Sanità lombarda, la sfida di Maroni tra ombre e poltrone

Archiviato l'impero Formigoni, non senza polemiche. Alparone, Cordone, Stocco: le nomine di Bobo macchiate da noie giudiziarie. I bocciati ''riciclati'' in Liguria?

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21 Gennaio 2016

Roberto Formigoni nel suo ex ufficio al 39esimo piano del Palazzo della Regione Lombardia.

(© Ansa) Roberto Formigoni nel suo ex ufficio al 39esimo piano del Palazzo della Regione Lombardia.

Con la nomina, nel dicembre 2015, dei 40 dirigenti delle Agenzie di tutela della salute (Ats) e delle Aziende socio sanitarie territoriali (Asst) è partito ufficialmente il nuovo corso della sanità lombarda targata Roberto Maroni.
Si tratta di una riforma ambiziosa che, nelle intenzioni del governatore lombardo, è volta al superamento del 'ventennio' di Roberto Formigoni 1995-2013.
Un lungo periodo di incontrastato potere costellato da successi - l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2001 a Ginevra indicò la Regione Lombardia quale modello per la promozione della salute -, ma anche da imbarazzanti scandali.
CONTROLLO DECISIVO. Se il cuore della riforma è la sostituzione delle Asl (Aziende sanitarie locali) con le Ats, particolare importanza assume l’operato dell’Agenzia di controllo, organo imposto da Maroni per contrastare fenomeni di tipo corruttivo.
“Il libro bianco” su cui si fonda la legge regionale 23/2015 è il frutto dell’asse stabilito (almeno in Regione) tra Lega Nord e Nuovo centrodestra, soprattutto tra il governatore e l’attuale neo direttore di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) Mario Melazzini.
Con Forza Italia più marginale.

Gelmini e Zangrillo in posizione defilata

Mariastella Gelmini.

(© Ansa) Mariastella Gelmini.

Contrariamente al recente passato, le trattative forziste sono state condotte dal bergamasco Alessandro Sorte, capo delegazione degli assessori, e dal capogruppo Claudio Pedrazzini, con Mariastella Gelmini defilata.
Una scelta precisa quella del coordinatore regionale lombardo, capace, da un lato, di agevolare l’operato dei soggetti istituzionali delegati dal partito e dall’altro di evitare il palese conflitto di interessi in cui era incappato il suo predecessore, Mario Mantovani, recordman di incarichi ed esperto imprenditore nel ramo delle case... di riposo.
Anche Alberto Zangrillo - medico di Silvio Berlusconi e responsabile nazionale della Sanità per Forza Italia - ha partecipato in modo residuale alla partita delle nomine.
GUAI GIUDIZIARI. Zangrillo, peraltro gravato da un avviso di garanzia per una presunta truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nelle vesti di primario e direttore dell’unità operativa di Anestesia e rianimazione del San Raffaele, non ha inciso sulle scelte come nelle sue intenzioni. 
Dopo un inizio al pepe - «Auspico e mi aspetto di essere chiamato dal governatore», disse alla conferenza stampa di presentazione - si è rivelato decisamente più morbido e accomodante a margine dell’incontro con l’ex ministro dell'Interno: «È stata sancita la morte definitiva del manuale Cencelli», è stato il suo commento.

Maroni: «Scelti i migliori». Formigoni «Anche noi...»

Il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e il suo predecessore Roberto Formigoni.

(© Imagoeconomica) Il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e il suo predecessore Roberto Formigoni.

Se da un lato Maroni si incensa per il risultato ottenuto - «Abbiamo messo le persone più competenti e capaci, selezionate da una commissione esterna. È la prima volta che succede» - dall’altra Formigoni non ha perso tempo per rispedire al mittente la frecciatina leghista («Abbiamo sempre scelto i manager più preparati anche senza i test»).
Il tempo, in questi casi, sarà giudice imparziale.
Tuttavia scorrendo i nomi di alcuni dirigenti in quota Forza Italia emerge qualche curiosità.
ACCORDO SU ALPARONE. È il caso di Mario Alparone, fratello del sindaco di Paderno Dugnano, Marco, dal primo gennaio 2016 nuovo direttore generale dell’Azienda socio sanitaria territoriale di Melegnano e della Martesana.
Si parla di una nomina nata dal sodalizio politico tra il capogruppo di Forza Italia Claudio Pedrazzini e il sindaco di Paderno Dugnano, teso alla formazione di una nuova “corrente” capace di raccogliere molti ex fedelissimi di Mantovani rimasti spiazzati dalle vicende giudiziarie che hanno travolto l’ex coordinatore regionale azzurro.
Un rapporto politico-strategico, dunque, che traguarda le elezioni regionali del 2018 tenuto conto del desiderio di Pedrazzini, sempre più convinto ad abbandonare il perdente collegio di Lodi, di correre invece in quello di Milano e provincia.
POLPETTA AVVELENATA? C’è da augurarsi, però, che il “premio” ricevuto da Mario Alparone non si trasformi in una polpetta avvelenata.
L’ex azienda ospedaliera di Melegnano è storicamente crocevia di scandali che dalla Prima Repubblica sono giunti ai giorni nostri.

