Sinodo, scontro su omosessuali e sacramenti ai divorziati

Tensione tra cardinali e vescovi per la Relatio. I conservatori contro le aperture.

15 Ottobre 2014

I cardinali riuniti nel sinodo in Vaticano.

(© Ansa) I cardinali riuniti nel sinodo in Vaticano.

Scontro tra cardinali e vescovi nel sinodo straordinario sulla famiglia. A scatenare le polemiche è stata la Relatio post disceptationem del relatore generale cardinale Peter Erdo con le sue evidenti aperture in tema di accoglienza delle coppie gay e di comunione ai divorziati risposati.
Tra i vertici della Chiesa, dunque, sono emersi malumori, soprattutto in chi si era già detto contrario alla decisione di non pubblicare i singoli interventi e che ora non s'è allineato al documento, che, tuttavia, ha avuto vasta eco in tutto il mondo grazie ai termini usati su temi come l'omosessualità.
PRESTO LA RELAZIONE FINALE. Per tamponare gli scontri, la segreteria generale del Sinodo si è vista costretta a puntualizzare che la Relatio post disceptationem «è un documento di lavoro, che riassume gli interventi e il dibattito della prima settimana, e ora è proposto alla discussione dei membri riuniti nei Circoli minori» e che «le è stato spesso attribuito un valore che non corrisponde alla sua natura». Quindi è stato precisato che il lavoro dei Circoli sarà presentato all'assemblea giovedì 16 ottobre e una sintesi della discussione sarà resa pubblica, prima della stesura dei documenti finali.
POLEMICHE SUL TESTO DI ERDO. Che ci siano state polemiche dopo la Relatio post disceptationem, sia nella discussione libera sia nei Circoli, è emerso anche dalle parole di uno dei «moderatori», il cardinale Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide.
«C'è stata qualche sorpresa», ha detto con felpata diplomazia nel briefing con i giornalisti, «nel leggere le prime reazioni che sono apparse nei media. Qualcuno ha manifestato anche una certa perplessità, come se il papa avesse detto, come se il sinodo avesse deciso... Tutto questo naturalmente non è vero».
Poi è stato ribadito che si tratta di un documento provvisorio, e che è essenziale nella «prospettiva dinamica e senza aspettative eccessive», anche perché questo sinodo è un cammino di preparazione all'assemblea ordinaria dell'ottobre 2015.
PRUDENZA SUGLI OMOSEX. Ha messo le mani avanti anche un altro «moderatore» dei Circoli, il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, che si è detto «fiducioso» del fatto che possa emergere «la visione del sinodo nel suo insieme e non la posizione di un gruppo particolare».
Inoltre, anche dal bollettino diffuso marte 14 ottobre sugli interventi è emerso tutto un puntualizzare e frenare contro quelle che nella Relatio post disceptationem sono state viste come delle fughe in avanti.
Per esempio, in tema di omosessuali, nel dibattito è stata evidenziata sì la necessità di accoglienza, ma «con la giusta prudenza», affinché non si crei «l'impressione di una valutazione positiva di tale orientamento da parte della Chiesa». Auspicata la stessa attenzione anche nei riguardi delle convivenze.
PIÙ ATTENZIONE AL MATRIMONIO. Tra le critiche, quella che in tutto il documento è quasi assente la parola «peccato». Mentre si è tenuto a ricordare «il tono profetico delle parole di Gesù, per evitare il rischio di conformarsi alla mentalità del mondo presente».
Sulle ipotesi per lo snellimento delle nullità matrimoniali c'è chi ha paventato un eccessivo carico di competenze sulle spalle dei vescovi diocesani. E in molti dei 40 interventi si è voluta sottolineare la necessità di parlare anche «delle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo», sottolineare con più chiarezza il pregio del «matrimonio indissolubile», e non focalizzarsi solo sulle situazioni familiari «imperfette».
PRESSING DEI CONSERVATORI. Secondo il cardinale Filoni, «c'è stato un apprezzamento generale per il lavoro fatto in pochissimo tempo», ma ci sono anche state «osservazioni in ordine all'impostazione generale, l'architettura del documento», poiché «è stato sottolineato ciò che manca o ciò che è andrebbe espresso meglio come il pensiero di Gesù sul matrimonio, che si accenna ma poi non si sviluppa», e «anche la questione della dottrina della Chiesa, che non appare sufficientemente argomentata».
Il fronte conservatore, insomma, ha puntato i piedi e ha chiesto modifiche al testo.

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