Siria, i colloqui di pace sono falliti in partenza

Curdi esclusi dal tavolo sulla Siria. Trattative impantanate sullo stop ai raid. Cessate il fuoco impossibile da garantire. I negoziati di Ginevra sono già un flop.

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02 Febbraio 2016

L'arrivo del portavoce del Comitato delle opposizioni siriane (HNC), Salem al-Meslet, a Ginevra.

(© Gettyimages) L'arrivo del portavoce del Comitato delle opposizioni siriane (HNC), Salem al-Meslet, a Ginevra.

Non è bastato trasformare i negoziati di pace sulla Siria in una paradossale staffetta tra stanze non comunicanti, con l'inviato Onu Staffan De Mistura a mediare tra delegazioni che si chiamano reciprocamente terroristi.
Mentre a Damasco il possibile avvio dei colloqui è stato celebrato dall'Isis con il sangue e un'altra strage kamikaze, in Svizzera le posizioni tra le parti sono talmente distanti che le trattative rischiano di non iniziare nemmeno.
NIENTE STOP AI BOMBARDAMENTI. L'Alto comitato negoziale della coalizione dell'opposizione siriana, il nuovo comitato che rappresenta a Ginevra i ribelli anti Assad, chiede come precondizione per il dialogo che Mosca e Damasco cessino i bombardamenti e si metta fine agli assedi ad aree dove sono bloccati i civili.
L'esecutivo siriano la considera uno dei nodi da discutere all'interno della trattativa. 
IL MEMO DELLO STAFF DI DE MISTURA. Se il 31 gennaio l'inviato Onu ai microfoni ufficiali si era dichiarato «ottimista» e «determinato» e aveva definito le trattative come «un'occasione storica» per porre fine alla guerra civile, in una nota riservata rivelata dalla rivista americana Foreign Policy, lo stesso De Mistura aveva fatto trapelare l'inconsistenza di fatto dell'attuale processo di pace. 

Quel comitato dell'opposizione protetto da Erdogan e sauditi

L'attacco rivendicato dall'Isis nei dintorni della moschea sciita di Sayyida Zeinab, nella capitale siriana Damasco.

(© Gettyimages) L'attacco rivendicato dall'Isis nei dintorni della moschea sciita di Sayyida Zeinab, nella capitale siriana Damasco.

La prima enorme difficoltà sta nel fatto che le parti non riconoscono alcuna affidabilità all'interlocutore.
L'ambasciatore siriano all'Onu, Bashar Jaafari, che rappresenta il governo di Assad nelle (im)possibili trattative, ha criticato la composizione dell'Alto comitato dell'opposizione dove trovano spazio anche i rappresentanti dei due gruppi islamisti Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam. «Non siederemo mai assieme a dei terroristi né avremo un dialogo con loro», è stata la prima dichiarazione del ministro dell'informazione siriana, Omran al-Zoubi.
UN PROGETTO GLOBALE. Secondo Damasco, le due milizie sono affiliate ad al Qaeda. In realtà, le ricostruzioni della stampa dicono altro. Al Nusra, il principale gruppo qaedista che opera in Siria, avrebbe tentato più volte un'alleanza con Ahrar al-Sham, la più potente milizia islamista nel Nord della Siria.
Ma, come ha spiegato Business Insider, i guerriglieri anti Assad sono convinti che le mire di al Nusra vadano ben oltre la Siria e il vicino Libano. Proprio perché affiliati ad al Qaeda, il loro sarebbe un progetto sì di governo islamista, ma globale: una prospettiva inconciliabile con l'idea di rivoluzione nazionalista di Ahrar al-Sham.
Al punto che, secondo diverse testimonianze, nel tutti contro tutti del massacro siriano i due gruppi potrebbero presto ritrovarsi l'uno contro l'altro.
Dietro alle accuse di Mosca e Damasco su una presunta affiliazione ad al Qaeda di Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam si cela, invece, il sostegno del regime saudita. 
L'ESCLUSIONE DEI CURDI. Riad ha condannato fermamente l'uccisione del leader di Jaish al Islam, Zahran Allosuh, avvenuta il 26 dicembre scorso in un raid aereo.
E i miliziani di Jaish al Islam accusano il governo iraniano, sostenitore di Assad e dei guerriglieri di Hezbollah e arci nemico di Riad, di esportare «milizie criminali» e di essere il vero fattore di destabilizzazione della regione.
La verità è che, a prescindere dalle efferatezze compiute sul campo da entrambe le parti, i ribelli anti Assad che si sono potuti sedere a Ginevra sono quelli che hanno dietro le potenze regionali che stanno combattendo per procura la guerra siriana.
Tanto che gli unici esclusi dai colloqui - oltre ai gruppi considerati trasversalmente terroristi da Stati Uniti e Russia, da Iran e Arabia, cioè Isis e al Nusra - sono stati i curdi del Pyd, considerati 'terroristi' (definizione che nel massacro siriano si sta svuotando di significato) dalla Turchia di Recep Tayyip Erdoğan.
Peccato che i curdi abbiano sotto controllo il 15% del territorio siriano e che a loro si debba buona parte delle vittorie contro i miliziani dell'Isis.

Anche se si aprisse il dialogo, il peacekeeping non è fattibile

L'inviato speciale dell'Onu per la Siria Staffan de Mistura a Ginevra.

(© Gettyimages) L'inviato speciale dell'Onu per la Siria Staffan de Mistura a Ginevra.

Le scelte alla base delle trattative, dunque, inficiano direttamente i negoziati.
Come è successo infinite volte nei tentativi falliti di ripresa delle trattative tra israeliani e palestinesi, poi, gli interlocutori non sono d'accordo nemmeno sul primo passo: la possibile sospensione dei bombardamenti.
Al di là delle considerazioni umanitarie, le richieste degli oppositori di Assad e la posizione dell'esecutivo siriano si possono spiegare con semplici constatazioni militari.
Visto che non è ancora chiaro chi sta perdendo e chi sta vincendo sul campo, gli interlocutori non sanno se possono realmente guadagnare dalla pace.
COLLOQUI FALLITI IN PARTENZA. Ma se già non fossero abbastanza le difficoltà sul tavolo, lo staff di De Mistura nella bozza sulle modalità del cessate il fuoco, citata da Foreign Policy, ne aggiunge una che suona come una pietra tombale sul suo stesso disperato tentativo.  «L'attuale contesto politico nazionale e internazionale e l'attuale ambiente operativo», si legge nel documento, «suggerisce fortemente che un'operazione di peace keeping delle Nazioni Unite» affidata a truppe internazionali «sarebbe una modalità inadatta per il monitoraggio del cessate il fuoco».
Troppi pericoli sul campo, troppi interessi fuori: anche se si arrivasse a un cessate il fuoco, l'Onu non potrebbe farsene carico.
Dunque, non solo i negoziati hanno basi a dir poco discutibili, non solo non sono ancora partiti, ma anche se andassero a buon fine, non si sa chi sarebbe in grado di farne rispettare i risultati.
C'è poco da aggiungere: quelli sulla Siria sono colloqui di guerra. Quelli di pace sono falliti in partenza.

Twitter @GioFaggionato

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