Frigerio e il presunto sistema di mazzette

Gianstefano Frigerio, ex segretario provinciale della Dc è finito in manette.

Gianstefano Frigerio, ex segretario provinciale della Dc è finito in manette.

Ultimo in ordine di tempo il sistema di mazzette emerso dalle carte del tribunale di Milano “guidato” da Gianstefano Frigerio (ex Democrazia cristiana poi traghettato in Forza Italia), arrestato i primi di maggio del 2014 e in seguito condannato a tre anni e quattro mesi per tangenti negli appalti per Expo.
Una vicenda che ha portato anche alla sospensione (in via precauzionale) di due alti dirigenti dell’azienda ospedaliera, Paolo Moroni e Patrizia Pedrotti, indagati all’interno della stessa inchiesta che ha investito Frigerio.
CONTRASTI SU CORDONE. Più contrastrata, invece, la nomina dell’ex direttore generale del San Matteo di Pavia Angelo Cordone (lascia una struttura con un pesante passivo di oltre 40 milioni di euro e un bilancio non approvato) a nuovo direttore sociosanitario del “Pini”.
Originario di Pineto (Teramo), Cordone era inizialmente uno dei riferimenti all’interno della sanità lombarda dell’attuale europarlamentare azzurro Stefano Maullu.
Si è avvicinato, successivamente, a Fabio Altitonante, consigliere regionale forzista con cui condivide la discendenza abruzzese.
STRUTTURA OSTILE. Dopo il triennio a Pavia, non proprio brillante dal punto di vista dei risultati ottenuti, Cordone ha cercato nella politica la sponda necessaria per assumere il ruolo di direttore socio sanitario del Policlinico dove, però, si è scontrato con l’ostilità della struttura.
Una sorta di insurrezione che ne ha frenato ogni ambizione.
Qui è entrato in gioco il peso di Viviana Beccalossi (Fratelli d’Italia) in Regione.
DIROTTAMENTO AL PINI. Grazie a questa nuova “collaborazione” Cordone è stato dirottato, sempre nelle vesti di direttore sanitario, al Pini (all’oscuro di Ignazio La Russa, non proprio in sintonia con la scelta della collega bresciana).
Il manager abruzzese, peraltro, porta in dote un passato molto discusso e qualche inciampo giudiziario.
INDAGINI SUGLI APPALTI. Nella primavera del 2015 gli è stato recapitato un avviso di garanzia legato a un appalto che la procura di Pescara ritiene truccato.
Fa riferimento al periodo in cui Cordone lavorava ancora alla Asl del capoluogo abruzzese.
Indagini legate a doppio filo con quelle della procura di Messina che gravitano intorno alla “Meridional service”, azienda operante nel ramo delle pulizie che collabora con diversi enti pubblici.

Gozzini, ex medico del Milan bocciato dai test

Armando Gozzini.

(© GettyImages) Armando Gozzini.

Diverso, invece, il caso che riguarda Armando Gozzini, ex medico sociale del Milan ed ex assessore al Comune di Segrate in quota Forza Italia.
Pur avendo ottenuto ottimi risultati amministrativi, grazie all’incarico di direttore generale dell’ospedale di Busto Arsizio, ha dovuto rinunciare alla prestigiosa posizione a causa del famigerato test.
Un ostacolo che Gozzini, con un po’ di stupore, non ha superato.
Per questo motivo è stato dirottato verso la scrivania di direttore socio sanitario dell’azienda ospedaliera di Pavia.
SUSSURRI SU STOCCO. Non esente da qualche sussurro anche Matteo Stocco, nuovo direttore generale della Asst di Monza (la vecchia azienda ospedaliera San Gerardo Monza), proveniente dalla Asl brianzola.
Ex ciellino molto vicino all’ex vice presidente Mario Mantovani, ha intrapreso una buona carriera nella sanità grazie anche allo stretto rapporto intessuto con Pasquale Cannatelli, ex potente direttore generale del Niguarda di Milano.
DELIBERA SOSPETTA. Qualche perplessità ha suscitato, infatti, la delibera (numero 304 del maggio 2015) con cui l’Asl di Monza ha conferito un incarico (25 mila euro) alla società “Ingegneria civile” di Melegnano gestita da Angelo Bianchi, per «l’attività di supporto al R.u.p. nell’ambito della ricerca di un immobile da adibire a sede dell’Asl Monza».
Chi è Angelo Bianchi? Molto semplicemente l’ingegnere del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria finito agli arresti con Mario Mantovani (ora ai domiciliari, dopo 40 giorni di carcerazione preventiva, con l’accusa di concussione, corruzione e turbativa d'asta) e a un giovane collaboratore del politico azzurro.
RICICLARSI IN LIGURIA? A giugno 2016 si gioca un’altra partita, questa volta in trasferta, sulla sanità.
Tocca infatti al governatore della Liguria Giovanni Toti, in sinergia con la sua giunta, nominare il rinnovo dei vertici.
Forse qualche “bocciato” lombardo, in cuor suo, ci sta pensando.
Potrebbero aprirsi degli spiragli interessanti. Un’alternativa da tenere in considerazione in tempi di crisi.
 

Twitter @_MagliaNera_

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