Politica
L'ANTEAMERICANO
Solo il sistema di voto Usa può salvare Obama
Il lavoro non decolla, ma nella sfida con Romney il presidente è più vicino alla vittoria.
di Mario Margiocco
A meno di 100 giorni dal voto per le presidenziali americane del
6 novembre l’esito è quanto mai incerto e gli ultimi dati sulla disoccupazione di luglio
non aiutano a chiarire lo scenario. Non sono buoni, ma nemmeno
pessimi come quelli dei tre mesi precedenti.
Per un presidente che verrà rieletto o bocciato essenzialmente
sull’economia, e per il suo sfidante, sono i numeri a
determinare il risultato. Complessivamente, quelli
dell’economia non aiutano Barack Obama. Mentre altri numeri,
quelli del voto elettorale che fa sì che l'inquilino della
Casa Bianca venga eletto solo indirettamente dal voto popolare,
continuano a essere abbastanza chiaramente a favore di Obama.
PREVEDIBILI I RISULTATI DEGLI STATI. Detto
banalmente, il voto democratico tende a essere maggioritario in
un numero sufficiente di Stati popolosi, in grado quindi di
esprimere più voti elettorali, assegnati quasi ovunque con un
maggioritario secco. Il partito che vince al seggio prende quasi
ovunque tutti i voti elettorali dello Stato, dai 55 della
popolosa California ai tre del semivuoto Montana.
È una regola spesso contraddetta, perché un terzo dei
votanti non si sente né democratico né repubblicano e vota
secondo le circostanze, ma non c’è dubbio che una quarantina
di Stati su 50 hanno tendenze più o meno prevedibili. Si tratta
quindi di vedere fino a che punto quelli meno definiti si
comportano.
USA ANCORA A METÀ DELLA SFIDA. Fra un mese
sarà possibile azzardare qualche previsione più circostanziata,
senza peraltro lanciarsi in un pronostico di vittoria per Obama o
per lo sfidante Mitt Romney, previsione quest’anno
eccessivamente a rischio, probabilmente. Ma al momento, visto che
in termini pugilistici siamo almeno alla settima o ottava ripresa
su 15, è possibile individuare punti di debolezza e di forza.
Romney non entusiasma a destra e Obama non ha più l'appeal del 2008
Il dato di fondo, chiarissimo, è che il vincitore sarà tale
solo in negativo, nel senso che i voti determinanti per la sua
elezione verranno da chi vuole sbarrare la strada a Romney, o
mandare a casa Obama. Quest’ultimo, dopo quattro anni di
governo, non suscita più fra democratici e indipendenti gli
entusiasmi e le speranze del 2008 e sta al giudizio di ogni
elettore determinare se per forza maggiore, per errori o
ambiguità sue.
Romney non ha mai entusiasmato, nemmeno nella destra che peraltro
lo considera un finto conservatore per opportunismo e strategia
elettorale, e la voglia di molti di non vederlo alla Casa Bianca
rappresenta uno dei più efficaci assai nella manica per
Obama. Sono necessari tutti, perché il presidente ha contro
i numeri dell’economia.
PESANO I DATI SULLA DISOCCUPAZIONE. Solo
Roosevelt nel 1936 fu rieletto con una disoccupazione superiore
all’8%. Nessun presidente è stato rieletto con un’economia
in recessione, che se si segue la serie storica delle vendite al
dettaglio (tre mesi consecutivi di calo sono sempre recessione)
è ormai arrivata. Da 33 mesi il job approval di
Obama è inferiore a quello di George W. Bush.
Oggi il 63% degli americani dice che il Paese sta seguendo un
wrong track, una strada sbagliata, e con Bush prima del
voto del 2004 lo diceva il 55%. La fiducia dei consumatori è a
quota 60, mentre era a 65 nel 1980 quando Jimmy Carter fu
sconfitto.
IL PRESIDENTE CAMBIA STRATEGIA. La strategia di
Obama è quindi cambiata in corsa. Mentre a gennaio-febbraio era
«America is back», l’America è tornata, adesso è
in negativo, del tipo «Romney è del tutto inadeguato e vi
farà più male di me».
La promessa di salvare la classe media è diventata la volontà
di non affondarla ulteriormente come, dicono i democratici,
farebbe Romney.
Ci sono stati anche errori, che Obama ha sintetizzato così in
una recente intervista alla Cbs, ammettendo di non avere seguito
bene questo precetto: «La natura del ruolo presidenziale è
anche quella di saper narrare al popolo americano una storia che
offra un senso di unità e un obiettivo e un ottimismo,
specialmente quando i tempi sono difficili».
Se perderà, attorno a questo concetto si troveranno le
spiegazioni più vere della sconfitta: perché non ha raccontato
bene quella storia, se per errore, per incertezza, o perché
politiche e uomini scelti sono stati spesso troppo diversi da
quanto promesso nel 2008.
IL SISTEMA DI VOTO PREMIA IL DEMOCRATICO. Ma
altri numeri, quelli del sistema elettorale, dicono che Obama
può vincere e anche bene nel voto elettorale, quello che conta.
Nei 12 Stati incerti, Romney è in netto vantaggio al momento
solo in uno, la North Carolina. E la sera del voto, attorno alle
10, potrebbe emergere che Obama ha perso non solo la North
Carolina, ma anche Ohio, Virginia e la ricca Florida (29
voti elettorali) e ancora vincere, non appena arriveranno i
voti sicuri della California, Stato di Washington, Oregon e
Hawaii.
Sulla carta, dicono i sondaggi, oggi Obama è assai più vicino
di Romney ai 270 voti elettorali necessari per vincere.
Lunedì, 06 Agosto 2012

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