo. Il modello Expo è nei documenti dell'Ocse che spiegano a tutto il mondo l'enorme sforzo fatto nella lotta alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose, è nei dati sulla crescita del turismo in tutta Italia e a Milano in particolare, è nella rinnovata centralità italiana sui temi dell'agroalimentare. Abbiamo fatto una gran bella figura e gli effetti si sentiranno per anni. Tutto questo senza sprecare un euro, con bilanci di cui potremo andare orgogliosi per sempre.
D. Ha diversi incarichi, a cominciare da Cassa Depositi e Prestiti, in altre società pubbliche e private. Li abbandonerà nel caso dovesse vincere le primarie?
R. Da candidato non ci sono conflitti di interesse, comunque mi riservo di valutarlo a tempo debito.
D. Lei si sente il candidato di quello che chiamano il Partito della Nazione? 
R. La mia è una candidatura civica, non sono iscritto a nessun partito, tantomeno a un Partito della Nazione che vive sulle pagine dei giornali.
D. Se dovesse diventare sindaco di Milano quale sarà la sua prima iniziativa per la città? Da dove bisogna partire?
R. Voglio rimettere subito in moto la partita degli scali ferroviari: la mancata ratifica dell’Accordo di Programma da parte del Comune (con voto contrario di Francesca Balzani) è stata un vulnus a cui bisogna porre rimedio. Si tratta di un progetto già finanziato dal governo, che porterà verde pubblico, nuovi alloggi di edilizia sociale e funzioni pubbliche, culturali e commerciali in aree oggi dismesse e degradate, in ben sette zone della città su nove.
D. Secondo lei la giunta Pisapia ha fatto abbastanza per la città? Si poteva fare di più, magari nelle periferie? Periferie e case popolari sono due aree di intervento contigue sulle quale la Giunta non è riuscita a completare.
R. Nessuna Giunta può fare tutto nei cinque anni in cui amministra, ma certamente quella di Pisapia ha lavorato bene: le opere straordinarie previste per Expo - Metro5, Idroscalo, Darsena - sono state portate a compimento con puntualità, ma in parallelo sono stati fatti anche tanti interventi di riqualificazione più piccoli e capillari, come via Conte Rosso a Lambrate, il Diurno e l’area di San Carlino a Porta Venezia. L’Area C, le piste ciclabili, i servizi di car sharing e bike sharing hanno razionalizzato il traffico cittadino, i servizi sociali funzionano e hanno dimostrato di sapere affrontare le emergenze, anche grazie all’intesa con il terzo settore. Ma soprattutto è una Giunta che ha restituito credibilità all’amministrazione comunale e per questo sono orgoglioso di avere come sostenitore ben sette dei suoi assessori.
D: La città metropolitana è un progetto che ha ormai più di cinquant'anni. Si pensava che il governo Renzi avrebbe fatto di più.Cosa manca ancora e cosa può chiedere Milano al governo per velocizzare questo processo? 
R: Perché un progetto cammini, bisogna dargli le gambe: oltre all’elezione diretta del sindaco della città metropolitana, occorre prevedere risorse adeguate per fare di 136 Comuni, una superficie di circa 1.600 Km2 e circa 3,2 milioni di persone un territorio veramente integrato, ad esempio attraverso investimenti infrastrutturali importanti come il prolungamento delle linee della metropolitana.
D: E poi?
R: Al Governo chiederei di avviare intorno alla città metropolitana un modello di federalismo locale come quello che la Gran Bretagna ha messo a punto per Manchester.
D: Lei ha definito Stefano Parisi un avversario da temere. E se alla fine a sfidarla fosse Letizia Moratti con cui lavorava sette anni fa?
R. Mi sembra che siamo nella fantascienza, comunque anche se il centrodestra candidasse l’incredibile Hulk, io non mi trasformerò in Abominio, resterò Beppe Sala.

 

Twitter @ARoldering

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