Spagna, pressing per salvare l'Infanta Cristina

Fisco, procura e avvocatura. Tutti chiedono l'archiviazione della principessa. Ma il giudice Castro fa tremare la Corona.

12 Gennaio 2016

L'infanta Cristina accusata di frode fiscale e riciclaggio.

(© GettyImages) L'infanta Cristina accusata di frode fiscale e riciclaggio.

Prima di lei, nessun membro della casa reale era stato indagato. E tanto per prendere le distanze dallo scandalo, Felipe di Borbone, suo fratello e re di Spagna, l'ha anche diseredata. Ma una condanna dell'Infanta Cristina sarebbe uno choc insostenibile per la Corona di Spagna, alle prese con una crisi di popolarità che ha costretto Juan Carlos ad abdicare nel 2014.
IL PROCESSO SI È APERTO. Così, nell'aula del tribunale di Palma di Maiorca che il 12 gennaio ha ospitato la prima udienza del processo Noos, si è formata una vera e propria task force per salvare l'Infanta.
Non solo gli avvocati difensori, ma persino la procura, l'avvocatura dello Stato e il Fisco hanno premuto per l'archiviazione delle imputazioni contro Cristina, accusata di frode fiscale e riciclaggio.
Una battaglia che il giudice istruttore delle Baleari José Castro si è trovato a combattere da solo, con l'unico appoggio della parte civile, il sindacato Mani Pulite. Le accuse per l'Infanta sarebbero state ancora più pesanti se il tribunale superiore di Maiorca non avesse sospeso il procedimento per concorso in corruzione per insufficienza di prove.
LA SPAGNA SI INDIGNA. Intanto fuori c'è una Spagna che si indigna, con i media che non risparmiano colpi alla Corona. C'è Eduardo Inda, ex vicedirettore del Mundo, biografo della principessa e autore di numerosi scoop sul caso Noos, che in un'intervista a La Stampa l'ha indicata come la vera mente del meccanismo con cui l'associazione non lucrativa presieduta dal marito Iñaki Urdangarin si è appropriata di 5,8 milioni di fondi pubblici per finanziare, attraverso l'immobiliare Aizoon, i lussi della coppia.
Con parte di quei soldi, per esempio, sarebbe stato ristrutturato il palazzo di Pedralbes, la residenza ufficiale della principessa e del marito a Barcellona dove il personale domestico sarebbe stato assunto in nero, mentre con le carte di credito della Aizoon, la coppia si godeva cene a base di sushi da 1.400 euro, viaggiava in Brasile con 15 mila euro, e acquistava i biglietti per la finale di Champions League del 2009, giocata a Roma tra Barcellona e Manchester United.
L'ACCUSA: «NON POTEVA NON SAPERE». Per Castro, Urdangarin «difficilmente avrebbe potuto frodare il Fisco senza la conoscenza e il consenso della moglie», nonostante questa «mantenesse di fronte a terzi l'atteggiamento di chi guarda da un'altra parte».
Il destino della principessa è nelle mani di tre donne giudice, che entro il 9 febbraio devono decidere se tenerla al banco degli imputati o meno. Intanto c'è chi in aula vorrebbe vedere anche il re (e fratello) Felipe e l'ex re (e padre) Juan Carlos, chiamati a testimoniare da uno degli imputati, Pedro Torres, socio di Urdangarin nella Noos, secondo il quale la Casa reale è sempre stata al corrente di tutto ciò che accadeva nella Fondazione. La corte, per ora, non ha accettato.
La Corona va difesa da un terremoto che rischia di travolgerla.

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