Slovacchia, profilo di Fico: il socialista anti-immigrati

Era di sinistra, moderno e filo-Ue. È diventato spietato coi profughi non cristiani. Metamorfosi del premier slovacco. Che il gruppo europeo S&D vuole cacciare.

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24 Settembre 2015

da Bruxelles

 

Robert Fico, primo ministro della Slovacchia.

Robert Fico, primo ministro della Slovacchia.

No alla redistribuzione dei rifugiati, no al sistema di quote, no all'obbligatorietà, no ai musulmani.
In questi ultimi mesi sono stati molti i veti posti a Bruxelles dal primo ministro della Slovacchia Robert Fico davanti all'emergenza profughi.
Troppi secondo il presidente del gruppo dei socialisti e democratici (S&D) al parlamento europeo Gianni Pittella, che il 23 settembre poche ore prima del summit europeo ha deciso di chiedere la sospensione dal Pse dello Smer, il partito del premier slovacco.
«Una decisione», ha spiegato Pittella, «maturata nelle ultime settimane e diventata inevitabile a seguito delle inaccettabili dichiarazioni rilasciate da Fico».
CAUSA LEGALE CONTRO L'UE. Il riferimento è al rifiuto di ospitare migranti musulmani sino ad arrivare alla decisione annunciata dal governo slovacco di procedere legalmente contro l'intesa votata dai ministri del Consiglio Ue sulla distribuzione dei migranti.
Una causa contro «il diktat della maggioranza a Bruxelles», l'ha definita Fico.
Due azioni, «entrambe in palese contrasto con la linea e i valori progressisti», ha commentato Pittella.
IMBARAZZO INSOSTENIBILE. Per il presidente dell'S&D, l'imbarazzo nei confronti delle dichiarazioni di Fico è diventato insopportabile a partire da agosto, quando la politica del governo slovacco ha iniziato a essere sempre più in conflitto con quella comunitaria.
«Sino a quando sarò primo ministro, nessun sistema di quote obbligatorie sarà imposto sul territorio slovacco», ha tuonato sin dalla presentazione dell'Agenda per l'immigrazione della Commissione europea il capo di governo del piccolo Stato mitteleuropeo.

La discriminazione religiosa: rifugiati sì, ma solo cristiani

Migranti, controlli ai confini della Slovacchia.

(© Ansa) Migranti, controlli ai confini della Slovacchia.

Ma il culmine è stato toccato quando la Slovacchia si è offerta di prendere «200 rifugiati siriani per aiutare i Paesi dell'Unione europea a far fronte a un afflusso di centinaia di migliaia di migranti», ma solo a una condizione: «Che siano tutti cristiani».
La Slovacchia «è un Paese cristiano, non possiamo tollerare l’invasione di 300-400 mila musulmani che vorrebbero riempirci di moschee e cambiare la natura, la cultura e i valori nazionali», ha detto Fico.
«MUSULMANI A DISAGIO». «In Slovacchia non abbiamo le moschee», ha spiegato un portavoce del ministero dell'Interno, sostenendo che gli immigrati musulmani non si sentirebbe a casa nel Paese dell'Europa centrale a causa della piccola minoranza musulmana presente sul territorio. Per questo, «vogliamo solo scegliere i cristiani».
Una motivazione considerata inaccettabile dal governo di Bruxelles: «Agiamo nello spirito dei Trattati Ue che impediscono qualsiasi forma di discriminazione».
«LA CRISI? COLPA DI ALTRI». Ma non sono solo i valori europei a essere respinti dal premier slovaccho, bensì le politiche dei suoi Stati membri.
Il 19 agosto spiegando perché la Slovacchia avrebbe accolto 200 cristiani siriani, anziché i 1.100 che l'Unione europea aveva proposto in origine, Fico ha detto a un giornale austriaco che la crisi non era colpa del suo Paese. «Ho solo una domanda: chi ha bombardato la Libia?».
«Chi ha creato problemi in Nord Africa? La Slovacchia? No».
CONTRO L'ASSE PARIGI-BERLINO. Insomma è scontro aperto, e su più fronti.
Negli ultimi mesi il primo ministro non ha mancato di denunciare l'asse franco-tedesco: «Le quote sono irrazionali e non risolvono nulla. Cerchiamo di non piegarci a ciò che Germania e Francia dicono», ha denunciato.

E pensare che faceva parte della Corte europea dei diritti dell'uomo

I giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu).

I giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu).

Una chiusura nei confronti delle politiche europee e dei suoi diritti fondamentali che mal si sposa con il passato di Fico: dal 1994 al 2000 ha persino rappresentato il suo Stato alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu).
Nel 2004, prima ancora di diventare primo ministro della Slovacchia (dal 2006 al 2010 e poi di nuovo dall'aprile 2012), è stato parlamentare europeo, deputato proprio nella Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
ERA CONTRO LE RESTRIZIONI. Non solo, in un discorso tenuto nel maggio del 2004 al parlamento di Strasburgo definì l'introduzione di restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori «non il migliore dei contributi per il modello economico e sociale europeo».
In quell'occasione il suo auspicio fu che «l'uguaglianza e la solidarietà non siano limitati alle brochure patinate sull'Unione europea, ma diventino i valori europei reali».
SOLIDARIETÀ DIMENTICATA. A pronunciare quelle parole era lo stesso Fico che oggi dice no alla solidarietà invocata dalla Commissione europea nei confronti dei rifugiati.
Allora però il premier slovacco era solo un europarlamentare. E ad aver bisogno di aiuto e solidarietà era il suo Paese, appena entrato nell'Ue, non gli altri.

