Scontro Roma-Bruxelles, Moscovici: «Cerco il compromesso»

Il commissario: «Dialogo aperto sulle nuove richieste italiane». Ma Picierno e Bonafè attaccano: «L'Italia farà come la Francia, che puntualmente non rispetta le regole».

02 Febbraio 2016

Il commissario Ue, Pierre Moscovici.

(© GettyImages) Il commissario Ue, Pierre Moscovici.

Il commissario europeo per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, dopo aver contribuito a surriscaldare ulteriormente il clima tra Roma e Bruxelles con una dichiarazione che sembrava chiudere la porta della flessibilità per l'Italia («C’è una cosa che non capisco: il perché sui dossier di bilancio siamo in una controversia con il governo italiano, quando l’Italia è già il Paese che beneficia di più flessibilità rispetto al resto della Ue. Poi la discussione proseguirà, ma non si può senza sosta aprirne di nuove, di discussioni sulle flessibilità»), precisa il tiro, recupera l'aplomb e si dichiara pronto al compromesso.
LA SECONDA DICHIARAZIONE DI MOSCOVICI. Ecco la seconda dichiarazione del commissario Moscovici, che suona decisamente meglio alle orecchie dell'esecutivo italiano: «Naturalmente la flessibilità esiste ancora in Europa. E l'Italia è il Paese che ne beneficia di più su investimenti e riforme. Abbiamo un dialogo aperto con le autorità italiane sulle nuove richieste di prendere in considerazione le spese per i rifugiati o la lotta al terrorismo. La Commissione darà le sue risposte a maggio. Concentriamoci su questo. Tra Italia ed Europa lo scontro è inutile, dobbiamo cercare il compromesso dove possibile, è questo quello che farò».
PICIERNO E BONAFÈ ATTACCANO. Ma la precisazione non è servita ad arginare le reazioni delle europarlamentari dem, Pina Picierno e Simona Bonafè: «Forse a Moscovici è sfuggito che l'Italia non ha chiesto nuova flessibilità. Non vorrei si fosse distratto, come spesso accade nei confronti della Francia quando non rispetta le regole europee», ha detto Picierno. «Caro Moscovici, nessuno chiede nuove flessbilità. Vorrà dire che d'ora in avanti l'Italia farà come la Francia, che puntualmente non rispetta le regole europee», ha rincarato Bonafè.
POLEMICHE DOPO L'AFFONDO DI WEBER. La nuova giornata di contrasti tra l'Europa e il governo italiano era stata segnata in precedenza dall'affondo del presidente del Partito popolare europeo, Manfred Weber, che nel corso di una conferenza stampa aveva richiamato l'Italia all'ordine: «Roma ha usufruito del massimo della flessibilità possibile, ora deve attenersi ai suoi obblighi. I socialisti, guidati da Pierre Moscovici, hanno ammesso che si sta facendo il massimo e che non c’è più flessibilità. Sarebbe utile che tutti lo riconoscessero». A ribattere a Weber ci aveva pensato Patrizia Toia, capo delegazione del Partito democratico in Europa: «Il capogruppo conservatore tedesco Manfred Weber è il primo nemico della Commissione europea, perché ne mette a rischio ogni giorno la tenuta con le sue dichiarazioni oltranziste, contrarie al patto di legislatura alla base della coalizione che ha dato la fiducia a Juncker».
JUNCKER NEL MIRINO? Weber è stato eletto per la prima volta nel 2004. Da allora viene considerato il falco della cancelleria tedesca in Europa. Oltretutto, a luglio 2015, quando Matteo Renzi assunse la presidenza del semestre europeo, Weber attaccò i Paesi con un alto debito pubblico come l’Italia, perché a suo giudizio «non creano futuro, ma lo distruggono». Dallo scontro in atto, secondo alcuni osservatori, passerebbe anche il destino di Jean Claude Junker, che guida la Commissione chiamata a decidere i margini di flessibilità che tanto interessano al governo italiano. E non manca chi, come l'europarlamentare del Pd Daniele Viotti, sospetta che «il vero obiettivo di Weber non sia Renzi, ma Juncker», prospettando la fine prematura della sua presidenza.
VERDETTO IN PRIMAVERA. In primavera si saprà se Bruxelles darà il via libera allo sforamento del deficit italiano fino al 2,4% del Pil, oppure se deciderà di avviare una procedura d'infrazione nei confronti di Roma. Le richieste dell’Italia sono chiare: 16 miliardi di flessibilità per le riforme approvate e per gli investimenti, più un ulteriore sgravio per i fondi spesi per salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo e per le misure di contrasto al terrorismo.

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