Sud Sudan, gli stupri come paga per i soldati

La denuncia dell'Onu: «Se il governo non ha soldi, i militari vengono autorizzati a stuprare donne e bambini». Nel Paese la violenza è la quotidianità.

11 Marzo 2016

Soldati del Sud Sudan.

(© Ansa) Soldati del Sud Sudan.

Il Sud Sudan, il Paese più giovane al mondo, è anche uno dei più devastati dall'orrore quotidiano. Cinque anni dopo l'indipendenza da Khartoum, seguita a dieci anni di guerra civile, in questa parte del mondo dimenticata la violenza è diventata sistema. Una mattanza che dalla fine del 2013 è tornata a massacrare territori e persone inermi, abbandonati alla mercé di chiunque abbia un'arma in mano, soldati, miliziani o bande criminali.
La denuncia è arrivata oggi dalla sede delle Nazioni Unite di Ginevra che ha pubblicato un rapporto sconvolgente. Se il governo di Juba non ha soldi - ha spiegato l'alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra'al Al Hussein - i soldati vengono pagati con l'autorizzazione a stuprare donne e bambini. E poi esecuzioni sommarie, bimbi e disabili bruciati vivi, mutilazioni. Di «uso massiccio della violenza sessuale come strumento per terrorizzare e come arma di guerra» l'Onu ha più volte parlato con riferimento a tutti i conflitti degli ultimi trent'anni, ma il rapporto odierno fornisce «dettagli spaventosi e devastanti» dei quali «il salario-stupro» appare il più sconcertante.
UN PRINCIPIO DIVENTATO NORMALE. È stato acquisito come 'normale' - ha spiegato Zeid Ra'al Al Hussein - il principio «fate tutto quello che potete fare e prendete ciò che volete». Così la violenza sessuale diventa un equivalente alla distruzione di beni e mezzi di sussistenza, all'uccisione del bestiame, all'incendio dei villaggi, ai rapimenti e alla riduzione in schiavitù. Con risvolti raccapriccianti come quello dei genitori costretti ad assistere allo stupro delle figlie. O la sistematica eliminazione di chiunque sia sospettato di stare con l'opposizione.
BAMBINI BRUCIATI VIVI. Bambini e disabili sono stati bruciati vivi - denuncia l'Onu - asfissiati in container sigillati, uccisi a colpi d'arma da fuoco, impiccati agli alberi o fatti a pezzi lentamente, in alcuni casi lasciati vivi con invalidanti mutilazioni. Conclude Zeid Ra'ad Al Hussein: «Viste le dimensioni, la ferocia e la gravità delle violenze, unite alla ripetitività, alla generalizzazione degli obiettivi e alle analogie osservate nel modus operandi, il rapporto afferma che è ragionevole ipotizzare che questi orrori possano essere definiti crimini di guerra e/o crimini contro l'umanità».
I SOLDATI FANNO STRAGI DI CIVILI. In merito anche Amnesty International ha riferito un agghiacciante episodio: nell'ottobre dell'anno scorso, i soldati sudsudanesi hanno deliberatamente soffocato oltre 60 uomini e bambini rinchiusi con le mani legate dietro la schiena in un container senza ventilazione. Una volta ottenuto l'obiettivo, hanno scaricato i cadaveri in un campo della città di Lear (stato di Unity). Ora gli operatori di Amnesty International hanno trovato gli scheletri. La guerra civile è iniziata nel 2013 quando il presidente Salva Kiir ha accusato il suo ex vice presidente Riek Machar di cercare di destabilizzarlo con un colpo di Stato. Da allora quasi due milioni e mezzo di persone sono fuggite dalle loro case e dai loro villaggi e decine di migliaia di civili sono stati uccisi. Mentre nei campi profughi si può solo morire.

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