Siria, la strategia «vincente» di Putin

«Lo zar ora è più forte», dice l'esperto.

di

|

10 Settembre 2013

Obama barcolla, Kerry improvvisa, Putin risolve.
La guerra annunciata che nessuno vuole, nemmeno il presidente americano costretto a proporla dopo essere incespicato sulla linea rossa delle armi chimiche, potrebbe essere evitata proprio dall’antagonista per eccellenza: Vladimir Putin.
DA OPPOSITORE A MEDIATORE. Lo zar del Cremlino, fedele protettore del dittatore siriano Bashar al Assad, oppositore di qualsiasi mozione in Consiglio di sicurezza, ha offerto a Barack Obama forse l’unica soluzione possibile per uscire dal cul-de-sac in cui si era cacciato.
L’ipotesi di mettere l’arsenale di gas di Damasco sotto il controllo internazionale (apparentemente accettata da Assad) per l’amministrazione democratica è una chance insperata per evitare un conflitto pericoloso e dalle conseguenze incerte, sgradito tanto ai cittadini statunitensi - i sondaggi danno il 65% della popolazione contrario all’intervento - quanto, stando alle intenzioni di voto, al Congresso chiamato a esprimersi in merito.
IL ROVESCIAMENTO DEI RUOLI.  Ma la proposta di Mosca ha prodotto anche l’effetto non secondario di invertire improvvisamente i ruoli agli occhi del mondo.
«Putin era stato dipinto come il Mister No, l’ostacolo, il personaggio negativo della trattativa diplomatica: ora la sua immagine è quella di mediatore positivo, di cui l’Occidente ha bisogno», ha riassunto con Lettera43.it Arkady Moshes, direttore del dipartimento di ricerca sulla Russia dell’istituto finlandese di Affari internazionali. Putin, dunque, come il salvatore dalla bellicosità statunitense.

DOMANDA. Perché dopo mesi di opposizione su tutti i fronti il Cremlino ha scelto di aiutare Obama?
RISPOSTA. A dire il vero l’ipotesi della cessione delle armi chimiche era stata prospettata quasi scherzosamente da John Kerry, il segretario di Stato Usa. Mosca non ha autonomamente partorito la proposta, ma ha deciso di cogliere l’opportunità.
D. L’opportunità per cosa?
R.
Per riposizionarsi: per settimane l’Occidente aveva dipinto la Russia come un Paese critico e non collaborativo, in nessun modo produttivo per risolvere la situazione.
D. E Mosca se ne dispiaceva?
R. No, ma rischiava di perderci, perché Obama avrebbe agito comunque, anche senza il placet russo. Alla fine, insomma, Mosca sarebbe risultata irrilevante sullo scenario, e per Putin sarebbe stata una sconfitta.
D. Ora invece è al centro della scena.  
R. È passato dal ruolo di non-attore a quello di attore cruciale, positivo. E oltretutto senza rischiare nulla.
D. In che senso?
R. Quella di Mosca è stata una mossa diplomatica molto razionale: se Assad consente all'Onu di fare il lavoro, la Russia ne esce come il mediatore di pace. Se Assad si oppone, agli occhi del mondo Putin ha comunque provato. Senza aver mollato il proprio alleato.
D. Perché per Putin è così  importante restare al fianco di Assad?
R. Intanto perché ha bisogno di contenere la crescita dell'estremismo islamico. Per la Russia è un problema reale, molto sentito nel Caucaso e dalla gente. Gli Usa sono geograficamente lontani e risentono meno del rischio che gli integralisti si palesino in casa loro.
D. E poi?
R. Da un punto di vista geostrategico, senza un partner regionale quale la Siria, Mosca sarebbe fortemente indebolita. Ma pesano soprattutto le considerazioni diplomatiche.
D. Quali?
R. Si chiama controllo negativo: se tu non puoi fare tutto che vuoi, impedisci agli altri di fare quello che loro vogliono. Il controllo sulla Siria consente alla Russia di limitare la libertà d’azione degli Stati Uniti. E cioè di dimostrare che non sono poi così potenti.
D. Sono i cascami della Guerra Fredda?
R. Diciamo piuttosto che si tratta di un importante strumento con cui la Russia riafferma la propria importanza, un modo per ribadire il proprio rafforzamento.
D. Putin di recente è sembrato spesso sfidare il mondo, e l’America in particolare.
R.
Putin utilizza ogni mezzo per fare capire all’Occidente che è contrario alla politica di regime change, cioè di ribaltamento dei governi. I casi sono stati molti in questi anni, dalle rivoluzioni arancioni nelle Repubbliche ex sovietiche alla Libia. L’ostinazione sulla Siria gli serve anche a questo: se facesse passare il messaggio che si può detronizzare qualcuno, probabilmente prima o poi potrebbe toccare a lui.
D. La mediazione con Assad sulle armi chimiche dà al Cremlino nuovo potere?
R. Lo riporta al centro, soprattutto. La Russia ambisce a contare di più nello scacchiere internazionale. E subisce la crescita di importanza della Cina.
D. Manovrando il destino del Medio Oriente Mosca può creare una sorta di G3 dell’equilibrio mondiale, con Washington e Pechino?
R. Non credo, banalmente perché penso che l’ipotesi del G2 Stati Uniti-Cina sia stata smentita: il mondo non è più bipolare, anche se non è ancora pienamente multipolare.
D. E la Russia che ruolo ha in questo equilibrio?
R. Per dimensioni dell’economia ed effettiva capacità militare, a parte le armi nucleari, Mosca non potrebbe comunque  far parte di un ipotetico G3, se anche esistesse. Deve muoversi in altro modo.
D. Come?
R. Per la Russia l’ideale è trattare con un ristretto numero di Paesi europei: la sua dimensione diplomatica ideale è quella del G20, non del G8. In una platea allargata può avere maggior peso, e non viene trattato come l'autocrate di turno.
D. Tornando alla Siria, l’idea di mettere le armi chimiche in mani internazionali è fattibile?
R. Non sono un esperto, ma penso che concretamente ne uscirebbe un discreto pasticcio: mi sembra molto difficile. Il che potrebbe dare ad Assad nuove chance: contrariamente a quello che dicono molti, non penso che le sue opzioni siano finite.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Def, Renzi si piega al ministero del Tesoro e all'Ue

Pil tagliato, disavanzo rivisto al rialzo. Moscovici e Padoan spiazzano il premier. Che rinuncia a tagli di Irpef e costo del lavoro. E perde in flessibilità dall'Europa.

prev
next