Siria, il vero bilancio è di 470 mila morti

Le stime dell'Onu che parlano di 250 mila vittime non sono aggiornate da 18 mesi. L'11,5% della popolazione è stata uccisa o ferita. L'assedio di Aleppo rischia di essere un massacro. L'esclusiva del Guardian.

11 Febbraio 2016

Secondo il Syrian Centre for Policy Research, le vittime del conflitto siriano sarebbero circa 470 mila.

(© Getty Images) Secondo il Syrian Centre for Policy Research, le vittime del conflitto siriano sarebbero circa 470 mila.

“Il conflitto siriano, che ha causato più di 250 mila morti a partire dal 2011...” sembrava diventato quasi uno slogan mediatico, come se quella cifra, immutata sulle pagine dei giornali da quasi un anno, non fosse suscettibile di modifiche.
Qualcuno si è accorto che la guerra andava avanti a pieno ritmo, e che probabilmente anche i morti stavano aumentando. Secondo il Syrian Centre for Policy Reserach (Scpr), citato oggi dal Guardian, il bilancio delle vittime sarebbe salito a 470 mila. Quasi il doppio, rispetto ai famosi 250 mila indicati finora dall'Onu: dato che - scrive il quotidiano britannico - non risulta aggiornato da circa 18 mesi.
L'11,5% DELLA POPOLAZIONE FERITA O UCCISA. E l'11,5% dell'intera popolazione siriana sarebbe stata ferita o uccisa: un Paese che non esiste più, considerato anche l'esodo dei suoi abitanti verso luoghi più sicuri. Si stima che circa il 45% della popolazione abbia perso la casa, con circa 6 milioni di sfollati interni e 4 milioni di migranti.
Il conflitto, si legge nella ricerca, ha inoltre avuto «un impatto catastrofico» su infrastrutture nazionali e istituzioni del Paese, con costi per l'economia siriana valutati in «255 miliardi di dollari».
ALEPPO, IL RISCHIO DI UN MASSACRO. La ricerca viene pubblicata mentre cresce l'allarme per Aleppo, minacciata da un assedio da parte del regime di Bashar al Assad che va avanti da anni e che nelle ultime settimane è diventata obiettivo di un'offensiva senza precedenti. L'esercito regolare siriano, le milizie iraniane e l'aviazione di Putin stanno concentrando le operazioni su quella che è la seconda città siriana, provocando la fuga della popolazione locale verso i confini turchi.
L'opposizione siriana non riesce a reggere il colpo di questa nuova avanzata, resa possibile esclusivamente dall'appoggio iraniano e russo (di cui Assad è ormai succube) e il rischio adesso è quello di un vero e proprio massacro.
LAVROV: «CESSATE IL FUOCO A MARZO». Intanto, giovedì 11 febbraio i capi della diplomazia di Usa e Russia, John Kerry e Sergey Lavrov, si sono incontrati a Monaco per discutere sulla situazione in corso. Un meeting a latere della conferenza di Ginevra, paralizzata dalle divergenze dei protagonisti del conflitto, in cui è emerso il maggior potere contrattuale della Russia, mai come oggi impegnata nel Levante. Dopo aver rifiutato la proposta turca di una no-fly zone sopra il confine siriano, Lavrov ha rilanciato proponendo agli Stati Uniti un cessate il fuoco a partire da inizio marzo. Un segnale di distensione più atto a dimostrare buone intenzioni che a un alleggerimento degli scontri. Per quella data, l'obiettivo a breve termine dell'asse Assad-Russia-Iran (prendere il controllo di Aleppo) potrebbe già essere stato raggiunto.

 

  • Lo stato dell'assedio di Aleppo (Fonte: Institute for the Study of War).

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