Salini: «Cl non si faccia sfruttare da Sala»

Il candidato sindaco cerca i voti di Comunione e liberazione. Salini a Lettera43: «I miei amici non si lascino strumentalizzare. La politica è vocazione».

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22 Gennaio 2016

Da mesi, su Giuseppe Sala circolano voci di un possibile appoggio esterno per le primarie del 6 febbraio come per la corsa a sindaco. Persino quella di un certo gradimento da parte di Comunione e liberazione.
Voci che non piacciono a Massimiliano Salini, europarlamentare di Forza Italia, che replica all'articolo di Lettera43.it sull’attuale fase attraversata da Cl, in una situazione radicalmente diversa dal passato, con esponenti politici distribuiti un po’ dappertutto e senza un vero indirizzo politico.
«SALA SENZA IDENTITÀ». Da lui arrivano pesanti critiche al mondo cattolico che si prepara alle prossime amministrative di Milano, in particolare proprio a proposito della campagna elettorale di Sala, «un candidato senza identità politica che rincorre la sinistra».
Salini non ha dubbi: «I miei amici di Comunione e liberazione dovrebbero guardarsi da chi si rivolge a loro come 'truppa'», ha detto a Lettera43.it. «Nei partiti non ci si divide per bande ed è ancor più tragico sentir dire che tra le tante bande ci sia la banda dei ciellini. Basta con queste strumentalizzazioni». Per uno che, come lui, ha iniziato a fare politica proprio dentro il movimento di Don Giussani, è impossibile credere a un disinteresse alla politica: «Chi conosce come me Cl sa che è impossibile, perché la politica fa parte della natura dell'approccio cattolico».

 

  • Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia (©ImagoEconomica).

 

DOMANDA. Lei non crede ci siano responsabilità della stessa Comunione e liberazione nell'essersi messa in questa situazione?
RISPOSTA. Il rischio di essere strumentalizzati è un problema che fa parte della battaglia politica e si riflette a maggior ragione su chi fa politica venendo dall’esperienza di un movimento ecclesiale.
D. Nessuna responsabilità, dunque?
R.
Comunione e liberazione è un 'mondo' che conosco molto bene dai tempi del liceo. Diciamo che si è fatta molta confusione tra Cl e i singoli esponenti ciellini che hanno scelto l’impegno politico, con tutto ciò che implica. Strumentalizzazioni incluse.
D. Ovvero?
R. Per un cattolico, fare politica è una vocazione. E la via dell’impegno politico arricchita dalla consapevolezza della fede cristiana nobile ma severa. Penso a due grandi esempi di santità nell’impegno politico, come Tommaso Moro e Giorgio La Pira. O a don Luigi Sturzo. Ma fare politica da cattolici non facilita per niente la vita, anzi la complica, ma al tempo stesso rappresenta una sfida e un arricchimento per chi porta nell’impegno politico il proprio patrimonio di valori e convinzioni.
D. Ma in uno Stato laico la politica dovrebbe essere separata dalla fede.
R.
Bisogna evitare confusioni. «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» resta la regola aurea. E vale anche se 'Cesare' crede in Cristo. Il cattolico non si impegna in politica per approvare leggi ‘religiose’. Tutta l’esperienza del cristianesimo sociale e politico nel nostro Paese lo dimostra. L’esempio più grande in questo senso l’ha offerto De Gasperi.
D. Da anni però si parla di pacchetti di voti.
R. Guardare questa realtà con un approccio del genere è sbagliato, sia internamente che esternamente. Voglio dire che non si può vivere l’appartenenza a Comunione e liberazione come serbatoio di voti e non si può ridurre la grande esperienza di principi e opere che seguono l’insegnamento di don Giussani a una corrente di questo o quel partito.
D. Eppure anche Papa Bergoglio ha mosso critiche al movimento. E continua a snobbare visite a Milano.
R. Non riesco a individuare assonanze tra il papa e la battaglia politica milanese. Pensare che l'agenda delle presenze possa essere legata ai rovesci della vita politica mi sembra una lettura forzata.
D. E le critiche di Bergoglio sull'autoreferenzialità durante l'incontro di marzo in Vaticano?
R. Un discorso profondo, da leggere con attenzione e che certo non va collegato ai capricci della politica.
D. Eppure Cl appare fuori dal dibattito rispetto al passato.
R. Un tempo c'era un grande partito di centrodestra dove ci si trovava un po' tutti. Ora il centrodestra è talmente cambiato che inevitabilmente esponenti che hanno vissuto la realtà del movimento hanno diviso i propri percorsi.
D. Frammentati.
R. Dal mio punto di vista, posso dire di aver agito per assoluta convinzione. Non ho mai cercato il comodo e caldo abbraccio consolatorio di chi la pensa come me. Anzi, è questo il 'salto' che credo sia necessario fare. Portare la propria esperienza culturale e le proprie sensibilità al confronto con altri, in Forza Italia e nel Ppe, evitando appunto le strumentalizzazioni di cui parlavamo e anche un certo accanimento terapeutico nei confronti di Cl. Ribadisco: lasciamo al movimento ecclesiale di sviluppare la sua ispirazione spirituale e alle tante persone che vengono da quella esperienza di compiere le loro parabole, ascendenti o discendenti. Altrimenti faremmo il male di Cl.
D. Francesca Balzani critica il movimento, mentre Giuseppe Sala tende ad accarezzarlo.
R. Non conosco Sala, ma consiglio ai miei amici di Cl di non lasciarsi strumentalizzare e trattare da  truppa o pacchetto di voti.
D. Ma non crede che certi esponenti del mondo del cattolico abbiano un approccio troppo integralista nella vita politica del nostro Paese?
R. Dipende dai singoli casi. Mi pare che di questi tempi assistiamo più spesso a persone che, definendosi cattoliche, agiscono in maniera disinvolta quando non addirittura contraria al magistero della Chiesa. Dipende quindi anche dai punti di vista. In generale credo che si debba tutti essere autentici e leali nei confronti degli elettori: essere certi della propria proposta e al tempo stesso portare avanti la forza del dialogo in politica.
D. In che senso?
R. Sono fermamente convinto, sulla scorta di quanto detto da papa Ratzinger, che vi siano principi non negoziabili che quindi, per definizione, non possono entrare nell’alveo della trattativa politica. Ma tenendo ben presente ciò che dicevo su Cesare e Dio: l'obiettivo resta quello di costruire un ordinamento giuridico che valga per tutti.
D. Ora la battaglia è sulle unioni civili.
R. È sbagliato pensare di scendere in politica e fare le leggi per la tua riserva indiana, per il tuo circolo di amici, per la tua lobby. Al contrario, io difendo i miei principi nella convinzione che questo approccio sia a beneficio della collettività, perché ritengo in buona fede che quel principio sia un bene per tutti. Poi è compito della politica individuare punti di mediazione.
D. Non tutti hanno apprezzato le parole di Scola sull'impegno in politica.
R. Per me è stata una ventata di aria fresca! Perché ho sentito quelle parole corrispondere al mio desiderio – magari anche maldestro – di accettare la sfida della dimensione pubblica attraverso l'azione politica.
D. Che candidato sceglierete per Milano?
R. Deve essere il candidato di tutto il centrodestra, di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli D'Italia. Sala è un candidato figlio della fragilità del momento politico attuale, inserito nel dibattito politico di una sinistra che ha perso la propria identità. Il paradosso è vedere il Pd indicare un candidato che rincorre la storia della sinistra. Al momento godiamoci lo spettacolo, poi decideremo.

 

Twitter @ARoldering

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