Politica
LA REPLICA
Stato-mafia, Napolitano: «Solo insinuazioni»
Di Pietro: «Il capo dello Stato non è al di sopra della legge».
Giorgio Napolitano ha risposto ai dubbi sollevati sul suo conto nell'ambito delle indagini sulla trattativa Stato-mafia.
Il nome del presidente della Repubblica è citato infatti in una telefonata tra il suo consigliere giuridico e il ministro dell'Interno Nicola Mancino, la cui intercettazione è stata pubblicata di recente.
È stata costruita «una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori: una campagna costruita sul nulla», ha detto il capo dello Stato, avvicinato dai giornalisti all'Aquila.
SERENO E TRASPARENTE. Il capo dello Stato comunque si sente al sicuro e con la coscienza a posto. «Ho reagito con serenità e la massima trasparenza e continuo ad andare avanti nel modo più corretto ed efficace anche attraverso i necessari coordinamenti dell'azione della magistratura».
In queste settimane sono comparse sui quotidiani anche «interpretazioni arbitrarie e tendenziose, talvolta persino versioni manipolate» che riferivano di atti di indagini giudiziarie sulle «più sanguinose stragi di mafia degli anni Novanta», ha aggiunto Napolitano, che ha anche parlato dell'esigenza di affrontare il tema della riforma delle intercettazioni.
«È una scelta che spetta al parlamento», ma è una questione che già da tempo andava «affrontata e risolta sulla base di un'intesa la più larga possibile».
Di Pietro: «Un suo collaboratore ha tentato di interferire con la giustizia»
Ma Antonio Di Pietro non ha mollato la presa sul Colle, ed è tornato a ribadire i concetti già espressi dopo la pubblicazione delle intercettazioni.
«Il presidente della Repubblica dovrebbe sapere bene che nessuno, neppure lui è al di sopra e al di fuori della legge. Prendiamo atto che avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso», ha affermato il leader dell'Idv.
«FATTI GRAVISSIMI». L'inchiesta «riguardava fatti gravissimi: la possibile trattativa tra Stato e mafia per evitare che qualche politico venisse ammazzato mentre venivano ammazzati magistrati come Falcone e Borsellino».
Per Di Pietro si tratta «non di una campagna di sospetti e insinuazioni ma di ricerca di una verità in nome di quel sangue versato e di quelle tante vittime che hanno pianto per quello Stato 'calabraghe' di quei giorni».
Giovedì, 21 Giugno 2012
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Alessandromagno 22/giu/2012 | 17:36
Forse ci si aspettava che avrebbe detto ch'è tutto vero ?
Appare sempre più chiaro malgrado non vengono aperti i dossiers Top - Segret della stanza dei Segreti di Stato cui includono soprattutto i servizi segreti stragi ed attentati e gli ordini delle Istituzioni, dei Politici di turno, via via le pagine “malgrato l'inchiostro simpatico” vengono a chiare lettere fuori e quando ciò avviene ecco lo Stop del Presidente che niente sa e niente vuole dire ! Io no c'ero e se c'ero ero girato ! La dice lunga lo scudo alzato dal Quirinale sul Camorrista Mancino ed è andata pure bene a suo tempo pure al al conterraneo di mancino . .l’on.De Mita ! E' vergognoso che in questo Paese vige ancora l'omertà e la Mafia nelle maggiori Istituzioni ( vedasi anche Carnevale ) e chi ne è a capo . . non si dice si presume nelle tante sparate e firme di Leggi Anticostituzionali emanate ,che in un paese come gli USA lo manderebbero diritto a Quantanamo ! Ogni allusione a Napolitano, non è puramente casuale !
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