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Politica 

LO SCENARIO

Siria, la pax armata di Hezbollah

Il conflitto rischia di contagiare il Libano. Ma il Partito di Dio alleato di Teheran e Damasco mira alla stabilità nell'area. Soprattutto per questioni economiche. Mentre gli Usa lanciano l'allarme in Europa.

di Giovanna Faggionato

Libano, l'incubo è tornato. Il 15 agosto 20 cittadini siriani, un curdo e un arabo saudita sono stati rapiti da una banda armata al sud di Beirut, per rappresaglia contro i ribelli al regime di Bashar al Assad che avevano bloccato un gruppo di libanesi all'interno dei confini siriani.
I FANTASMI DELLA GUERRA CIVILE. E i fantasmi della guerra civile sono tornati immediatamente a materializzarsi. Con i Paesi sunniti del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in testa, che hanno immediatamente ordinato ai loro concittadini di lasciare il Paese dei cedri.
La scelta dell'Onu di abbandonare la Siria, poi, non ha fatto altro che peggiorare i presagi di un allargamento del conflitto oltre confine.
Per 15 anni il Libano è stato martoriato da una faida fratricida, segnata da rappresaglie e vendette e dai sequestri del partito armato di Hezbollah. Come quello di William Higgins, militare americano a capo del team di osservatori delle Nazioni Unite prelevato nel 1988 proprio nel Libano meridionale, e ucciso dopo essere stato torturato due anni più tardi.
L'AGO DELLA BILANCIA. Oggi come allora, la milizia sciita alleata dell'Iran e vicina al presidente siriano Assad gioca un ruolo cruciale nella partita mediorientale.
Non a caso gli Usa hanno rilanciato l'allarme sul Partito di Dio mettendo in guardia l'Europa, storicamente più morbida nei confronti di Hezbollah. Eppure proprio in questo momento, la milizia sciita non ha nessun interesse ad alimentare le tensioni regionali.
Anzi, ha tutto da perdere.

Servizi sociali e assistenza ai libanesi grazie ai soldi dell'Iran

Hezbollah controlla 12 seggi nell'assemblea parlamentare e dal 2011 conta anche due ministri nel governo di Beirut. Anche per questo, per il momento, ha pochi motivi per voler cambiare lo status quo regionale.
Secondo la maggior parte degli analisti di stanza a Bruxelles, infatti, Hezbollah gioca nel difficile scacchiere dell'area un ruolo di stabilizzazione.
DA 30 ANNI IN LOTTA. Nato nel 1982 in seguito all'invasione israeliana del Libano, in prima linea durante la guerra civile, e di nuovo coinvolto nel conflitto del 2006, il Partito di Dio si è radicato nella Bekka con i suoi mitra e i suoi passamontagna neri, ritagliandosi il ruolo di benefattore.
Grazie ai soldi prestati dall'Iran, Hezbollah ha infatti offerto ai libanesi colpiti da violenze e distruzioni i servizi sociali e l'assistenza che l'apparato statale tardava a fornire.
DA TEHERAN 400 MILIONI DI DOLLARI. L'agenzia di ricostruzione Waad che fa capo alla milizia sciita ha ottenuto da Teheran 400 milioni di dollari per costruire 4 mila appartamenti e 1.700 nuove imprese ed esercizi commerciali.
Hezbollah ha ridato vita a famiglie, quartieri e città intere. Creando una roccaforte di consenso, anche politico. Nelle città di confine del Sud, tradizionalmente bersaglio del fuoco di Israele, molti cittadini sono diventati suoi sostenitori più per pragmatismo che per ideologia.

Un intervento a Damasco riaccenderebbe la violenza a Beirut

Per questo, finché l'Iran non deciderà una strategia di intervento contro Israele o contro i ribelli sunniti anti Assad, è difficile che Hezbollah rinunci a tutto ciò che ha conquistato per finire travolto dal pantano siriano.
Nel suo ultimo discorso ufficiale il leader Hassan Nasrallah ha ribadito il suo sostegno al regime siriano, ma anche chiarito che il suo orizzonte politico sono le elezioni del 2013.
OBIETTIVO STABILITÀ. Per la milizia sciita, la stabilità in Siria è fondamentale, almeno quanto il denaro dell'Iran. Dal punto di vista stretegico, religioso, ma soprattutto logistico, visto che attraverso il confine passano armi e munizioni.
Per questo l'atteggiamento tenuto finora nei confronti del conflitto è stato il basso profilo. E quando i ribelli siriani hanno accusato Hezbollah di addestrare e combattere per le forze di Assad, da Beirut è arrivata pronta la smentita.
IL RISCHIO DI UN NUOVO FOCOLAIO. Il partito armato sa che ufficializzare una volontà di intervento in Siria potrebbe rinfocolare le divisioni con la maggioranza sunnita libanese e portare a nuova violenza in casa.
«Non siamo delegati da qualcuno, non siamo un utensile da utilizzare all'occorrenza. Sappiamo quali sono i nostri interessi interni», ha dichiarato un alto funzionario di Hezbollah al Wall Street Journal. Il destino del Medio Oriente si decide anche nel tornaconto del Partito di Dio.

Venerdì, 17 Agosto 2012


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