Un populista di sinistra: si è fatto un partito tutto suo

Il voto per il ballottaggio alle presidenziali in Slovacchia.

(© GettyImages) Il voto per il ballottaggio alle presidenziali in Slovacchia.

Eppure già a quei tempi Fico era conosciuto come un populista senza peli sulla lingua. Nato in una famiglia della classe operaia nella città provinciale di Topolcany nel 1964, si è fatto le ossa come avvocato nella Cecoslovacchia comunista, qui nel 1987 è diventato un membro del Partito comunista.
Dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 ha aderito al Partito della Sinistra democratica (Sdl), un successore del Partito comunista della Slovacchia.
NEL 1999 FONDÒ SMER. Militanza che è finita nel 1999 quando ha deciso di “mettersi in proprio” fondando un suo partito, Direzione-Socialdemocrazia (Smer).
Una scelta opportunista dicono i suoi detrattori, visto che era ormai chiaro che la Sdl era una forza debole.
Una scelta da leader dicono altri, visto che sin dall'inizio Fico si è fatto conoscere soprattutto per la sua dialettica: serve una «nuova generazione politica (non necessariamente solo giovani), una che sia capace di considerare la politica un servizio, un dovere, e non un strumento per perseguire gli interessi dei partiti», disse nel 1999.
NIENTE IDEOLOGIA. Gli analisti definirono Fico e il suo partito difficile da catalogare in termini ideologici, anche perché allora presentò subito lo Smer come una formazione non ideologica.
Il suo desiderio era quello di trovare «soluzioni pragmatiche», che «non siano colorate dall'ideologia» (Pravda, 8 febbraio 2001).
«La Slovacchia non ha bisogno di politiche di sinistra o di destra», dichiarò nel febbraio 2000, «ma di una politica in grado di risolvere i problemi».
ATTACCO AL CENTRODESTRA. Al di là degli slogan Fico conquistò però un ruolo nel dibattito pubblico del Paese quando iniziò a criticare aspramente il programma di riforme economiche radicali attuate dai governi di centrodestra di Mikulas Dzurinda (1998-2006).

Nel 2006 si presentò come socialista e filo-europeo

Robert Fico

(© Getty Images) Robert Fico

Politico anti austerity d'antan Fico riuscì grazie al consenso popolare a disarcionare un governo di centrodestra nonostante questo fosse fortemente sostenuto dagli investitori e dalle istituzioni finanziarie internazionali.
Le politiche implementate da Dzurinda erano riuscite infatti a stimolare la crescita, facendo guadagnare alla Slovacchia l'appellativo di 'tigre dell'Europa centrale', ma allo stesso tempo avevano creato un malessere sociale a causa degli alti livelli di disoccupazione.
SOLTANTO PROPAGANDA. Ed è questo malessere che lo Smer riuscì a cavalcare durante la campagna elettorale del 2006, proponendosi come un partito moderno, socialista e filo-europeo.
Ma per tanti lo Smer aveva solo creato una immagine a uso e consumo elettorale visto che al momento della vittoria il partito di Fico formò un governo di coalizione con vari partiti ultra-nazionalisti e populisti con i quali condivideva le critiche alle politiche di Dzurinda. E a quanto pare non solo quelle.
SVOLTA A DESTRA NEL SOCIALE. Più volte è stato accusato infatti di una virata a destra per quanto riguarda le politiche sociali.
Scelte offuscate dal merito di essere riuscito a portare, una volta diventato primo ministro, la Slovacchia nella zona euro, godendo così di una fiducia internazionale molto alta.

Elezioni flop: è tutta la Slovacchia a non credere più nell'Ue

Bandiere dei Paesi membri dell'Unione europea.

(© Getty) Bandiere dei Paesi membri dell'Unione europea.

La buona reputazione agli occhi dell'Ue è stata però presto intaccata dal deterioramento delle relazioni con la minoranza ungherese del Paese e con quella rom. La Commissione europea ha persino avviato un'azione legale contro la Slovacchia per la discriminazione nei confronti di questa minoranza.
Intervento non gradito da Fico: È curioso quando i problemi delle minoranze vengono privilegiati ovunque a scapito dello stato-nazione slovacco. È come se non ci siano uomini e donne slovacchi che vivono in Slovacchia».
Eccesso nazionalista e una serie di altri problemi interni al partito hanno decretato così la salita al governo nelle elezioni del 2010 di una coalizione di centrodestra guidato da Iveta Radicova, che però è crollata a ottobre 2011 a causa di uno scandalo di corruzione.
PROMESSE TASSE AI RICCHI. Un'opportunità colta al volo da Fico che nella sua campagna elettorale del 2012 ha fatto della difesa della zona euro e della necessità di incrementare il benessere sociale i suoi cavalli di battaglia.
Accompagnati dalla promessa di imporre tasse più alte per i ricchi e lavorare per una riduzione del deficit.
Una vittoria schiacciante la sua: nel marzo 2012 per la prima volta dopo l'indipendenza un partito ottenne la maggioranza assoluta nel parlamento slovacco.
Vittoria conquistata anche in nome di quell'europeismo di cui Fico sembrava portatore, ma che le ultime dichiarazioni fanno vacillare.

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