Siria, il rebus dei ribelli: intellettuali ed estremismi

Obama vuole salvare l'opposizione moderata da Assad. Però la Free Syrian Army è in mano ai qaedisti di al Nusra. E Putin li bombarda. Gli intrecci sul campo.

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03 Ottobre 2015

I qaedisti di al Nusra in Siria.

(© Getty Images) I qaedisti di al Nusra in Siria.

La Russia ha bombardato i ribelli siriani di Homs e Hama, capitali delle rivolte e del dissenso ad Assad padre prima e al figlio Bashar ora.
Glielo aveva chiesto Damasco ed è assai verosimile che, dopo aver creato un cordone sanitario attorno al regime, Vladimir Putin passi a un’azione decisa - più decisa di quella degli Usa - sulle basi Isis nel Nord della Siria.
Ma anche sulle postazioni dei qaedisti di al Nursa, che hanno finito per unirsi al blocco degli insorti, guidando militarmente la Free Syrian Army (Fsa) dell’opposizione.
IN MANO AD AL NUSRA. La presa di Idlib, il governatorato ribelle al confine con la Turchia sfilato ai soldati di Assad nell’aprile 2015, è stata il suggello della deriva.
L’Esercito della conquista (Jaish al Fateh) del Fsa e di altre formazioni ha vinto perché capitanato dai jihadisti di al Nusra. E Idlib è diventata la capitale dei territori dei ribelli.
Da lì, mentre l’Isis avanza da Est verso la costa e verso la capitale Damasco, anche i qaedisti di al Nusra minacciano gli avamposti del regime a Latakia e la base navale russa a Tartus.
CONTRO RIBELLI E ISIS. L’escalation ha reso urgente l’intervento del Cremlino, alleato di Assad come l’Iran, e non vi è dubbio che Teheran, sul campo sia in Iraq sia, attraverso i libanesi di hezbollah, in Siria, lancerà un’operazione di terra in sostegno ai russi e al regime.
Operazione che colpirà l’Isis, al Nusra e anche i ribelli. E il Pentagono lo sa.

Dalle proteste per la democrazia all'islam fondamentalista

Un addestramento della Free Syrian Army del 2015.

(© Wikipedia) Un addestramento della Free Syrian Army del 2015.

Non si può in effetti dare torto ai russi quando affermano di «essere gli unici a bombardare in Siria, sulla base di un chiaro e legittimo mandato», ovvero quello di Assad.
Per quanto Mosca dichiari i ribelli «non terroristi», e interlocutori nei negoziati per la transizione, russi e iraniani sono sempre rimasti coerenti sulla loro posizione: proteggere e armare Assad, per i quali gli insorti, dalla Primavera araba del 2011, sono «terroristi di al Qaeda venuti da fuori».
Più complessa è la posizione degli Stati Uniti, come molto complessa è l’identità e la struttura, assai fluida, dei gruppi indicati come «ribelli».
REPRESSIONI, NON RIFORME. Senza dubbio, anche in Siria le rivolte sono originate da una richiesta popolare di democrazia.
Dimostrazioni pacifiche duramente represse, quattro anni fa, dall’apparato del regime che prometteva «riforme» e che invece, come per il massacro di Hama nel 1982, si è macchiato di gravi crimini.
In generale è anche vero che, accanto alle reti di opposizione non violente siriane (istantaneamente soffocate), le proteste del 2011 avevano, come in Egitto e in Libia, un’anima islamista sunnita, non jihadista, riconducibile al grande movimento panarabo della Fratellanza musulmana.
Storicamente estromesso dai regimi, perché maggioritario, dunque candidato a vincere con elezioni libere e democratiche.
RAPIDA RADICALIZZAZIONE. Caratteristica immediata delle rivolte siriane è stata tuttavia anche la loro rapida strumentalizzazione.
In parte è vero che la Siria è stata infiltrata da «terroristi venuti da fuori».
Al Nusra e Isis nascono entrambe dal nucleo del super terrorista al Zarqawi, ucciso dagli Usa, di al Qaeda in Iraq: il leader di al Nusra al Golani, giovane e siriano, è stato mandato a conquistare la Siria da al Baghdadi, erede di al Zarqawi, esplosi i disordini.
I due jihadisti hanno poi litigato, per ragioni territoriali e di potere. Al Golani è rimasto fedele al capo di al Qaeda, al Zawahiri; l’eretico al Baghdadi ha fondato il Califfato dell’Isis, si combattono tra loro ma sono entrambi contro il regime.

I ribelli con al Nusra, ex al Qaeda in Iraq, cioè Isis: cui prodest?

Un ribelle siriano: tra gli antagonisti di Assad è sempre più forte il fronte di Isis.

(© GettyImages) Un ribelle siriano: tra gli antagonisti di Assad è sempre più forte il fronte di Isis.

Barack Obama ha sempre avuto remore nell’armare i ribelli del Consiglio nazionale siriano (Cns), la principale piattaforma delle forze d’opposizione creata dopo le rivolte, e il loro braccio armato del Fsa.
Il consesso, a orientamento islamista ma aperto ad altre opposizioni come i curdi, era la forza più strutturata ed è tuttora composta da intellettuali, attivisti autorevoli, dissidenti in esilio per essersi opposti agli Assad e al partito unico del Baath, per la democrazia.
Ma è sempre stato ritenuto un organismo debole, soggetto a infiltrazioni estremiste.
Il tentativo di trasformarlo in una commissione allargata a più rappresentanze è stato un fallimento e dagli occidentali - inclusi gli Usa - è stato riconosciuto come «parte per il dialogo», non  come «legittimo rappresentante del popolo siriano» da insediare al posto di Assad.
I DUBBI SUL CNS. Le milizie del Free Syrian Army, diventate ostaggio di al Nusra, si sono inoltre costituite solo mesi dopo l’esplosione delle rivolte e non sono mai neanche state interamente controllate dai vertici: in Siria esistono oltre mille fazioni combattenti.
La Casa Bianca appoggia «l’opposizione sunnita moderata» come base per costruire una Siria democratica, per questo ha accettato di addestrare e armare, con la Turchia e il Qatar, un numero molto limitato di «ribelli moderati»: interrogato dal Congresso un generale del Pentagono ha ammesso che, tra questi, i miliziani sul campo sono «quattro o cinque».
Obama non vuole inoltre inimicarsi la maggioranza sunnita dei siriani, schierandosi con un regime sciita: ciò provocherebbe probabilmente una radicalizzazione diffusa dei sunniti come in Iraq e in Afghanistan, due Paesi devastati dalle guerra Usa, che ormai producono solo terroristi.
ARMI AI JIHADISTI. Il suo pensiero è lungimirante, la sua speranza nobile. Peccato che la Siria sia già un verminaio di jihadisti fuori controllo, come l’Iraq e l’Afghanistan. E che i ribelli siriani, incluse le frange più estremiste, siano armati a man bassa dagli alleati Turchia, Qatar e Arabia saudita.
Molto attivo con le sue Ong, tra Egitto, Libano e Siria, è stato anche il senatore americano John McCain, falco dell’ala repubblicana interventista che spinge per nuove guerre degli Usa.
Diverse foto lo mostrano con i ribelli. In alcune, dalla veridicità da verificare, sarebbe accanto ai leader di al Nusra e dell’Isis. Ma al Qaeda in Iraq era infiltrata e manovrata anche dall’intelligence siriana.

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